Condizioni della comunità LGBTIQ+ in Italia, così l’alleato USA è stato informato

Persecuzione alle famiglie omogenitoriali, mancanza del matrimonio egualitario e di una legge contro l'odio omobitransfobico, le aggressioni violente e Vannacci: la sintesi alla Sottosegretaria per la Sicurezza Civile, la Democrazia e i Diritti Umani del Governo USA.

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Una tavola rotonda Italia-USA per parlare della condizione della comunità LGBTIQ+ italiana. Dei diritti che mancano. Dei diritti in pericolo. Della persistente persecuzione politica e dei molti episodi di violenza omobitransfobica. Della criminalizzazione della gestazione per altri. E ancora: della mancanza di una legge contro l’odio omobitransfobico, dellla grottesca esistenza sulla scena pubblica di Vannacci, generale pagato dall’esercito italiano che professa una cultura della stigmatizzazione della diversità delle persone LGBTIQ+. Una comunità sotto assedio nel cuore dell’Occidente.

La condizione delle persone LGBTIQ+ italiane raccontate all’alleato USA, con il quale l’Italia sta – tra le altre cose – supportando e finanziando una guerra di difesa della democrazia.

Martedì 26 Settembre, l’ambasciata americana ha accolto vari esponenti della comunità LGBTQIA+ italiana per un incontro con Uzra Zeya, Sottosegretaria per la Sicurezza Civile, la Democrazia e i Diritti Umani del Governo USA.

Presenti Alessia Crocini (Famiglie Arcobaleno), Ivan Scalfarotto (Italia Viva), Mario Colamarino (Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli), Lucia Urciuoli (EDGE), Asia Cione (Libellula) e l’attivista Vladimir Luxuria. Obiettivo: discutere della situazione in cui versano i diritti della comunità LGBTIQ+ in Italia.

Abbiamo chiesto ad Alessia Cicchini di Famiglie Arcobaleno:

Non è la prima volta che rappresentanti della comunità LGBTQIA+ italiana hanno un dialogo con la missione americana; si tratta di una cooperazione duratura, che assume però una connotazione ancora più importante in un momento come questo.

“Abbiamo delineato un panorama preoccupante riguardo alla situazione dei diritti LGBTQIA+ in Italia, mettendo in evidenza un deterioramento delle condizioni – spiega Crocini – Ho sottolineato come l’assenza di riconoscimento dei diritti non sia un fenomeno nuovo, ma che vi sia un’intensificazione degli attacchi e delle limitazioni da parte del governo attuale.

Mi sono focalizzata sulla precaria situazione legale che affligge le famiglie omogenitoriali in Italia, evidenziando la mancanza di diritti fondamentali come il matrimonio tra persone dello stesso sesso, il riconoscimento dei figli alla nascita e le adozioni.. Ho inoltre discusso della proposta di legge Varchi, che potrebbe innescare tensioni diplomatiche tra Italia e Stati Uniti. Questa legge, infatti, mira a criminalizzare la Gestazione per Altri (GPA), una pratica ampiamente accettata e regolamentata negli Stati Uniti”

Sì, perché se la GPA dovesse effettivamente venire criminalizzata nel nostro paese, quale posizione assumerebbero i paesi in cui la pratica è regolamentata e legale?

“L’80% dei bambini nati attraverso la gestazione per altri (GPA) in coppie gay o da genitori single gay nasce negli Stati Uniti – continua Crocini – Questi bambini, grazie alla legge dello ius soli vigente negli USA, diventano cittadini americani al momento della nascita e possiedono un passaporto americano. Quando arrivano in Italia, tuttavia, rischiano di rimanere per mesi senza cittadinanza italiana.

Questo perché l’Italia segue la legge dello ius sanguinis, che attribuisce la cittadinanza in base alla discendenza e non al luogo di nascita. Pertanto, questi bambini devono attendere la registrazione dei certificati di nascita per ottenere la cittadinanza italiana.

La proposta di legge Varchi è però di particolare interesse anche per gli Stati Uniti. Da un lato, l’Italia sta etichettando una pratica legale negli USA come una forma di tortura, sfruttamento, umiliazione e addirittura di compravendita di bambini. Questa è la narrativa promossa dalla destra politica italiana. Dall’altro lato, negli Stati Uniti la GPA è una pratica completamente regolamentata. Come sarà possibile gestirla?

Abbiamo chiesto a Ivan Scalfarotto (Italia Viva):

Qual è stata la sua sintesi della situazione dei diritti della comunità LGBTQI+ italiana all’alleato USA?

Mi è stato chiesto di fornire un quadro politico generale per spiegare i ritardi dell’Italia rispetto al resto del mondo occidentale. Ritardi dovuti in parte dovuti alla composizione del nostro Parlamento, ma anche al fatto che la sinistra italiana ha una forte componente cattolica.

Tuttavia si tratta di un problema ben più radicato. Abbiamo discusso di vari argomenti, della mancanza di una legge contro l’omofobia al matrimonio egualitario, passando per la filiazione e la legge Varchi.

L’Italia è indubbiamente il paese più indietro non solo rispetto al mondo occidentale in senso stretto, ma anche rispetto a molti paesi dell’America Latina come Brasile, Argentina e Messico.

Chi viene dall’esterno si stupisce sempre quando viene a conoscenza della reale situazione del nostro paese. Sono spesso sorpresi di scoprire che un paese come l’Italia, membro del G7 e uno dei fondatori dell’Unione Europea, possa essere così indietro. Nelle mie interazioni con politici stranieri, noto che rimangono spesso perplessi”.

Abbiamo chiesto a Mario Colamarino, presidente Circolo Mario Mieli:

I dati parlano chiaro: abbiamo alle spalle un’estate all’insegna dell’omobitransfobia rampante. Ne avete parlato con Uzra Zeya e gli USA?

“Sì, nel corso dell’anno, il nostro centro antidiscriminazione ha registrato un aumento significativo dei contatti, superando la soglia dei 600. Questa escalation è stata particolarmente evidente durante l’estate, con una crisi acuta che ha colpito soprattutto la comunità transgender.

Io ho portato anche l’esempio del patrocinio al Pride di Roma, che ha lasciato tutti increduli. A livello istituzionale, è preoccupante che un patrocinio potesse essere concesso e poi annullato per un pretesto.

Per illustrare ulteriormente la deriva populista che sta interessando l’Italia, ho anche citato il libro del generale Vannacci. La reazione iniziale da parte di una rappresentante degli Stati Uniti è stata di puro shock.

Nonostante il grande rispetto per le forze armate, gli Stati Uniti hanno una delle amministrazioni più progressiste a livello globale – certo anche loro stanno avendo i loro problemi. Ma in un contesto simile, è impensabile che un funzionario pubblico possa fare dichiarazioni di tale portata.

Ho condiviso queste osservazioni per fornire a un ospite internazionale un quadro complesso e dettagliato del contesto in siamo costrette a operare come associazioni”.

 

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