ECCO LE ICONE (E LE ANTI-ICONE) DEI GAY ITALIANI

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Madonna, seguita a ruota da Raffaella Carrà, è l'icona più amata dai lettori di Gay.it, mentre Joseph Ratzinger, alias Benedetto XVI, sbaraglia tutti nella categoria dei più "indigesti".

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LE ICONEMadonna, Carrà, Mina. Sono loro le tre star più amate dai gay italiani, secondo la classifica compilata in base alle segnalazioni dei lettori del nostro sito. Un paio di settimane fa è stato reso noto che la pop star Kylie Minogue è risultata la più gradita dai gay anglosassoni, al punto di guadagnarsi il titolo di “icona gay”.

Abbiamo quindi chiesto anche ai nostri lettori di segnalarci le loro preferenze per ricavarne una graduatoria tutta italiana. Abbiamo chiesto tre nomi ponendo la seguente domanda: Quali sono, a tua parere, le prime 3 “icone” gay italiane e/o internazionali? Scegli nel panorama politico, musicale, dello spettacolo, del cinema, della moda, dello sport o in qualsiasi altro campo tu desideri le prime tre personalità da cui ti senti maggiormente rappresentato. Nello stilare la classifica finale abbiamo dato un ‘peso’ diverso per ogni posizione nel ricavare i risultati: tre punti per la prima posizione, due per la seconda e uno per la terza.

Le preferenze hanno decretato Madonna l’icona preferita dai gay italiani. La cantante, che continua a macinare successi sin dagli anni ’80, figurava al settimo posto della classifica internazionale e continua a essere ammiratissima in molti paesi e solidamente amata nello stivale. Al punto da strappare, sia pure di un soffio, lo scettro a un’altra superstar dello spettacolo nazionale, Raffaella Carrà.

La popolarità di Raffa, com’è comunemente evocata, sembra non risentire del passare del tempo, omaggiata recentemente anche da un libro dedicatole da Fabio Canino. Secondo l’ironico presentatore per poter ambire a diventare un’icona gay non basta essere bravi: «bisogna essere donna, con una vita sentimentale non priva di problemi, e soprattutto “avere le palle”». Insomma donne anticonformiste, che hanno vissuto pericolosamente ma che ce l’hanno fatta. Tutto ciò contribuisce ad aumentare il valore di chi ha già un’immagine forte e vistosa (possibilmente grandi trucchi e pettinature) e, soprattutto, e una schiettezza nel dire sempre quello che si pensa.

L’intramontabile Mina, diventata popolare a metà dagli anni ’60, sembra corrispondere perfettamente alla definizione ed è solidamente al terzo posto nonostante abbia ridotto praticamente a zero le sue apparizioni pubbliche da quasi tre decenni. Continua a sfornare regolarmente nuovi album e a scrivere di quello che vuole nella sua rubrica settimanale sul quotidiano La Stampa.

A questo terzetto di “divine” seguono, ben distanziate, altre due cantanti notoriamente molto amate dal pubblico gay, Loredana Berté e Patty Pravo. Sarà uno stereotipo ma è così. Entrambe belle, dalla forte personalità ed entrambe con una carriera alle spalle che ha conosciuto un periodo di profonda crisi dalla quale però hanno saputo riemergere. Le due artiste possono dunque contare su un nocciolo duro di fan che le seguono fedelmente, a prescindere da tutto.

Partito dallo spettacolo, passato dall’attivismo e approdato alla politica c’è il fenomeno Vladimir Luxuria, al secolo Vladimiro Guadagno. È molto più giovane di tutte coloro che lo precedono e, stando a questi dati, risulta essere la personalità politica italiana più gradita dai gay italiani. Tornando in ambito dello spettacolo seguono, a distanza, Amanda Lear, Kylie Minogue (che evidentemente anche da noi riscuote molte simpatie), Donatella Rettore e Paola & Chiara. Il primo uomo arriva solo all’undicesimo posto, è Alessandro Cecchi Paone.

LE ANTI-ICONE

Nel proporre il sondaggio abbiamo anche pensato di chiedere chi fossero, per contro, i personaggi pubblici meno graditi…

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LE ANTI-ICONE

Nel proporre il sondaggio abbiamo anche pensato di chiedere chi fossero, per contro, i personaggi pubblici meno graditi. La domanda chiedeva: Chi sono, a tuo parere, le “anti-icone” della comunità GLBT, ovvero le persone che ti stanno più indigeste, che ti suscitano reazioni più negative e che rappresentano il contrario di quello che si può definire come gay-friendly?

Benedetto XVI, al secolo Joseph Ratzinger, ha di gran lunga sbaragliato ogni possibile concorrenza, triplicando le preferenze raccolte dal secondo classificato. Il voto, francamente, non ci sorprende. Herr Ratzinger è infatti ormai impegnato in una personale crociata volta a negare pari dignità sociale e diritti a tutte quelle coppie dello stesso sesso che, amandosi, vivono progetti di vita in comune. Li abbiamo sentiti bollare come amori “deboli”, quasi pericolosi («minacce che si sviluppano contro la struttura naturale della famiglia») e appare sempre più evidente l’operazione volta a far credere che riconoscere giuridicamente queste unioni costituirebbe una “minaccia” per la società. Basta guardare ai fatti di tutte quelle nazioni che già riconoscono le unioni same-sex per rendersi conto che si tratta solo di fantasmi basati, per usare le recenti parole di Corrado Augias, su «una chiusura preconcetta degna dei secoli peggiori nella storia della Chiesa».

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