Il cambiamento climatico impatta maggiormente sui gruppi marginalizzati
Gli impatti del cambiamento climatico colpiscono maggiormente i gruppi già marginalizzati a livello globale. Le fasce vulnerabili solitamente vivono in luoghi in cui il rischio di catastrofi naturali si traduce spesso in un peggioramento delle condizioni di vita irreparabile.
Si pensi solo agli incendi nelle riserve Nativo Americane, o agli altissimi livelli d’inquinamento riscontrati in Cina negli ultimi anni, dove i più abbienti hanno potuto permettersi una ricollocazione sicura, mentre le fasce vulnerabili hanno dovuto convivere con le conseguenze di disastri non causati da loro.
Ma il problema ha molte più sfaccettature: un esempio lampante è stato il disastroso approccio della protezione civile statunitense durante l’uragano Katrina verso le persone transgender. Tantissime sono state allontanate dai rifugi di emergenza, e coloro che sono invece riuscite ad assicurarsi un posto hanno subito discriminazioni e violenze inenarrabili durante il periodo di permanenza.
Senza contare l’impatto di una delle conseguenze costanti dei cambiamenti climatici sui senzatetto: le condizioni metereologiche sempre più estreme.
Per i gruppi privilegiati il problema rimane grave, ma risulta più sormontabile, perché l’accesso a reti di sostegno e a ricollocazioni tempestive è molto più semplice. Per una persona appartenente a un gruppo marginalizzato, il sottotesto pregiudizievole a monte impedisce spesso di riguadagnare la qualità di vita precedente a un evento straordinario.

