Bad Bunny al Super Bowl, l’ira dei neofascisti MAGA

Un ispanico che bacia altri uomini tra i maschioni dell'America etero cis bianca cristiana? Oh my God!

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Bad Bunny al Super Bowl scatena l'ira della destra nera trumpiana: è ispanico e fluido!
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Bad Bunny tra i maschioni del football al Super Bowl è la cartina di tornasole che illumina il razzismo e l’omobitransfobia USA.

L’America trumpiana è turbata più delle cifre sulla disoccupazione, dello shut-down che blocca il paese o delle sparatorie quotidiane che stanno accelerando la corsa verso la guerra civile: un uomo latino, truccato, vestito di seta, che canta in spagnolo e si bacia con altri uomini sul palco. Un uomo che non teme la femminilità, che anzi se ne appropria per smontare la rigidità di un mito nazionale costruito su football, pistole e virilità bianca. Bad Bunny, portoricano e star planetaria, sarà il protagonista dell’Halftime Show del Super Bowl LX. E la destra neofascista, quella che si autoproclama custode dei “valori tradizionali”, ha già scatenato la sua crociata.

Il comunicato ufficiale di Bunny parla di orgoglio e appartenenza. Nell’intervista all’Apple Music’s Halftime Headliner Special, Bad Bunny confessa di aver vissuto l’annuncio come una liberazione:

“Mi sono emozionato tanto… non è solo per me, ma per tutti. Per i miei amici, la mia famiglia. Per Porto Rico, per tutta la comunità latina nel mondo. Sono orgoglioso della mia cultura”.

Parole semplici, luminose, che tuttavia si trasformano in una provocazione per chi vorrebbe confinare gli ispanici a lavorare nei campi e le persone queer nell’invisibilità.

Bad Bunny si racconta nel processo creativo del suo ultimo album nel podcast di Apple Music
Bad Bunny

La destra trumpiana ha risposto con la consueta liturgia dell’odio: editorialisti MAGA parlano di “agenda woke”, di “scelta divisiva”, di “offesa alla famiglia americana“. Megyn Kelly (ex Fox, ora NBC) è arrivata a insinuare che Bad Bunny “non sia nemmeno cittadino americano”, dimenticando che Porto Rico è territorio degli Stati Uniti. Altri agitano lo spettro dell’ICE, perché Bunny – che è un artista fortemente politico – in passato ha evitato di esibirsi con il suo tour nei territori americani continentali per protesta contro le deportazioni. È il loro modo di gridare: l’America è bianca, etero, virile, e tutto ciò che esce da questo canone è tradimento.

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Bad Bunny - Calvin Klein
Bad Bunny – Calvin Klein

Ma Bad Bunny rappresenta l’opposto: una mascolinità fluida, aperta, contaminata. Nei suoi video si trucca, gioca con la moda, bacia uomini e donne, senza mai chiedere permesso. Ha reso il reggaeton — un genere storicamente machista — un terreno di sperimentazione queer. E ora porta questa estetica sul palco più visto al mondo, davanti a cento milioni di telespettatori. È inevitabile che i custodi dell’America ottocentesca gridino allo scandalo.

Ciò che spaventa i neofascisti del MAGA non è solo il portoricano che canta in spagnolo, ma l’erosione di un ordine simbolico: il football come ultimo tempio della virilità anglosassone. Bad Bunny lo profana con il suo corpo ambiguo, con la sua voce che mescola desiderio e protesta. E nel farlo ricorda che la cultura latina, queer, fluida non è un’aggiunta esotica, ma parte integrante della nazione.

“Me lo godrò. Vivrò appieno il momento. Porterò la nostra musica, la nostra cultura. Andrò sul palco per divertirmi e far divertire”

Così ha detto Bunny. La sua gioia è la migliore risposta alla furia reazionaria: un canto che non chiede perdono, che ridefinisce i confini del maschile, che mostra come il futuro non possa essere contenuto nella gabbia neofascista di questa America al collasso.

© Riproduzione riservata.

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