Il 12 gennaio 2026, al termine del match Siviglia – Celta Vigo vinto dagli ospiti per 1-0, i tifosi di casa hanno pesantemente insultato Borja Iglesias, 34enne attaccante del Celta che dal 2020 viene puntualmente travolto da insulti omofobi perché si dipinge le unghie. “Spero che tu muoia, fr*cio di mer*a”, “svergognato, vai a casa”, “dipingiti le unghie, fr*cio!”, il povero Borja si è sentito urlare.
L’ennesimo, indecente episodio che ha portato la Liga spagnola e lo stesso Celta Vigo ad intervenire, chiedendo di porre fine all’omofobia con un’iniziativa che ha preso forma il 18 gennaio 2026, quando contro il Rayo Vallecano tantissimi i tifosi del Celta Vigo, molti giocatori e la presidente del club si sono presentati allo stadio con le unghie dipinte. Intervistato da l’Equipe, Iglesias, che sogna di volare ai mondiali in estate con la nazionale spagnola dopo aver segnato ben 11 goal in stagione, si è detto sconcertato per quanto avvenuto negli ultimi anni, spiegando la nascita di quelle unghie dipinte.
Chi ha paura dello smalto sulle unghie?
“Ho iniziato a colorarmi le unghie durante il lockdown, con la mia ex ragazza, a casa, ma non ero pronto a mostrarlo; avevo paura di quello che la gente avrebbe potuto dire. Dipingermi le unghie mi dà la sensazione di poter esprimere qualcosa, come un taglio di capelli o un tatuaggio. Non lo faccio sempre; dipende dal mio umore. A volte uso colori o disegni. Lo smalto che ho adesso si sta sbiadendo: presto lo farò di nuovo”. “Quando è nato il movimento Black Lives Matter mettevo lo smalto nero. Volevo dare visibilità alla causa e combattere il razzismo. Mi disturba che una persona gay abbia paura di parlarne. A me mettere lo smalto dà la sensazione di potermi esprimere come un taglio di capelli o un tatuaggio. In 20 anni di calcio nessuno si è mai confidato con me su questo argomento. È una cosa che mi fa riflettere. Non poter mostrare chi si è davvero o non poter amare chi si vuole è inaccettabile”
Uno smalto che da 6 anni genera odio, inspiegabilmente, tanto sui social quanto negli stadi di Spagna. Un’omofobia a cui Borja non riesce a dare spiegazione.
“All’inizio la prendevo sul personale. Ma essere chiamato “gay” non è un insulto che prendo in considerazione. Sarei più felice di essere “gay” che di essere come chi mi insulta, pieno di odio, con niente di meglio da fare che lanciare insulti alla fine di una partita. Molti mi dico che il mio impegno vale la pena. Vedo molti messaggi che mi commuovono, come “Odio il calcio ma amo Borja Iglesias”, o di uomini gay che mi scrivono: “Poiché vado a letto con una persona del mio stesso sesso, devo rinunciare alla mia passione, che è il calcio”. Una volta, in un bar di Madrid, una donna trans si è presentata e mi ha ringraziato. Mi ha spiegato che amava il calcio, che se n’era allontanata e che la stavo aiutando a riconnettersi con esso. Ho iniziato a piangere; non sapevo cosa dire. Quando ho paura di espormi ripenso a quel momento”.
Nel 2024 protagonista di una campagna contro l’omofobia, Borja, eterosessuale e felicemente fidanzato con Maria Valerio, viene insultato per il suo modo di vestire lontano dagli stereotipi e per il suo atteggiamento estetico, la sua sensibilità e il suo impegno sociale, che vanno oltre la tradizionale mascolinità. Uno sport, il calcio, che a suo dire dovrebbe andare incontro ad un netto cambio culturale. Che coinvolga tutti, calciatori, tifosi, dirigenti e giornalisti. “Giocatori più grandi di noi arrivavano in mensa e raccontavano della loro notte con una ragazza senza rispettarla. Mi dicevo: “Che bisogno hai di raccontare tutto questo a persone così giovani, parlando male della ragazza solo perché è venuta a letto con te, quando tu hai fatto lo stesso?”. E siccome succede tutti i giorni, lo dai per scontato. Ma io riuscivo a pensare in modo diverso. Un giorno, durante un’intervista, dichiarai che le calciatrici Aitana Bonmati e Alexia Putellas generavano più entrate di me. Nello spogliatoio mi dissero: “Ma non puoi dire una cosa del genere! Non è vero!”.
Ma questo è Borja Iglesias, in un Calcio che è “tossico se sei gay, nello sport ci sono montagne di omofobia da scalare”, come denunciato nel gennaio del 2026 da Josh Cavallo, calciatore australiano dichiaratamente gay dal 2021 e ora finito a giocare nella settima serie inglese, senza dimenticare Jakub Jankto, primo e unico calciatore dichiaratamente gay a calcare i campi della Serie A ritiratosi nel giugno del 2025 a neanche 30 anni, mentre calciatori semplicemente ‘stravaganti’ nei look come Federico Bernardeschi e Aitor Ruibal vengono insultati sia in Italia che in Inghilterra e in Spagna.


