Oggi, Giornata Internazionale del Coming Out, Wonty Media Inclusive Media Factory, insieme ai suoi influencer, talent e content creator, danno vita a una serata unica nel cuore di Roma: Coming Out Night, primo evento mai realizzato che celebra il coming out in tutte le sue forme.
A presentare la serata Paolo Camilli, attore vincitore di un SAG Award grazie a The White Lotus, giudice di Drag Race Italia 3 nonché star del web, che abbiamo intervistato 48 ore dopo Lorenzo Balducci, per parlare proprio di coming out al giorno d’oggi e della sua importanza.

Quando è nato il tuo coming out?
“Intanto vorrei precisare che ci sono parecchi coming out che uno fa nella vita. Con questo evento vogliamo sottolineare anche questa cosa, ovvero che il coming out non riguarda soltanto la comunità lgbtqia+, essendo proprio un atto di coraggio, di voler dimostrare la propria identità. Dire quello che ti piace e non ti piace, quello che vuoi fare, quella che vuole essere la tua strada senza essere influenzato da sovrastrutture che possono arrivare dalla famiglia o dalla società. Tornando al mio coming out in famiglia, il primo è stato con mia madre, all’età di 21 anni. Un coming out inaspettato, non l’avevo preparato, non avevo fatto manco mezzo discorso davanti a uno specchio, è semplicemente accaduto, è successo, è stato un po’ teatrale ma soprattutto liberatorio. Ricordo questa sensazione di leggerezza, mi ero proprio tolto un macigno, ma per qualche giorno avevo un po’ questa sensazione di nudità, sentivo veramente quel disagio, come se camminassi per strada nudo. Mi dicevo “mi sono mostrato troppo, mi sono messo troppo a nudo”. Poi però ci ho preso confidenza con quell’andare in giro senza mutande, quindi mi sono detto “va bene, mi sento pure più leggero, sto comodo”. Quello fu il mio primo coming out dei tanti, in famiglia c’è voluto un po’ di tempo nell’elaborarlo, d’altronde per arrivare al mio coming out io stesso ci ho messo ventuno, ventidue anni. A volte pretendiamo che dall’altra parte quell’informazione venga elaborata in dieci minuti. Ma non è così semplice. C’è un tempo di rielaborazione delle informazioni, l’errore che facevo io era quello di chiedere un’accettazione. Ma in realtà è un comunicare, non devi essere obbligatoriamente accettato da nessuno, se vuoi comunichi semplicemente chi sei. Poi se dall’altra parte viene accolta subito positivamente bene, se invece non viene accolta subito si può dare del tempo all’altra persona di elaborare il concetto, l’informazione, perché avrà i suoi limiti, come io ci ho messo 21/22 anni“.
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In ambito pubblico e professionale, paradossalmente, fare coming out parrebbe essere ancor più complicato che in ambito privato. Soprattutto sul piano artistico, tra cinema, tv, musica, sport, c’è ancora tanto timore.
“Credo che ognuno abbia il proprio percorso di elaborazione, di presa di consapevolezza. Prima del personaggio pubblico, famoso o meno che sia, c’è il percorso privato di quella persona e se quella persona non si sente di fare quel passo chi siamo noi per criticare quella scelta? Certo aiuterebbe, però se non ci riesce vuol dire che evidentemente sta attraversando una difficoltà interiore che non lo porta ad essere libera. Poi per carità, quando accade è una bella liberazione e anche quella persona si sentirà sicuramente più alleggerita, ma noi che lottiamo contro il giudizio non possiamo scivolare nel giudicare gli altri. Ognuno ha il proprio percorso, i propri tempi, c’è chi ha i tempi più brevi, chi i tempi più lunghi, chi magari non ci arriva mai perché non vuol dire che se sei della Generazione Z tu debba per forza avere un tempo di elaborazione o di tranquillità diverso e più rapido rispetto agli altri. Le storie sono tante, sono diverse, sicuramente siamo in un contesto anche culturale in cui c’è parecchio da fare, anche nel nostro settore tendiamo ad etichettare tutto e a volte le etichette sono necessarie, fondamentali. In questo periodo storico c’è chi si lamenta perché bisogna etichettare tutto, ma serve etichettare, perché vuol dire dare forma, nome, a qualcosa che prima non si sapeva. Anzi, prima ti sentivi strano proprio perché non c’era un nome che ti rappresentava. Il mio augurio è che superata questa fase non serviranno più le etichette, ma ad oggi ancora servono. Per quanto riguarda invece l’ambito artistico, sportivo o di qualunque altro tipo professionale, subentra un altro tipo di etichetta. In Italia si distingue l’attore di cinema dall’attore di teatro. Culturalmente ragioniamo a compartimenti stagni, l’avere questa matrice di divisione delle etichette e questo dover collocare per forza qualcuno in una casella non aiuta, così come non aiuta quando ti arrivano sempre i soliti i provini per una tipologia di ruolo, oppure se presenti solo dei programmi che parlano di una determinata tematica”.
