Cina, uomo gay muore in un incidente: scontro sull’eredità tra moglie legale, compagno storico e famiglia

In Cina due uomini gay si fingevano padre e figlio in pubblico. Dopo la morte di uno di loro, la moglie legale contesta l’eredità insieme alla famiglia.

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Una vicenda giudiziaria complessa e delicata arriva dalla Cina, e accende i riflettori sulle difficoltà vissute dalle coppie gay in un sistema giuridico che non riconosce le unioni tra persone dello stesso sesso. Al centro della storia c’è la morte di un uomo gay, avvenuta in un incidente stradale, e la conseguente battaglia legale sull’eredità che vede contrapposti la moglie legale, il compagno di lunga data e i genitori della vittima.

Una storia che intreccia amore, strategie di sopravvivenza, norme restrittive e un sistema legale che, ancora oggi, ignora le relazioni affettive tra persone dello stesso sesso, riconoscendo invece un matrimonio di pura convenienza.

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Cina, matrimonio di convenienza: la scelta di un uomo gay

Xu Tian, 48 anni, originario di Pechino e dirigente di alto livello in un’azienda statale, aveva alle spalle una relazione stabile e duratura con il suo compagno, Xue Chong, medico di due anni più giovane. I due stavano insieme da circa dieci anni e la loro relazione era conosciuta e silenziosamente accettata dalle rispettive famiglie.

Tuttavia, come accade spesso in Cina, la coppia era costretta a nascondersi nello spazio pubblico. Secondo quanto riportato dai vicini e ripreso da South China Morning Post, Xu e Xue Chong si presentavano come “padre e figlio” quando uscivano insieme, una strategia per evitare sospetti, commenti o possibili conseguenze sociali e lavorative.

Nel 2024, nel villaggio dove viveva la madre di Xu, sono iniziati lavori di demolizione e ricollocazione. Ogni membro del nucleo familiare aveva diritto a un risarcimento di circa 2,3 milioni di yuan, equivalenti a oltre 320mila dollari. È in questo contesto che Xu prende una decisione destinata a cambiare tutto.

Per aumentare la quota di compensazione, Xu decide di sposare Xue Li, la sorella maggiore del suo compagno. Un matrimonio puramente formale, registrato nel dicembre 2024 presso l’ufficio degli affari civili, senza cerimonia, senza convivenza e senza informare amici e parenti. La donna, rimasta vedova, aveva già un figlio avuto dal marito defunto.

Poco dopo il matrimonio, Xue Li viene ufficialmente inserita nella quota di risarcimento spettante a Xu.

L’incidente mortale e l’apertura del conflitto

A distanza di appena due mesi dal matrimonio, Xu Tian muore in un incidente stradale: la sua bicicletta si scontra con un’auto nel traffico. Una tragedia improvvisa che apre immediatamente una serie di questioni legali.

In gioco non ci sono solo i beni personali di Xu, ma anche il risarcimento per l’incidente, le polizze assicurative e soprattutto l’indennizzo legato alla demolizione. È qui che il conflitto esplode.

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Xue Li, in qualità di moglie legale, fa causa alla madre di Xu, rivendicando il proprio diritto all’eredità. La famiglia dell’uomo risponde con una controcausa, coinvolgendo anche Xue Chong, sostenendo che il matrimonio fosse “finto” e quindi privo di valore ai fini successori.

Durante l’udienza, la madre di Xu dichiara che il matrimonio era stato contratto “solo per ottenere i benefici legati alla demolizione” e che i due “non avevano mai vissuto come una coppia”. La posizione di Xue Li è però opposta: secondo la donna, le motivazioni alla base del matrimonio non ne invalidano lo status giuridico.

La sentenza: matrimonio valido, eredità riconosciuta

Il tribunale cinese si è pronunciato in modo netto. Secondo la legge del Paese, un matrimonio può essere dichiarato nullo solo in casi specifici: bigamia, parentela proibita o mancato raggiungimento dell’età legale per sposarsi. Nessuna di queste condizioni era presente nel caso di Xu Tian e Xue Li.

Di conseguenza, il giudice ha stabilito che il matrimonio fosse legalmente valido, riconoscendo alla donna il diritto di ereditare parte dei risarcimenti e dei beni dell’uomo. Una decisione che ha scatenato ulteriori reazioni: il 24 novembre, la madre di Xu ha presentato un nuovo ricorso, chiedendo che il matrimonio venga dichiarato invalido.

Va ricordato che in Cina l’uso del matrimonio per ottenere compensazioni statali può configurare il reato di frode, punibile con una pena minima di 10 anni di carcere. Un elemento che potrebbe aprire nuovi scenari giudiziari.

Coppie gay e vuoto giuridico: il contesto cinese

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La Cina ha depenalizzato l’omosessualità nel 1997 e l’ha rimossa dall’elenco delle malattie mentali quattro anni dopo. Nelle grandi città come Pechino, Shanghai e Chengdu l’accettazione sociale è aumentata, ma il matrimonio tra persone dello stesso sesso resta completamente escluso dall’ordinamento giuridico. Al tempo stesso, non esistono disposizioni specifiche che vietino la discriminazione basata sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere, nonostante oltre la metà dei cittadini cinesi dichiari di sostenere i diritti LGBTQ+.

Questo vuoto normativo costringe molte coppie gay a soluzioni informali, fragili e spesso rischiose, come matrimoni di facciata, convivenze non riconosciute o strategie di invisibilità.

Il caso di Xu Tian lo dimostra in modo evidente: una relazione affettiva durata dieci anni non ha alcun peso legale, mentre un matrimonio di convenienza, pur privo di vita comune, viene riconosciuto dallo Stato.

Una vicenda che, senza retorica, mette in luce le contraddizioni di un sistema che continua a escludere le relazioni LGBTQIA+ dalla sfera dei diritti, lasciando spazio a conflitti umani e legali difficili da risolvere.

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