Cirinnà e Boldrini in coro sul DDL Zan: “è una legge da approvare subito, giusto si occupi anche di misoginia”

"Il riconoscimento di pari dignità sociale non è un gioco a somma zero: c’è spazio per tutte e tutti", hanno sottolineato la senatrice e la deputata.

Cirinnà e Boldrini in coro sul DDL Zan: "è una legge da approvare subito, giusto si occupi anche di misoginia" - Cirinna e Boldrini - Gay.it
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Un articolo scritto in coppia per l’Huffington Post a firma Monica Cirinnà e Laura Boldrini. La prima senatrice Pd, nonché madre delle unioni civili, la seconda ex presidente della Camera, nonché attuale deputata della Repubblica. Cirinnà e Boldrini hanno ribadito l’urgenza della legge contro le discriminazioni e la violenza basate sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere, da approvare il prima possibile.

Si tratta di un intervento cruciale e urgente per arginare una spirale di odio sempre più intensa, che colpisce – nelle case, per le strade, in rete – persone ritenute “non conformi”, perché libere e diverse. Lo sappiamo bene: ogni presa di posizione a favore della libertà, del rispetto dei diritti di tutti e tutte e dell’autodeterminazione diviene il bersaglio di insulti, che colpiscono non le opinioni, ma chi le ha formulate, per quel che è e che rappresenta.

“Per questo”, continuano la senatrice e la deputata, “non comprendiamo le resistenze di chi critica la terminologia usata da questa legge; e non comprendiamo, allo stesso tempo, la posizione di quante ritengono addirittura inutile che questa legge si occupi anche di misoginia“.

Davvero una legge che si occupa di contrasto all’odio, alla violenza, alla discriminazione dovrebbe lasciar fuori le donne? Riteniamo di no. Riteniamo che l’odio verso le donne sia frutto dello stesso clima culturale che alimenta l’odio e la violenza verso le persone LGBT+: seppure con tratti differenti, tutte queste forme di odio affondano le radici nella matrice patriarcale della nostra cultura e della nostra società, che colpisce chiunque si allontani da quel modello. Parlare (anche) di misoginia in una legge che si occupa (anche) di omolesbobitransfobia non significa ridurre le donne ad una minoranza tra le altre, come pure è stato detto e scritto. Significa piuttosto riconoscere che una importante componente dei crimini d’odio è legata all’identità sessuale delle vittime; e che nell’identità sessuale non rientrano soltanto orientamento sessuale e identità di genere, ma anche sesso e genere. Questa non è una legge che tutela minoranze: questa è una legge che introduce nell’ordinamento pari dignità e protezione. Davvero includere la misoginia in questa legge contrasterebbe con gli strumenti di tutela delle donne già previsti dalle norme vigenti? Crediamo di no. Siamo convinte, piuttosto, che la previsione di sesso e genere tra i motivi che possono determinare crimini d’odio vada ad aggiungersi, armoniosamente, a tutto quel che l’ordinamento giuridico già prevede (dal decreto cd. femminicidio, al cd. codice rosso, fino alla normativa in materia di centri antiviolenza). Un tassello in più, che arricchisce il quadro delle tutele, senza pregiudicare in alcun modo quelle già esistenti. Un tassello in più, che protegge dai crimini d’odio la soggettività femminile, comprensiva della specificità sessuale e del genere.

Ed è qui, proprio sul concetto di genere così tanto gratuitamente discusso, che Cirinnà e Boldrini si soffermano.

Davvero, infine, il ricorso al concetto di “identità di genere” finirebbe per cancellare la specificità dei sessi, confondendola in un tutto indistinto? Ancora una volta, riteniamo di no. Non solo perché la proposta di legge tiene assieme sesso, genere e identità di genere, riconoscendo in essi aspetti diversi dell’identità personale, ciascuno dotato di una specifica dignità. Non solo perché quello di identità di genere è un concetto consolidato nella pratica giuridica, a partire dalla legislazione italiana, dalla giurisprudenza costituzionale e dalla giurisprudenza delle Corti europee. Non solo perché la stessa Convenzione di Istanbul, quando si occupa di tutela non discriminatoria delle donne vittime di violenza (all’articolo 4.3), parla di sesso, genere e identità di genere assieme, così riconoscendo in essi aspetti della stessa soggettività femminile. Ma anche, e soprattutto, perché è così che le persone trans rappresentano e nominano il “bene della vita” di cui invocano protezione. E lo sappiamo bene: quando si fanno leggi che riguardano la vita delle persone, è quelle persone che bisogna ascoltare, per capire cosa desiderano, di cosa hanno bisogno, come vogliono essere riconosciute dalla legge.

“L’Italia attende una legge urgente”, hanno concluso. “La attendono le troppe vittime quotidiane dell’odio e della violenza misogina e omolesbobitransfobica. Non possiamo permettere che incomprensioni e contrapposizioni spesso strumentali ne ostacolino il percorso. Il riconoscimento di pari dignità sociale non è un gioco a somma zero: c’è spazio per tutte e tutti”.

Nella giornata di ieri anche la senatrice 5 Stelle Alessandra Maiorino, da noi intervistata, ha ribadito l’urgenza di una legge.

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Franzc Dereck 7.7.20 - 9:36

Quando i vescovi anglicani sedevano di diritto alla Camera dei Lords , almeno ci mettevano la faccia. E , dopo qualche batosta politica che li ha ridicolizzati , hanno imparato a non metter becco in affari che esorbitano la loro funzione. Le nostre tonache viola non siedono in Parlamento ma , tramite le loro marionette , pretendono di dettare ancora le loro regole. Questo sproloquio vuole concludere dicendo di aver più coraggio e , garbatamente , spernacchiare , chi mette in dubbio lo Stato laico.

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