L’11 ottobre si celebra il Coming Out Day. Perché è ancora importante parlare di coming out?
“Il coming out è un atto di coraggio, di esempio, che non solo fa bene a te ma che può dare la forza ad altre persone nel farlo a loro volta. Non necessariamente circoscritto al proprio orientamento e/o identità. Vari coming out servono per dare l’esempio, per dare coraggio, per dire a qualcuno che non sei solo, per dare un nome a qualcosa. Io ricordo quando vidi Dawson’s Creek, la puntata in cui Jack raggiunse questa consapevolezza. Quel pomeriggio andai totalmente in crisi, nel panico più totale, è stato stato il pomeriggio più orribile della mia vita perché a un certo punto avevo visto raffigurato il mio stato emotivo. Per la prima volta mi dissi “non sono solo, non sono l’unico a provare questa emozione, esiste, la sto vedendo”. Quella cosa che mi tormentava aveva un nome. A questo serve il coming out“.
E qui arriviamo all’importanza della rappresentazione e dell’inclusione nei media.
“Certamente, programmi come Drag Race, ad esempio, servono assolutamente per dare questo tipo di messaggi ed è importante che anche le piattaforme e i canali generalisti producano, accolgano questi format, non percependoli come non propriamente per famiglie. C’è questa idea generale che un concept per la famiglia sia un’altra cosa, ma quando parli di umanità, di storie ed empatia, va bene per tutti, perché magari in quella famiglia c’è quel Paolo Camilli che sta guardando Dawson’s Creek e tu lo illumini, gli apri un mondo”.
Coming Out Night 2024 a Roma
In occasione della Giornata Internazionale del Coming Out che si tiene ogni anno l’11 ottobre, Wonty Media, Inclusive Media Factory, insieme ai suoi influencer, talent e content creator, darà vita a una serata unica nel cuore di Roma: Coming Out Night, il primo evento mai realizzato che celebra il coming-out in tutte le sue forme. Oltre al suo carattere festoso e inclusivo, la Coming Out Night è un charity event che sostiene cause sociali importanti, con il supporto di organizzazioni come Pangea, Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli e Smile House, impegnate nella promozione dei diritti e nel supporto alle persone in difficoltà.
Non si tratta di un evento dedicato solo alla comunità LGBTQIAPK+, ma di un invito rivolto a tutti coloro che desiderano liberarsi delle etichette. Un happening per divertirsi sì, ma soprattutto per togliere le maschere che indossiamo ogni giorno e riuscire a esprimere liberamente la propria identità. Parole d’ordine: diversità e autenticità. Attorə, doppiatorə, comicə, performer e attivistə: i veri protagonisti saranno loro, non solo volti noti del mondo social, ma professionisti portatori di contenuti e impegno. Oltre 60 tra celebrities del mondo digital e content creator si faranno promotori di messaggi sociali su temi fondamentali come diversità, inclusività e solidarietà, come da sempre nello stile della comunicazione di Wonty Media, l’agenzia di talent management e factory di creatività digitale che da anni si distingue per l’unicità dei talent che rappresenta e per i messaggi di diversity&inclusion di cui si fa portavoce. L’agenzia nasce dall’unione di tre menti creative: Francesco Rellini, CEO di Wonty Media; Riccardo Pirrone, CEO di kirweb e social media manager di Taffo; e Paolo Camilli.
All’evento a inviti che si terrà venerdì 11 ottobre, ci saranno oltre a Camilli e Balducci, Ludovica Di Donato, Le Coliche, i ragazzi di FantaSanremo, Barbara Foria, Marta Filippi, Giorgia Fumo, Simon & The Stars, Nadia Mayer, star di “Casa a prima vista”, Fabio De Vivo (storico speaker radiofonico di M2O e R101), Silvia Mobili (storica voce di Radio Capital), Renzo Di Falco (speaker di RDS), Nathania Zevi (giornalista del TG1) e tantissimi altri attori, stand-up comedian e content creator.
Il dress code della serata inviterà tuttə a osare come se si partecipasse al Met Gala. Il purple carpet più lungo di Roma sarà il simbolo di una serata dove ognuno potrà finalmente esprimere chi è davvero, senza timore di giudizi.
Sebbene sia la prima Coming Out Night, questo è il terzo evento organizzato da Wonty Media, sotto la direzione di Renato Scattarella, event coordinator del gruppo, in collaborazione con l’agenzia creativa social kirweb, un appuntamento annuale che quest’anno si impreziosisce del patrocinio di Roma Capitale e dell’Assessorato alle Pari Opportunità.

