Il Corriere continua coi reportage contro la comunità LGBT

La testimonianza di un architetto bolognese di 35 anni usata per tentare di creare l'ennesimo caso mediatico.

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3 min. di lettura

Ormai si è chiaramente creato un fenomeno mediatico: dopo il reportage dei giorni scorsi, su Corriere.it è stata pubblicata una nuova testimonianza sul party gay a base di chem sex. Il grande problema di queste operazioni – che se continuano evidentemente funzionano bene e portano clic – è quello di isolare e enfatizzare alcuni aspetti esistenti nella nostra comunità per alimentare atteggiamenti ostili da parte dei lettori verso l’intera comunità LGBT.

Ecco l’articolo del Corriere pubblicato oggi:

Alberto è un architetto bolognese, ha 35 anni, una buona posizione ed è sieropositivo dal 2010. Qualche anno fa incontra un ragazzo via chat, Hiv e Hcv positivo, si innamora profondamente. Non solo. «All’inizio credevo di poter resistere, finché ci sono cascato anch’io» così Alberto, nome di fantasia, spiega l’inizio della sua esperienza col chem sex, festini a base di sesso non protetto e sostanze sintetiche psicoattive. Rimane incastrato nel vortice degli stupefacenti per circa otto mesi, trascinato dal compagno, addicted da più tempo: «Dormivo e non dormivo, non avevo più fame, non provavo emozioni, mi stavo annullando dentro». La dipendenza si impossessa di lui per otto mesi, poi qualcosa cambia: «Ho avuto paura di morire e ho smesso» ammette con note amare nella voce, ripensando all’ex compagno, ancora nel giro, e alla morte di un amico malato di tumore allo stomaco, dipendente dal chem sex durante e dopo la chemioterapia.

«“Smetto quando voglio” è lo slogan che accompagna chi è nel giro, ma anche “non riesco più a stare senza” – spiega Alberto, raccontando i dettagli dei party al chem sex -. Le feste durano 24 ore, si svolgono soprattutto in casa. Ma abbiamo frequentato anche saune in cui ci offrivano gli stupefacenti e locali di “cruising”, circoli privati con darkroom. Ricordo che in un locale nel Padovano un ragazzo usò il “G” (GHB, Gamma-idrossibutirrato) ed ebbe una reazione avversa, i buttafuori lo accompagnarono in macchina abbandonandolo al suo destino». Situazioni di ordinaria amministrazione: «Ho visto gente collassare, lasciata a dormire in una stanza senza sapere se è viva o morta». Particolari agghiaccianti, rimasti impressi nella mente di Alberto. «In questi festini invitano gente abbiente che paga la droga. Metanfetamine, ketamina, GHB, Popper, Viagra, ghiaccio spray. Ogni tanto cocaina. Chi la porta la infila nei pacchetti di sigarette, nelle mutande, nelle caramelle. Si hanno rapporti sessuali non protetti e quando la serata incomincia a scemare, si chiama altra gente via social per ravvivare l’atmosfera. A fine serata si è stanchi, si diventa irritabili ed è facile che scattino battibecchi. Una volta uno degli invitati mi ha preso a pugni». Il passaparola è soprattutto interattivo tra app come Grindr, Hornet e sms. «Nei social abbiamo dei codici per riconoscerci: nomignoli come “KMS”, chems; “Fun”; maialini o scritte “Bareback”, che significa senza preservativo». Gli invitati sono accomunati da un fil rouge. «Tutti professionisti rispettabili: insegnanti, medici, politici, direttori di locali in voga, giovani di buona famiglia. Il 98% ha rapporti sessuali non protetti e molti dei partecipanti sono sieropositivi. Quindi quando entri in un gruppo “bareback” metti in conto il rischio di contrarre l’Hiv».

Come avverte Andrea Gori, direttore dell’Unità Operativa Malattie infettive dell’Azienda ospedaliera San Gerardo di Monza: «Molte delle nuove infezioni da Hiv hanno come fattore di rischio il chem sex. Nelle comunità gay milanesi, bolognesi e romane si stima che l’8% lo pratichi, percentuale in aumento». I rischi sulla salute sono tangibili: «Associare farmaci antiretrovirali e chems può far diminuire l’efficacia dei farmaci, aumentare gli effetti collaterali così come la tossicità degli stupefacenti». Lo conferma Andrea Calcagno, uno dei “super” ricercatori under 40 recentemente premiato a Seattle con il CROI-Icar Adwards 2017: «Gli studi confermano come un alto numero di persone sieropositive pratichi chem sex, un fenomeno particolarmente diffuso a Londra e Berlino, in aumento in Italia». Dalle ricerche cliniche emerge come i tre chems più utilizzati siano il “G”, il “Crystal Meth” e il “Mefedrone”, spesso associati tra loro, quasi sempre uniti al “Viagra”. «Il G stimola la libido, ma associato al Viagra aumenta il rischio di tossicità sistemica (dolore toracico, tachicardia, cefalea, fame d’aria, ndr). Il Crystal Meth invece è uno psicostimolante, utilizzato per prolungare i rapporti sessuali. Il rischio è lo sviluppo di psicosi con allucinazioni e paranoia, crisi d’ansia, alterazioni del ritmo sonno-veglia». Infine il Mefedrone, venduto con la terminologia “sali da bagno”: «Richiede multiple somministrazioni per mantenere l’effetto stimolante e crea forte dipendenza, come il Crystal Meth». E se al cocktail di sostanze si associano i farmaci antiretrovirali, il risultato può mettere a rischio la vita: «Molti farmaci antiretrovirali agiscono sui citocromi, enzimi del metabolismo, rallentando il loro funzionamento. Questo può portare a un sovradosaggio dei chems, metabolizzati più lentamente, col rischio di incorrere nell’arresto respiratorio, coma e morte».

https://www.gay.it/attualita/news/chemsex-corriere-milano-gay?from=widget-no-title

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Giovanni Di Colere 3.3.17 - 22:25

Ci sono mezzo milione di coppie gay conviventi ma qualche centinaia di omosessuali da additare come gli ebrei nel 1933 fanno fare più click sul corriere della sera. Tutto comincia così poi qualcuno passerà alle vie di fatto come diceva Montanelli "quando qualcuno incita all'odio prima o poi qualcun altro mette in pratica".. Attenderemo inutilmente che il corriere della sera parli degli 8 milioni di eterosessuali al 90% padri di famiglia vanno a prostitute non usano preservativi si drogano.. Non fa notizia.

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Raffaele Tagliaferri Poynter 3.3.17 - 19:35

Possibile che qualsiasi cosa venga scritta sul mondo gay lo si veda come un attacco? Non è mettersi contro la comunità Lgbt è GIUSTA INFORMAZIONE!

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Jezekael 3.3.17 - 13:48

Io non trovo nulla di male che i giornali si occupino anche di queste cose, il problema sono i lettori in malafede e che cercano un qualsiasi pretesto per dare addosso ai gay...quando poi ovviamente droghe e sesso di gruppo non sono una prerogativa dei gay. Comunque che squallore quelle persone che hanno bisogno di drogarsi per fare sesso...

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Steve Pearl 3.3.17 - 12:08

La redazione di gheipuntoit dovrebbe rimboccarsi le maniche e fare un reportage su questo fenomeno. Raccontatelo dal punto di vista della comunità lgbt... pensate di arrivare ad una narrazione diversa? La libertà di ogni singolo individuo di fare quello che vuole è sacrosanta... come pensate di difendere questa verità?

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