Il film più inutilmente chiacchierato degli ultimi 5 anni. Si è scritto di tutto, e a sproposito, del live-action di Biancaneve firmato Marc Webb, dal 20 marzo nei cinema d’Italia quasi 90 anni dopo la release del capolavoro animato di Walt Disney, nel 1937 diventato primo, indimenticato lungometraggio animato della storia del Cinema.
All’epoca Disney dovette ipotecare la propria casa per riuscire a produrre quella che sembrava l’impresa di un folle. Si pensava del tutto inimmaginabile che un film animato potesse far soldi portando la gente in sala. Il resto è storia perché Walt Disney ha cresciuto intere generazioni, disegnato sogni, inventato magie, costruito un impero, partendo proprio da quella principessa, da una mela e dalla sua spietata matrigna, tra animali e nani canterini.

88 anni dopo ecco arrivare il live-action “originale” dopo non poche versioni contraffatte, sin dalla sua pre-produzione accusato di voler cancellare l’iconica immagine della protagonista attraverso un’attrice dalle lontane origini colombiane, Rachel Zegler, un mancato “principe azzurro” interpretato da un attore dichiaratamente queer, Andrew Burnap, e di voler cancellare i famigerati sette nani per non andare contro il cosiddetto “politicamente corretto”. Peccato che il famigerato incubo “woke” fosse una pura e semplice ossessione che è presto andata a scontrarsi con tutt’altra realtà. Perché Rachel Zegler, già splendida Maria in West Side Story di Steven Spielberg e fresca Giulietta a teatro, è una Biancaneve perfetta, così come il biondo Andrew Burnap non è il silente e stantio salvatore sul cavallo bianco che risveglia con un bacio a stampo l’indifesa donzella e i sette nani esistono, seppur realizzati in CG.
Marc Webb, che aveva già ampiamente dimostrato di saper gestire il genere musical con un’iconica scena cantata e ballata in (500) giorni insieme, ha diretto una sorprendente rivisitazione in live-action della classica fiaba Disney del 1937, fortunatamente resa più contemporanea, perché checché se ne dica l’88enne Biancaneve animata la sua età la dimostra tutta.
Pensare ad un remake perfettamente fedele al film originale, come accaduto con La Bella e la Bestia, sarebbe stato semplicemente assurdo, insensato, anacronistico. Webb e la sceneggiatrice Erin Cressida Wilson hanno dato forma ad una Biancaneve sempre “impavida, vera, onesta e fiera”, cresciuta con l’ideale della bontà e della gentilezza, tutt’altro che obbligata a dover aspettare il salvifico cavaliere. Non a caso Jonathan, che le scippa il cuore, è un ex attore di teatro diventato ladro, un Robin Hood che ruba a chiunque pur di sopravvivere in un mondo precipitato nella cupa dittatura. Gal Godot, celebre Wonder Woman, è una magnetica Regina Cattiva ossessionata dalla bellezza esteriore che dopo essersi impossessata del regno fa di tutto per eliminare Biancaneve, ovvero l’unica donna del reame più bella di lei. In fuga dalla sua sua furia omicida, la principessa si rifugia tra i boschi in una casetta abitata dai sette famigerati nani, buffi e al tempo stesso adorabili, dolcissimo Cucciolo in testa.

Dovendo inevitabilmente ampliare la storia animata originale, che durava solo 87 minuti, Webb e i produttori Marc Platt e Jared LeBoff si sono affidati a Benj Pasek e Justin Paul (Caro Evan Hansen) per dar forma a nuove canzoni e a nuovi momenti musicali assolutamente centrati, perfettamente inseriti all’interno di un musical che guarda a Broadway, in un mondo incantato in cui un tiranno ha seminato terrore, distruzione e divisioni (“Divide et impera”), promettendo al proprio popolo bellezza, nuove età dell’oro e sicurezza per poi dar loro solo e soltanto paura, restrizioni, povertà e discriminazioni. Ogni riferimento all’oggi sempre più incattivito, guerrafondaio ed egoiosta è tutt’altro che puramente casuale, con Biancaneve e il bel Jonathan che si innamorano perché in grado di andare oltre l’apparenza, rimanendo abbagliati dalla bontà interiore di entrambi.

Marc Webb ed Erin Cressida Wilson non hanno “cancellato” nessuna cultura passata, come scritto a lungo e gratuitamente, ma riletto un celebre personaggio di fantasia senza stravolgerlo, aggiornato l’arcaica immagine di una principessa degli anni ’30 del ‘900 per catapultarla ai giorni nostri, dandole tridimensionalità, non più inerme fanciulla bensì coraggiosa combattente, “impavida, vera, onesta e fiera” come canta ripetutamente una luminosa Rachel Zegler mentre insegna a fischiettar e rianima un popolo terrorizzato e sottomesso da una Regina cattiva accecata dal proprio ego, da detronizzare attraverso l’unione e la solidarietà.
Trainato da sterili polemiche, Biancaneve di Marc Webb rilancia con forza lo “strumento” live-action Disney, non più semplice copia-incolla di classici animati entrati nell’immaginario collettivo bensì fedele ma rinnovato adattamento, in grado di guardare al passato senza mai dimenticare il presente in cui noi tutti viviamo.
















