Paolo Camilli: “Quando prendevo un lenzuolo e diventavo la principessa Serenity di Sailor Moon” – Intervista

Da "White Lotus" a giudice di Drag Race Italia, Paolo Camilli ci racconta cosa significa uscire dalla propria comfort zone.

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foto:Cosimo Buccolieri
foto:Cosimo Buccolieri
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La terza stagione di Drag Race Italia su Paramount + sta conquistando tuttə.

Sarà il cambio di location, il sapore più internazionale, ma anche un cast da far girare la testa: una valanga di professioniste, da Lina Galore a La Prada, da Melissa Bianchini (prima concorrente transgender nella storia del programma) a Vezirja (prima drag albanese di Drag Race), per una nuova stagione che guarda in grande e riesce a divertirci senza dimenticare la consapevolezza politica (come quando le regine si sono presentate a San Siro, durante l’Inter-Bologna, ribadendo la propria presenza alla faccia dell’omobitransfobia).

Oltre lə veteranə Priscilla e Chiara Francini, insieme alla new entry Paola Iezzi (affiancata nella terza puntata dalla sorella Chiara, per un episodio tutto dedicato alle loro hits!) si aggiunge  Paolo Camilli, un volto che ogni giorno si fa sempre più familiare.

Attore, comedian, content creator e adesso anche giudice, Camilli ha iniziato a travestirsi da piccolo, con le lenzuola del letto che lo trasformavano in una principessa. Quando da grande ha iniziato a farlo anche sui social, è diventato chiunque: Carrie Bradshaw, Victoria dei Måneskin, Giorgia Meloni, e anche l’attrice protagonista di quel film indie drammatico che avete visto almeno una volta nella vita. Non importa capire quale, è sempre lei.

foto:Cosimo Buccolieri
(Foto: Cosimo Buccolieri)

Dallo smartphone al piccolo schermo, il gioco si fa ancora più bello: si unisce al cast di “La TV delle Ragazze” e “Gli Stati Generali” di Serena Dandini, fino a The White Lotus, serie cult dello scorso anno che lo fa volare fino a Los Angeles, dividendo il set con Jennifer Coolidge e portando a casa l’ambito Screen Actors Guild Award 2023.

Tutto questo senza dimenticare il teatro, dove va in scena con “L’amico di tutti”, monologo a più voci che racconta la discriminazione attraverso satira e surrealismo.

In Drace Race Italia, Camilli ha trovato una seconda famiglia, affiancato dalla gentilezza di Paola Iezzi (“con uno sguardo che calma tuttə” diceva durante la conferenza stampa) e la simpatia di Francini, amica sin dai banchi di scuola.

Ma non si ferma qui: il prossimo anno lo vedremo su Netflix in The Dadchelor, e ha appena finito di girare Leopardi & Co insieme a Whoopi Goldberg.

Come si sente davanti tutto questo? Ne ha parlato un po’ con noi.

Stavolta sei giudice e non performer. Ma con i travestimenti e le imitazioni hai una certa familiarità. Qual è il primo ricordo che ti viene in mente sul travestirsi?

Mi vengono in mente gli albori: quando prendevo un lenzuolo e diventavo la principessa Serenity di Sailor Moon. Lo ricordo come un momento intimo, ma allo stesso tempo di estrema libertà. Giocando, superavo inconsapevolmente i limiti che trovavo intorno a me. Me ne fregavo completamente dei paletti tra cose da femmina e cose da maschio, e creavo un momento di estremo potere.

Da giudice come ti giudicheresti: severo ma giusto o bonaccione?

Questo si vedrà. Ma intanto ti direi che sono diretto, pur tenendo conto della modalità con cui comunico i miei pensieri. Porto sempre il mio punto di vista, e questo a volte mi fa essere un po’ più “di pancia”. Non significa essere sempre molto morbidi, e dipende anche da chi hai davanti: esprimere un messaggio con una certa urgenza lo fa arrivare in maniera anche più diretta. Sono di pancia ma anche onesto, senza troppi giri di parole. Se qualcosa non mi torna te lo dico, ma questo non significa che non possa cambiare idea successivamente.

