BETTI, LOVE

Un saluto a Laura Betti, morta a settant'anni pochi giorni fa. La vita di una "frociara" che divenne la musa di Pasolini. Il suo caratteraccio, i suoi film, le sue apparizioni.

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Laura si è alla fine ricongiunta con Pier Paolo. La brava attrice e cantante grande amica di Pasolini, ‘frociara’ come poche altre donne di cinema, fedele al suo gruppo di intellettuali (Arbasino, Moravia, Flaiano, Soldati, Bassani, Parise, Cederna e altri), intrattabile, tremendamente acuta, dal carattere difficile e vulcanico, un vero personaggio sempre polemico, irresistibile, antiborghese e passionale, golosa di vita, ci guarda da lassù e ride. Nel 2001 arrivò a Venezia in conferenza stampa brandendo la sua coppa Volpi per ‘Teorema‘ come un’arma da lanciare contro qualcuno per poi trasformarsi in una geniale signora immelanconita ma altera con in mano ciò che resta del gelato appena mangiato. Sparò a zero contro tutti, persino contro Franco Grillini, criticando il movimento omosessuale e l’atteggiamento dei gay nei confronti di Pier Paolo (non dimentichiamo che a proposito di Salò il grandissimo dichiarò che “la gestualità sodomitica è la più inutile perché è la più meccanica delle altre”), rispose sagacemente e rivelando molto rancore alle domande sul suo ‘Pasolini e la ragione di un sogno‘ in cui tutti si aspettavano rivelazioni sull’amicizia tra lei e P.P.P. e invece si rivelò un bel documentario con taglio giornalistico sul loro mondo creativo.

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Nata Trombetti il primo maggio di settant’anni fa a Bologna, aveva esordito nel 1958 come cantante jazz in uno spettacolo con Walter Chiari e arrivò a cantare Kurt Weill e Brecht. All’inizio degli anni ’60 creò spettacoli teatrali musicali originali grazie alla sua voce inimitabile. Inventò un ‘Giro a vuoto’ numerato che stimolò la creatività di molti artisti. Conobbe nel 1963 Pasolini, lo amò e rivoluzionò così la sua vita. Affittò appartamenti nei luoghi chiave della capitale fingendo di essere stata a letto con tutti – pare ebbe una liaison con Tomas Milian – per carpire versi dagli scrittori che poi faceva diventare canzoni grazie a bravi musicisti. La chiamavano ‘La giaguara’ e ‘Miss Flash’ perché tra il sessanta e il sessantacinque finì su quasi tutti i rotocalchi. Recitò in 76 film e pare che sia morta povera. Splendida e brava in ‘Teorema’ nel ruolo della cameriera Emilia che muore sospesa in aria come una santa, doppiò (magistralmente) Hélène Surgère in ‘Salò‘ e fu ‘la moglie che arriva da Bath’ ne ‘I racconti di Canterbury‘. Compare anche in ‘La ricotta‘, ‘Che cosa sono le nuvole‘ e ‘La terra vista dalla luna‘, sempre abilissima a trasformarsi da forza della natura stravitale in attrice attenta capace di far trasparire umanità con inconsueto talento. Scrisse vari libri. Fellini la volle in un ruolo geniale, quello di se stessa che insulta e viene insultata da Marcello Mastroianni ne ‘La dolce vita‘, episodio ispirato a uno spogliarello realmente avvenuto al Rugantino, a Trastevere.

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Recitò con Bertolucci (che tagliò alcune scene con lei in ‘Ultimo tango a Parigi‘ come ‘Miss Blandish’) in ‘Novecento‘ e ‘La luna‘ (ma non creditata); con Amelio, Bellocchio, Bolognini, Scola e molti altri. Dopo la morte di Pasolini, non più bella, lavorò meno, anche in Francia (Vecchiali e Breillat) per poi arrivare a ‘La felicità non costa niente‘ di Calopresti e, ultimo film, ‘Il quaderno della spesa‘ di Tonino Cervi in cui interpreta una contessa. Creò un Fondo Pasolini (ora a Bologna) e premi dedicati a studi sul maestro friulano. E’ morta per circostanze relative al diabete di cui soffriva.
Nel 1971 Pasolini pubblicò un necrologio che diceva: «Pioniera della contestazione? Sì, ma anche sopravvissuta alla contestazione. Quel pupazzo che nel ‘pieno degli anni cinquanta e dei primi anni sessanta’ si è trovato ad essere vivo, ma dipendente dal mondo che contestava, è poi stato travolto e vanificato dal caos del biennio dal 1968 al 1970, col ritorno alla normalità ha verificato in sé l’accadere di un fenomeno comune: l’invecchiamento. La persona di cui sto parlando non ammette tutto questo. E’ invecchiata e morta: ma son sicuro che nella tomba si sente bambina. Molti le attribuirono una volontà provinciale di degradazione degli idoli. Non era ambiguità. Il suo gioco era chiaro. Questo è infatti il necrologio di un’eroina. Bisogna aggiungere che era molto spiritosa e un’eccellente cuoca».
Se fosse ancora qui le diremmo: “Cara Laura, sei stata anche tu pazza con noi, froci e frociare, e sempre più tardi saremo con te”.

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