Dopo le parole di Fabrizio Marrazzo, che ha parlato di “uno o due calciatori gay” nella Nazionale Italiana di calcio allenata da Spalletti attualmente impegnata a Euro 2024 in Germania, arrivano i primi dubbi sull’opportunità di questo approccio che “fa notizia”. L’outing effettuato da Fabrizio Corona verso un famoso giocatore dell’Inter aveva già sollevato perplessità.
Sull’argomento interviene ora Rosario Coco, calciatore, presidente di Gaynet e coordinatore di Out Sport, il primo progetto di ricerca e pedagogia sull’esperienza LGBTIQ+ nello sport, finanziato dall’Unione Europea.
In un video su TikTok, Coco spiega con pacatezza come l’atteggiamento sensazionalistico sia il maggior alleato della reticenza dei calciatori gay a venire allo scoperto.
@rosario.coco Calciatori #gay in #nazionale ?Basta gossip basta la statistica per dirlo. Chi ha informazioni aiuti i #calciatoripanini invece di fare soettacolo. #italiaspagna #calcio #europei #comingout #euro2024 @GAY.IT ♬ suono originale – Rosario Coco
“Da quello che è emerso e dalle ricerche di cui mi sono occupato – spiega Coco – se c’è una cosa che impedisce o rende più difficile il coming out di queste persone è proprio questo sensazionalismo“.
Secondo Coco, chi conosce calciatori gay che non hanno la forza di fare coming out, dovrebbe prodigarsi per aiutarli. “Se si hanno informazioni – spiega l’attivista – è meglio aiutare questi calciatori in silenzio, perché se la passano davvero male“.
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Il calcio è lo sport che si abbandona di più per ragioni legate all’orientamento sessuale, riferisce il presidente di Gaynet. L’affondo di Rosario Coco:
“Possiamo fare riferimento a Ipsos 2023 che ci dice che una persona su dieci nel mondo è omosessuale o bisessuale. Lo stesso vale per le squadre di calcio. Quindi senza scomodare chissà quale gossip, il conteggio è matematico (in riferimento a uno o due calciatori gay in Nazionale tra i 26 convocati da Spalletti ndr).
Il mio appello a chi conosce calciatori omosessuali ad alto livello è quello di aiutarli, perché in quel modo riusciranno fare coming out liberamente, e saranno in grado di rispondere a chi dice ‘Ma è una cosa privata’ (in riferimento all’inqualificabile commento che fece il ministro Abodi a proposito del coming out di Jankto ndr). Il punto è sentirsi liberi come tutti gli altri di raccontare sé stessi alla pari, perché nello spogliatoio si parla di tutto, nella vita quotidiana si parla della moglie, della fidanzata e il punto è sentirsi liberi di essere sé stessi.”
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Cos’è Out Sport, il primo progetto di ricerca e pedagogia sull’esperienza LGBTIQ+ nello sport
Out Sport è un progetto finanziato dall’Unione Europea e dal programma Erasmus+ che ha rappresentato la prima ricerca specifica a livello europeo sulla discriminazione basata sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere nello sport. Realizzato tra il 2017 e il 2019, il progetto ha prodotto risultati significativi e ha gettato le basi per iniziative successive.
Nel novembre 2020, l’AiCS (Associazione Italiana Cultura Sport) ha avviato il NetworkOutSport, piattaforma per condividere buone pratiche e promuovere nuove collaborazioni in Europa nei campi dello sport, delle questioni legate all’orientamento sessuale e all’identità di genere, dell’educazione e dell’inclusione. Recentemente, il Network Out Sport ha organizzato webinar internazionali, partecipato a progetti come SGS (Sport for all Genders and Sexualities) e ottenuto riconoscimenti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Dal 2023, il principale seguito del progetto Out Sport è rappresentato dal progetto MESIS, all’interno del quale viene utilizzato il metodo ETS (Education Through Sport). Si tratta di un approccio educativo non formale che utilizza lo sport e l’attività fisica per promuovere lo sviluppo personale e il cambiamento sociale positivo. ETS viene impiegato in programmi di apprendimento non formale su varie tematiche sociali, come l’occupabilità, l’integrazione sociale, il razzismo e la discriminazione. Questo metodo trova applicazione anche nella gestione dei conflitti, offrendo opportunità per promuovere l’inclusione e la solidarietà.

Lo ripeto da anni. Farò coming out pubblico solo quando mi fornirete delle ragioni valide per farlo, che non siano quelle di Heinrich Himmler.