Il tuo mestiere può triggerare un po’ l’ansia della performance. Tu come la gestisci? E da giudice ma anche performer, ti senti di empatizzare di più con chi la vive?

Ho imparato a gestire l’ansia lavorando su me stesso e con tanti anni di psicoterapia. Quando performi, spesso lo carichi di tante cose che non fanno per forza parte di quell’evento: c’è di mezzo la paura di fallire o di non essere all’altezza, e vivi quell’esperienza in maniera più amplificata. L’ansia non passa mai, ma cambia il tuo modo di maneggiarla. In questo caso, ho cercato di empatizzare ma ricordare anche il contesto – altrimenti rischierei di venire meno al mio ruolo. È spesso difficile vedere le eliminazioni e c’è un sacco di commozione perché ogni concorrente porta una storia con sé. Ma ricordare che è un gioco, ti permette di alleggerire tutto. Sapere che non sarà quel giudizio a determinare l’intero percorso di un’artista, aiuta a viverlo con più tranquillità.

Forse guardando i tuoi reel già sappiamo la risposta, ma chi ti senti davvero tra Carrie, Samantha, Miranda, e Charlotte?

Carrie l’ho chiaramente assorbita di più, ma nella vita mi sento un po’  Carrie, un po’ Samantha, e un po’ Charlotte. Forse meno Miranda.

Con quale canzone di Paola e Chiara vorresti essere ricordato?

Credo Vamos a Bailar. Mi riporta alle estati di qualche anno fa, quando ero più giovane e chica mala.

Tu hai fatto anche parte del cast di The White Lotus. Com’è stato partecipare a quell’esperienza?

Per ora è stata tra le esperienze più belle della mia vita. Si era creata una dinamica molto famigliare sul set, e ricordo quel mese e mezzo come una parentesi surreale. Non potevo nemmeno immaginare di arrivare a Los Angeles e vincere un SAG, finché non è successo. All’inizio ancora non conoscevo The White Lotus e il mio è stato un ruolo su carta anche piccolo. Poi con le ultime due puntate in particolare, ho iniziato a ricevere una miriade di tag e commenti dall’estero, e ho capito quanto questa seconda stagione fosse iconica da tenere tuttə incollatə. La ricordo ancora come qualcosa di meraviglioso  e inaspettato.

Non posso non chiederti com’è condividere il set insieme a Jennifer Coolidge..

Lo so che sembrano frasi fatte, ma su quel set ho trovato grandissima umanità.  Jennifer è di una generosità enorme e completamente priva di divismo. Si alzava ad orari assurdi e doveva rimanere in attesa un sacco di ore, e non l’ho mai vista sbuffare o lamentarsi. Sempre disponibile e simpaticissima con chiunque. Poi quando iniziava a recitare diventava magnetica: assimilava le indicazioni del regista e switchava in un secondo. Amore totale per lei.

Altri traguardi per il futuro?

Ho iniziato a scrivere uno spettacolo che spero vedrà luce al più presto. Poi chissà cosa bolle in pentola, è un lavoro inaspettato questo qui. Vedremo.

Questa stagione di Drag Race Italia sta piacendo praticamente a tuttə. Come convinceresti chi non l’ha ancora iniziata a guardarla?

Più che convincerli, posso dire cosa si perdono. C’è la possibilità di scoprire un’arte con la A maiuscola come quella drag. Dietro ogni performance e outfit c’è un grandissimo lavoro di cura e cultura. Ti immerge in un mondo colorato e onirico, e sento che se Jung avesse conosciuto una drag l’avrebbe identificata come archetipo di libertà: ti affascina perché è iconica, stupenda, maestosa e allo stesso tempo ti terrorizza perché ti ricorda che puoi manifestarti senza limiti. Penso sia un programma che ti permette di vedere un mondo possibile anche fuori dalla comfort zone.

Alla luce di questi traguardi, cosa diresti al Paolo bambino che si travestiva con le lenzuola?

Gli direi: bravo, ce l’hai fatta. Tutti i tasselli della tua crescita ti hanno permesso di diventare l’adulto che sei oggi, e andarne fiero. Good job, Paolo!

Drag Race Italia 3 è in streaming su Paramount+ Italia.

Foto in evidenza: Cosimo Buccolieri

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