Bad Bunny superstar al Super Bowl, Turning Point USA chiama Kid Rock per uno show alternativo “anti-woke”

L'ultradestra USA talmente ossessionata da Bad Bunny dall'aver tirato su in fretta e furia un triste e rancoroso show alternativo dell'Intervallo del Super Bowl da vedere in streaming al grido "Fede, Famiglia e Libertà".

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Bad Bunny superstar al Super Bowl, Turning Point USA chiama Kid Rock per uno show alternativo "anti-woke" - Super Bowl 2026 - Gay.it
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Domenica notte un centinaio di milioni di americani saranno davanti alla tv per guardare il 60esimo Super Bowl tra New England Patriots e Seattle Seahawks, contraddistinto dallo show dell’intervallo firmato Bad Bunny.

Fresco di trionfo ai Grammy nonché icona fluida apertamente contrario a Donald Trump e alle sue violente politiche contro l’immigrazione, Bunny ha scatenato i repubblicani, che da settimane gridano al boicottaggio nei confronti di un half-time che potrebbe presentarsi al mondo come omaggio alla comunità queer.

Anche per questo motivo The Turning Point USA, organizzazione ultra-conservatrice fondata da Charlie Kirk, ha annunciato uno spettacolo “alternativo” per l’intervallo con protagonista Kid Rock al fianco di artisti country di medio livello come il 41enne Brantley Gilbert, il 46enne Lee Brice e la 25ebbe Gabby Barrett. The All-American HalfTime Show, il titolo. Neanche a dirlo, tutti gli artisti  sono bianchi.

Kid Rock vs. Bad Bunny

Bad Bunny superstar al Super Bowl, Turning Point USA chiama Kid Rock per uno show alternativo "anti-woke" - super bowl alternativo - Gay.it

Classe 1971, dichiaratamente repubblicano ed ex marito di Pamela Anderson, Kid Rock ha così attaccato Bad Bunny, nei giorni scorsi: “Ha detto che organizzerà una festa danzante, indosserà un vestito e canterà in spagnolo. Abbiamo intenzione di suonare grandi canzoni per chi ama l’America“, ha aggiunto, a quasi 3 anni dal video poi diventato virale in cui sparava con un fucile ad una cassa di birra Bud Light, azienda “colpevole” di aveva stretto una partnership con l’influencer transgender Dylan Mulvaney. Nato ricco e cresciuto ancor più ricco, Kid Rock è inspiegabilmente diventato l’immagine “dell’uomo qualunque”, del “vero americano” riuscito a conquistare il famigerato ‘sogno’.

L’American Dream di Bad Bunny

Bad Bunny superstar al Super Bowl, Turning Point USA chiama Kid Rock per uno show alternativo "anti-woke" - Bad Bunny in mutande per Calvin Klein 2 - Gay.it

Quei conservatori che da sempre si riempiono la bocca con il duro lavoro e con il merito se la sono presa con uno come Bad Bunny, che 10 anni fa lavorava in un supermercato e ora è l’artista più ascoltato su Spotify a livello mondiale, con tour sold out, milioni di copie vendute, di follower e una pioggia di riconoscimenti. Un uomo che ha rimodellato la musica oltre le barriere linguistiche, facendo cultura, tendenza, politica attraverso la propria arte. Il “riconoscimento” fatto popstar che i conservatori a stelle e strisce hanno deciso di boicottare con uno show alternativo che fa acqua da tutte le parti.

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L’odio e il rancore contro la gioia e la condivisione musicale

Sui social il ‘cast’ tirato su in fretta e furia da The Turning Point USA è stato ampiamente ridicolizato, con l’odio e la rabbia a caratterizzare una contro-programmazione che fa a pugni con l’essenza stessa dell’intervallo del Super Bowl. Che è puro intrattenimento, gioia, condivisione. Negli ultimi anni abbiamo visto esibirsi artisti come Lady Gaga e Justin Timberlake, Beyoncé e Madonna, Shakira e J Lo, The Weeknd e i Maroon 5, i Coldplay, Bruno Mars e Katy Perry. Bad Bunny non fa altro che proseguire sul solco dell’unione musicale globale che si fa spettacolo, se non fosse per l’infinito rancore repubblicano che un cantante con le unghie dipinte e una voce libera proprio non lo vuole vedere, tanto dall’arrivare a negare ciò che è innegabile, ovvero il suo successo planetario.

Su uno schermo ci saranno gioia, talento e influenza globale, mentre sull’altro ci sarà una diretta streaming di protesta per chi pensa che un americano che canta in spagnolo sia un obiettivo da abbattere, come accaduto a Minneapolis con Renee Good e Alex Pretti. “Questo Super Bowl offre un perfetto schermo diviso dell’America“, ha scritto OutMagazine, sbeffeggiando un’iniziativa che si commenta da sè. “Da una parte c’è una minoranza che pretende di avere la stessa visibilità televisiva, e non perché se la sia meritata ma perché è terrorizzata di diventare ciò che è realmente: la visione più piccola e sbiadita di questo Paese. Un gruppo così spaventato che si aggrappa disperatamente a un passato morto, anche se quel passato soffoca lentamente tutto ciò che lo circonda. Dall’altra parte ci siamo tutti noi che capiamo una cosa semplice. Il mondo va avanti. Le culture si evolvono. Le persone condividono lo spazio. E se vogliamo sopravvivere insieme su questo pianeta, dobbiamo andare verso il futuro insieme, senza barricarci nella nostalgia e nel risentimento“.

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