Mentre Papa Leone XIV incassa gli insulti di Trump a schiena dritta e risponde con la compostezza di chi non ha nulla da temere, sarebbe un errore leggerlo come un pontefice progressista. La nomina di van Megen a nunzio apostolico in Germania ricorda che sui diritti delle donne e delle persone LGBTIAQ+, Prevost resta ancorato agli stessi valori che Trump predica dall’altra parte dell’Atlantico. Si tratta del resto di un Papa profondamente conservatore, molto abile nel posizionamento morale di convenienza mediatica e che tuttavia nell’ombra agisce con politiche a sfondo reazionario.
Il Vaticano è ancora al centro di una polemica senza precedenti con Donald Trump, quando da Roma giunge una nomina da brividi, inquietante per la comunità LGBTIAQ+ e per i cattolici progressisti.
Il presidente americano, in un lungo post su Truth Social, ha attaccato frontalmente Papa Leone XIV definendolo “debole sul fronte della criminalità e pessimo in politica estera“, arrivando persino a rivendicare il merito della sua elezione al soglio pontificio. Leone ha risposto senza lasciarsi intimidire: “Non ho paura dell’amministrazione Trump. Continuerò a parlare ad alta voce contro la guerra.”
Lo scontro, inedito nella storia recente dei rapporti tra Casa Bianca e Vaticano, nasce dalle posizioni del pontefice sulla pace e sul rifiuto delle minacce militari all’Iran. Un siparietto grottesco che, grazie al maniscalco psichiatrico della Casa Bianca (che ha ricordato come Robert, fratello di Leone XIV sia apertamente MAGA), rischia di far passare Prevost (alias Leone XIV) come illuminato uomo delle magnifiche forze progressiste del nostro tempo: nulla di più falso.
Proprio nelle ore della bagarre da avanspettacolo con Trump, la Sala Stampa della Santa Sede ha annunciato un’altra mossa del Papa: Leone XIV ha nominato nunzio apostolico in Germania monsignor Hubertus Matheus Maria van Megen, arcivescovo titolare di Novaliciana, finora nunzio apostolico in Kenya (L’O.R.)
Chi è van Megen?
Nato il 4 ottobre 1961 a Eygelshoven, nei Paesi Bassi, è stato ordinato sacerdote per la diocesi di Roermond nel 1987, prima di entrare nel servizio diplomatico della Santa Sede. Diplomatico vaticano per decenni, ha alle spalle incarichi in Somalia, Brasile, Israele e Slovacchia, nonché presso la Missione vaticana alle Nazioni Unite. Nel 2014 Papa Francesco lo ha nominato arcivescovo titolare di Novaliciana e nunzio in Sudan, poi anche in Eritrea. Dal 2019 era nunzio in Kenya e Sud Sudan, una delle nunciature più lunghe e influenti degli ultimi anni nel paese africano.
Le sue posizioni pubbliche sono note e inequivocabili. Nel settembre 2019, durante una visita all’Associazione delle Conferenze Episcopali dell’Africa Orientale a Nairobi, ha ammonito gli africani a non perdere il loro senso di comunità, sostenendo che seguire la strada dell’Occidente significherebbe “la fine di una società funzionante“. Ha aggiunto che nelle società occidentali le persone non si assumono alcuna responsabilità né a livello governativo né all’interno della famiglia, e che “la gente non si cura degli altri, nemmeno dei propri figli“. Le parole più esplicite sulle questioni che ci riguardano direttamente le ha pronunciate nel 2024, durante una consacrazione episcopale in Kenya, affermando che gli insegnamenti occidentali su aborto, eutanasia e teoria di genere sono “chiari sintomi di una società che ha perso la sua bussola interiore e sta andando alla deriva impotente nel mare in tempesta dei desideri umani, sballottata e indebolita sotto ogni aspetto“. Ha anche fatto proprie le parole del cardinale Fridolin Ambongo Besungu, arcivescovo di Kinshasa, che aveva descritto la Chiesa in Europa come “indebolita“.
Nelle ultime settimane del resto proprio Leone XIV si è particolarente prodigato nel ribadire le posizioni ostruzionistiche della dottrina cattolica rispetto alle eventuali evoluzioni inclusiviste e progressite: “No a matrimonio gay e riconoscimento delle persone trans. La dottrina non cambia, ma tutti sono invitati” ha fatto sapere Prevost nel febbraio 2026. Ma già nel giugno 2025 le sue parole professate in chiave anti-Francesco (Bergoglio nella sua ambiguità gesuita aveva comunque gettato parecchi sassi nei pantani) erano state chiare sul matrimonio inteso solo come unione davanti a dio di maschio con pene e donna con vagina.
Ma cosa fa concretamente un nunzio apostolico?
È l’ambasciatore della Santa Sede presso uno Stato: rappresenta il Papa nei confronti del governo locale e mantiene i rapporti con la conferenza episcopale del paese. Ha rango diplomatico pieno, siede nel corpo diplomatico accreditato e svolge una funzione di raccordo tra Roma e le chiese locali. In Germania, questa figura assume un peso particolare: la Chiesa cattolica tedesca è da anni attraversata dal processo del Cammino sinodale, un percorso di riforma che include discussioni aperte su sacerdozio femminile, celibato e benedizione delle coppie omosessuali. Il sito d’informazione dei vescovi tedeschi ha già concluso che, in base alle dichiarazioni di van Megen, è probabile che adotti un approccio analogo a quello del suo predecessore Nikola Eterović. Ovvero: di freno e paura. Nessuna considerazione dunque per i temi di parità di genere e nessuna dignità per l’amore non eterosessuale.
La nomina di un arcivescovo con posizioni apertamente contrarie ai diritti LGBTIAQ+ e all’autodeterminazione riproduttiva, in uno dei paesi europei più avanzati su questi fronti, è un segnale che vale la pena leggere con attenzione. Qualunque cosa dica Leone XIV su Trump e sulla pace, la sua politica resta conservatrice e per nulla aperta alle richieste di parificazione delle donne e delle persone LGBTIAQ+ al cospetto della parola di Cristo e del dio catto-cristiano.
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