Coronavirus, John racconta la terribile esperienza del fidanzato: “prendetelo sul serio, fa paura”

La drammatica storia di un 42enne di New York dinanzi al Coronavirus che ha colpito il fidanzato 39enne. Senza assicurazione, e con fatture da 10.000 dollari al giorno.

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3 min. di lettura

Un uomo di New York ha condiviso i dettagli della lotta al COVID-19 da parte del suo compagno, avvertendo tutti della mostruosa pericolosità da infezione da virus. John Giarratano è un produttore televisivo freelance che vive da 10 anni nel Queens con l’amato Brian Zupanick. Quando venerdì 6 marzo Giarratano, 42 anni, ha la febbre, i due si preoccupano ma senza cedere al panico. “Non c’era stata tosse. Nessun respiro affannoso”, ha confessato il 39enne Zupanick. Tuttavia, i sintomi di Giarratano peggiorano il successivo weekend. In 3 giorni la febbre tocca i 39 gradi. Non avendo problemi di respirazione, gli consigliano di non andare al pronto soccorso. Ma la febbre sale ancora, così i due si presentano al pronto soccorso di Howard Beach. All’inizio il personale medico pensa ad un’influenza o una polmonite. Ma poche ore dopo arriva anche la tosse, e il suo respiro diventa affannoso.

“Il giorno dopo mi telefonò per dirmi:” Ho davvero paura. Non riesco a respirare”, ha continuato Brian. “Ero preoccupato perché John è una roccia. Non si ammala mai. Non aveva nessuna patologia preesistente. Hanno fatto controlli su tutto tranne che sul COVID-19. L’ospedale è stato chiuso e nessun visitatore è stato più autorizzato ad entrare. A quel punto, John è peggiorato. Il suo respiro è diventato molto affannoso. Tutto è precipitato così rapidamente. Mi ha chiamato. Stava cercando di parlare, ma non aveva fiato, tanto da non riuscire nemmeno a pronunciare le parole. Mi ha solo detto detto: “Non riesco a respirare. Il medico è qui, anche in terapia intensiva”. E poi ha riattaccato”.

Le condizioni di Giarratano sono presto precipitate, con un immediato ricovero in terapia intensiva al Sinai Hospital di Oceanside, dove è stato intubato e gli è stato somministrato ossigeno. Ma l’ospedale era incredibilmente ancora in attesa dei risultati dei suoi test al COVID-19. Erano stati inviati a un laboratorio nel New Jersey. Quel laboratorio li aveva poi spediti in un altro laboratorio nella Carolina del Nord. Zupanick scopre che risultati potrebbero non arrivare fino a mercoledì 18 marzo.

“Stavamo esaurendo le opzioni in attesa di questo test e la sua salute stava peggiorando”, continua Zupanick. “Ho chiamato di nuovo il laboratorio ed ero tipo “Cosa sta succedendo con questo test? Il mio compagno morirà aspettando”. Non può iniziare il trattamento senza un risultato positivo. Mi hanno detto che avrebbero potuto avere i risultati entro il 20 o 21 marzo. E io gli ho risposto, “Sta per morire!”, e ho riattaccato. Dopo neanche 7 minuti il primario dell’ospedale mi ha chiamato. Avevano ricevuto il test COVID-19 di John, poi ho ricevuto una telefonata dall’amministratore che diceva che il responsabile della malattia infettiva aveva approvato il trattamento senza il test e lo aveva avviato immediatamente. Ero così felice”.

Le condizioni di Giarratano si sono stabilizzate ma sono rimaste critiche. È stato trasferito in un’altra ala dell’ospedale e dopo qualche giorno sotto costante osservazione è migliorato. Tutto questo con l’incubo dei costi. Essendo un libero professionista, Giarratano era in attesa dei canonici 90 giorni per poter beneficiare di una nuova copertura assicurativa. Tuttavia, si è ammalato prima dei fatidici 90 giorni, lasciando la coppia di fronte a fatture esorbitanti. Circa 10.000 dollari al giorno in terapia intensiva, che Zupanick ha provato a coprire tramite raccolta fondi GoFundMe. Ad oggi sono stati raccolti 18.171 dollari, su un target di 150.000 dollari. Tramite aggiornamento social, Zupanick ha ieri dichiarato: John non è più attaccato al respiratore ed è attualmente è monitorato. Anche se abbiamo una lunga strada da percorrere, è davvero un miracolo che ora stia respirando da solo. Sono sopraffatto dall’amore e dal sostegno che abbiamo ricevuto e voglio ringraziare tutti per i pensieri positivi, le preghiere e il supporto continuo”.

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rosario_ferrara 1.4.20 - 22:28

notare che la "terribile esperienza" non sta nel diventare malati ma nel diventare poveri! "gay.it", come logica e come linguaggio, non puo fornire articoli volti a servire il "sistema" ma deve sempre essere una fonte di spunti di riflessione sulle discriminazioni di tipo sessuale ed identitario... qui la poverta e la crisi economica appaiono trasversali a tutte le varie forme di sessualita, anche etero, quindi la natura omosessuale dei soggetti coinvolti era irrilevante ai fini dell' articolo...

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Renzo Loi 1.4.20 - 19:21

spaventoso.

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