DDL Zan, Chiara Ferragni allibita dalla discussione in Senato: “Interventi indegni”

L'imprenditrice digitale si sfoga dopo gli interventi in aula degli oppositori al disegno di legge: "Perché non educare i nostri figli a non odiare gli altri?".

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A distanza di poco più di una settimana dallo scontro social con Matteo Renzi, Chiara Ferragni è tornata a parlare di DDL Zan dalla viva voce delle sue Stories di Instagram. La regina delle influencer italiane ha commentato la discussione che in Senato si sta tenendo circa l’approvazione del disegno di legge contro l’omotransfobia, la misoginia e l’abilismo. Allibita dal tono con cui alcuni parlamentari hanno perorato le proprie posizioni critiche nei confronti della legge, Chiara Ferragni ha pubblicato un lungo messaggio di indignazione:

Ho appena finito di vedere alcuni interventi di oggi in Senato sul DDL Zan. Ho sentito senatori parlare di “ciccioni“, altri ululare e fischiare come fossero in uno stadio e non nel Senato della Repubblica, altri definire l’omofobia uno pseudopericolo, altri parlare ancora di genitore 1, genitore 2 e di calciatori. Si è parlato di cartoni animati e di eterofobia. La discussione su un disegno di legge così importante poteva e potrebbe essere ancora l’occasione per la politica di mostrare al Paese il suo volto migliore. Invece in tanti hanno scelto ancora di dare vita a spettacoli non degni né dell’importanza dell’argomento, né dei luoghi in cui è discusso.

L’influencer, che insieme al marito Fedez è spesso al centro delle polemiche per via delle sue prese di posizione nette su certi temi di attualità, ha ribadito il sacrosanto diritto di ciascuno di avere le proprie idee e di non accodarsi al pensiero unico, che non si deve però esprimere per mezzo di menzogne, esasperazioni e fischi:

Il DDL Zan non c’entra nulla con gran parte delle cose dette oggi in Senato. Non impone niente a nessuno. Si assicura solo che una legge che già esiste in Italia da tanti anni, la legge Mancino, estenda le sue tutele anche alle vittime di discriminazione per l’orientamento sessuale, l’identità di genere, il sesso e la disabilità. Tutto qui. Se questa legge già esiste da tanti anni per difendere le vittime di razzismo, e non ha mai tolto il diritto di parola e di critica a nessuno, perché non può esistere anche per le vittime di queste discriminazioni?

L’invito di Chiara Ferragni è chiaro, rivolto all’azione e non solo ai buoni propositi, di fatto condivisi dalla maggioranza, nella pratica ostacolati da chi solletica gli appetiti di chi vive nel pregiudizio, per assicurarsi qualche voto in più alle urne:

Diciamo sempre che l’odio va combattuto solo con la repressione ma anche con l’educazione, perché non educare i nostri figli a non odiare gli altri? A non discriminare? A non far soffrire altri bambini che possono essere i nostri stessi bambini? Perché dei principi di semplice buonsenso come questi devono dividere il paese e la politica? Dovrebbero essere patrimonio di tutti. E dovrebbero elevare il dibattito. Il bello dei diritti è che si possono dare a tutti senza togliere niente a nessuno. E allora perché non possiamo essere migliori di ciò che abbiamo visto e sentito oggi? Migliori di così?

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