Con ordinanza n. 5656/2026 pubblicata ieri, la Prima Sezione della Corte di Cassazione ha chiesto alle Sezioni Unite (ossia alla massima composizione della Suprema Corte) di esprimersi nuovamente sulla tutela da offrire ai bambini e alle bambine nate a seguito di Gestazione per Altri. Ne dà notizia Rete Lenford.
Grazie soprattutto alle “indicazioni provenienti dalla pronuncia della Corte Costituzionale n. 68 del 2025” ottenuta proprio da Rete Lenford nel maggio del 2025, la Corte di cassazione ha rimarcato la “strutturale inidoneità” dell’adozione a garantire quella tutela e ha rilevato la necessità di “assicurare la tutela del diritto alla bigenitorialità, alla identità e a uno sviluppo della personalità coerente con le relazioni primarie” che i bambini e le bambine hanno stabilito “e con la relazione fondante il progetto di genitorialità che ha determinato la loro nascita”.
La Corte ha di fatto chiesto alle Sezioni unite di verificare se possa estendersi, ai bambini e alle bambine nate a seguito di GPA, la disciplina prevista per il riconoscimento dei figli nati da persone consanguinee tramite “verifica giudiziale dell’interesse del minore, ancorata al caso concreto e non in via generale e astratta, anche quando la nascita derivi da una pratica generativa penalmente vietata”.
Dopo le sentenze del 2019 (n. 12193/2019) e del 2022 (n. 38162/2022), si aspetta una terza decisione delle Sezioni Unite sulla GPA, che il governo Meloni ha reso ‘reato universale’ il 16 ottobre del 2024, con il via libera definitivo del Senato. La norma prevede pene fino a due anni di carcere e a un milione di euro di sanzione per chi, cittadino italiano, ricorra alla GPA anche all’estero, in Paesi dove sia legale.
Il 22 maggio del 2025 la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 8 della legge 40/2004, nella parte in cui non consente che un bambino nato in Italia da PMA effettuata all’estero possa essere riconosciuto alla nascita come figlio non solo della madre biologica, ma anche della madre intenzionale, ovvero colei che ha condiviso responsabilmente e consapevolmente il progetto genitoriale.
Una sentenza storica che ha reso la bigenitorialità per le coppie di donne come un diritto pieno e riconosciuto sin dalla nascita, senza bisogno di ricorrere a trafile giudiziarie, né di passare per l’umiliazione di un’adozione che sanzionava, più che tutelava. La speranza è quella di riuscire a fare altrettanto anche con i figli di coppie gay nati tramite GPA, ad oggi costretti ad infinite procedure burocratiche e legali per avere il pieno riconoscimento di entrambi i papà.
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