Cosa succede quando la società impone il “modello cisgender” come norma? In questo articolo approfondiremo due concetti fondamentali in tema di non binarismo di genere: cismimetismo e cis passing. Scopriremo in che modo influenzano la vita delle persone che non si conformano al binarismo di genere.
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Che cosa significa, innanzitutto, “cisgender”?
Prima di addentrarci nei concetti di cismimetismo e cispassing, è utile capire che cosa vuol dire “cisgender”. Con “cisgender” si indicano tutte quelle persone la cui identità di genere corrisponde al sesso assegnato loro alla nascita. In sostanza, se nasci in un corpo femminile e ti riconosci come donna, oppure nasci in un corpo maschile e ti riconosci come uomo, allora rientri nella definizione di persona cisgender. Questa parola si contrappone a “transgender” e “non binary”, termini ombrello che includono chi non si identifica con il genere associato al proprio sesso biologico.
In una società cisnormativa, l’idea che essere cisgender sia la normalità (e dunque l’unica opzione), quindi che se si nasce biologicamente uomo si debba per forza percepirsi uomo, domina spesso il dibattito e influenza le politiche e perfino l’accesso alle cure mediche.
Che cos’è il “cismimetismo”?
Il termine “cismimetismo” descrive il tentativo – spesso imposto, altre volte desiderato – delle persone transgender e/o non binarie di adeguarsi il più possibile alle aspettative sociali (come, ad esempio, quelle relative all’abbigliamento) relative al sesso assegnato alla nascita.
In altre parole, la persona che percepisce un’identità di genere differente da quella tradizionalmente riconosciuta (uomo o donna) si sforza di “mimetizzarsi” tra la maggioranza cisgender, in modo da evitare discriminazioni, sguardi giudicanti o addirittura aggressioni fisiche e psicologiche.
È importante sottolineare che il cismimetismo non riguarda solo l’aspetto estetico (come l’abbigliamento o il trucco), ma anche i comportamenti, il modo di parlare, i gesti e persino i percorsi medici. Non sempre chi cerca di “mimetizzarsi” lo fa per scelta personale: spesso è una strategia di sopravvivenza in ambienti ostili o in contesti familiari, lavorativi o scolastici dove la diversità di genere non è ben accolta.
In Italia, l’iter per cambiare documenti e nome legale (basato sull’obsoleta legge 164/82) tende a essere estremamente “cismimetico”: chi si sottopone alla procedura legale deve in qualche modo “convincere” giudici e medici di essere abbastanza “uomo” o “donna” per meritare il cambio di sesso anagrafico. Questo approccio si scontra con la varietà dei vissuti di chi è una persona non binaria che può non desiderare necessariamente adeguarsi ai canoni estetici più comuni. Ci sono persone non binary che desiderano fare dei percorsi di microdosing ormonale, una terapia che permette di effettuare cambiamenti fisici sottili e graduali, rispetto a interventi più drastici quali possono essere la torsoplastica o mastectomia mascolinizzante.
Che cos’è il “cispassing”?
Se il cismimetismo è il processo di adattarsi a ruoli e aspettative cis, il “cispassing” è il risultato di questo processo: consiste nell’essere percepitə dalla società come una persona cisgender. È un concetto utilizzato soprattutto in riferimento alle persone trans e non binary che, volontariamente o meno, riescono a “passare” per uomo o donna cis senza destare sospetti sulla propria identità di genere non conforme alla norma cis.
Da un lato, il cispassing può offrire un vantaggio concreto: chi passa inosservatə come cisgender può subire meno discriminazioni, violenze, o misgendering (essere chiamatɜ con pronomi o appellativi errati). Dall’altro, però, può portare a una sorta di invisibilità della propria identità di genere. Le persone non binarie, ad esempio, si vedono costrette a scegliere un’espressione di genere più tipicamente maschile o femminile al fine di essere socialmente tollerate, perdendo così la possibilità di esprimere la propria identità in modo autentico.
Inoltre, passare per persone “cis” può generare iniquità all’interno della stessa comunità trans e/o non binary: chi riesce a “cispassare” gode di privilegi che altrɜ, con corpi o tratti meno conformi alle aspettative di genere, non hanno. Ciò può creare tensioni tra persone trans e/o non binary: le persone che “cispassano” sono spesso stigmatizzatɜ o consideratɜ “meno credibili” nel proprio percorso di affermazione di genere.

Il motivo principale è la cisnormatività, cioè l’idea che la norma, la regola di base, debba essere quella cisgender. Qualunque corpo o identità di genere che si discosti da tale norma viene considerato “sbagliato”, “strano” o “anomalo” e deve, se non sparire, almeno cercare di adeguarsi per non dare nell’occhio. Per una persona non binaria, quindi, si aggiunge un ulteriore strato di difficoltà: non solo non è accettata se non si conforma al genere di nascita, ma non è neppure riconosciuta dalla legge nel suo essere “altro” rispetto alla dicotomia uomo/donna.
Questo si riflette anche nelle pratiche ospedaliere e nei rapporti con professionistɜ (psichiatrɜ, endocrinologɜ, ecc.), che spesso concedono il “via libera” al percorso medicalizzato di affermazione di genere solo se la persona rispetta il modello binario e promette un cambiamento fisico (ormoni, chirurgie) finalizzato a raggiungere un aspetto più vicino possibile all’“uomo cis” o alla “donna cis”. Chi non è interessatə a tali modifiche o ne desidera di parziali – come nel caso di chi fa microdosing di ormoni – fatica a ricevere un sostegno medico adeguato.
Come influiscono le leggi in Italia sulle persone non binarie?
In Italia, la legge 164 del 1982 regola il cambio di sesso anagrafico, ma è pensata per persone che intraprendono un percorso canonico di transizione/affermazione di genere da “uomo” a “donna” o viceversa. Nulla, in questo impianto normativo, contempla l’eventualità che una persona possa non riconoscersi né come uomo né come donna, o desiderare solo alcuni aspetti del percorso medico.
La giurisprudenza più recente (grazie ad alcune sentenze della Corte di Cassazione e di quella Costituzionale) ha ammesso la possibilità di ottenere la rettifica dei documenti anche senza l’intervento chirurgico sui caratteri sessuali primari, ma restano forti ostacoli pratici. La persona trans – binaria o non binaria che sia – deve comunque presentare pareri di psichiatri e psicologi, in un sistema definito da molte persone come “transificio”, dove spesso professionisti etero-cis si arrogano il diritto di decidere chi sia abbastanza “serio” o “conforme” per procedere con la transizione/affermazione di genere legale.
Per le persone non binarie, la strada è ancora più in salita, poiché la legge non prevede alcun riconoscimento di genere neutro o non binario. Ciò costringe chi non si sente né uomo né donna a scegliere uno dei due estremi binari, se desidera ottenere documenti che riflettano almeno in parte la propria identità di genere.
Fonti e risorse utili
- Corso d’istruzione popolare per il recupero dell’adulto binario – PDF (Docente Nathan Bonnì)
- “Essere non-binary. Taccuino per psicologз contemporaneз“. Di Nadia Santini · 2024
- Cosa significa non binary in parole semplici – Gay.it
- Cosa significa transgender in parole semplici – Gay.it
- Cosa significa non med? E cosa vuol dire per le persone non binary – Gay.it
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