Diego Passoni: «Che fatica essere gay in televisione!»

Il nuovo programma televisivo, l'essere sempre un compagno perfetto, la promiscuità ad una certa età e la sua passione per il Movimento 5 Stelle.

diego passoni
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6 min. di lettura

Partirà stasera alle 21.10 su Fox Life la prima di dodici puntate del nuovo talent show Dance Dance Dance.

Il format, che vedrà sei coppie di VIP sfidarsi a colpi di ballo davanti a tre giudici d’eccezione e su un palco di seicento metri quadrati con più di settanta scenografie, tra le quali spunta anche una piscina da duecento litri d’acqua, sarà condotto dall’irriverente Diego Passoni e da Andrea Delogu. Con la voce (oramai) storica di Radio Deejay abbiamo parlato del programma, dei suoi concorrenti, della sua collega, di Pechino Express, del suo essere un compagno perfetto, ma anche di meritocrazia, di promiscuità e del perché di tutto questo suo amore nei confronti del Movimento 5 Stelle.

Finalmente un programma tutto tuo ed in prima serata su Fox Life

Ebbene sì, a 40 anni suonati sono pronto per condurre in prime time!

Cosa avrà Dance Dance Dance rispetto a tutti i programmi di ballo in circolazione?

Questo talent fa rivivere le coreografie più iconiche di video, concerti e film, per cui è impossibile non sentire un fremito appena parte l’intro di Dirty Dancing o ancor più quello di Vogue. Se lo guardassi da casa, sarei sempre in piedi a rifare i passi anche io. Lo studio beneficia di una tecnologia nuova, con una cosa che si chiama realtà aumentata, e di un corpo di ballo pazzesco. La grossa differenza rispetto ad altri talent, comunque, è che in questo non ci sono conduttrici bionde. Il resto, invece giudicatelo voi guardandolo.

Conoscevi già la tua compagna d’avventura, Andrea Delogu?

Andrea l’ho intervistata a Dimmi Quando, il programma pazzesco che conducevo per DeejayTv, in occasione dell’uscita suo libro “La Collina”, ma al di là di un’impressione iniziale non sapevo che persona fosse.

Si dice che quando si è in due a dividere lo stesso palco, ci sia sempre un’accesa rivalità. In questo caso?

Vuoi chiedermi chi di noi è la Cuccarini e chi la Martinez?

Non essere diplomatico, te ne prego..

Infatti ci odiamo, fuori dal palco nemmeno ci salutiamo, e cerco sempre di farla cadere dalle scale! La vera verità è che siamo entusiasti di questo progetto, e da parte mia posso dirti che ho trovato una ragazza precisa, collaborativa e capace. Sono felice di lavorare con lei, ci stiamo trovando benissimo.

Diego Passoni: «Che fatica essere gay in televisione!» - DDDAnce conduttori - Gay.it

Tra le coppie dello show c’è qualcuno davvero portato per il ballo? 

Qualcuno era già avvantaggiato per i trascorsi, altri si stanno trasformando fisicamente, ma soprattutto interiormente. La danza è una musa, ti seduce, e passo dopo passo ti fa innamorare di lei.

E qualcuno assolutamente negato?

Sì, qualcuno è decisamente poco portato e sta lottando con i suoi limiti, con risultati alterni, come vedrete.

Che poi, se vogliamo, questo è un tuo ritorno nel mondo del ballo. O sbaglio?

Ma certo! Io nasco ballerino e tornare ai miei esordi in tv è il famoso cerchio che si chiude, non trovi?

La tua vita, per certi versi, è sempre un binomio perfetto. In primis con La Pina a Radio Deejay, poi con Cristina Bugatty a Pechino Express ed ora con Andrea su Fox Life. Ti senti davvero il compagno ideale?

Non sono un compagno facile. Cerco di ascoltare, di essere educato sempre, di rispettare i modi e gli spazi dell’altro, ma ho tanti difetti. Di solito li dichiaro sin da subito, e cerco di essere franco in quello che dico, senza ferire gratuitamente. Sono collerico, e mi indigno per questioni di principio. Ma credo nelle strade condivise, quindi in quelle percorse almeno in due.

A Pechino, piuttosto, la tua squadra ha conquistato il cuore di tutti, nonostante la vittoria sia andata altrove. Qual è stato il vostro ingrediente vincente?

Mi permetti di ringraziare tutti quelli che manifestano ancora affetto per noi Contribuenti? Credo che sia stato apprezzato il modo leggero con cui abbiamo affrontato la gara e l’attitudine all’ascolto verso chi abbiamo incontrato. E poi il nostro cercare di ridere, anche quando non ne avresti motivo, perché sei in un viaggio unico e straordinario, e comunque sei sempre dalla parte di quelli fortunati.

Pechino era partito col botto, per poi perdersi per strada. Non pensi che la scelta di metterlo contro il Grande Fratello Vip sia stata un tantinello controproducente?

Eh, la lotta degli ascolti è stata impari, ma credo che molto abbia fatto anche la programmazione di Rai 3, per esempio, che contro Pechino ha messo Report. Chi ama l’informazione approfondita ama anche Pechino, che ritiene un programma di qualità, ma tra i due sceglie Milena Gabbanelli. Lo farei anche io.  Che poi Pechino lo replicavano su Rai 4, ma quegli ascolti non li calcolano! E comunque abbiamo fatto più cose a letto Lory Del Santo ed io in una notte, che la Marini e Bettarini in tutto il Gf Vip.

Si parla sempre più di meritocrazia. Pensi che la vita lavorativa ti stia premiando nel modo giusto?

Io sono più che fortunato e grato per quello che ho avuto e che ho, anche e soprattutto perché è tutto frutto di un percorso e non di raccomandazioni o aderenze. Questa proposta mi è arrivata in un momento in cui sono grande, dopo quindici anni che faccio questo lavoro. Certo non devo arrivare io a rilevare una serie di ostacoli alla meritocrazia in Italia, ma ne approfitto per segnalarne uno: in televisione esiste una sorta di soffitto di cristallo per gli omosessuali dichiarati, che possono aspirare a fare gli autori,  o al massimo gli opinionisti. E spesso con la richiesta di essere quel tocco di creativo-speciale-sopra le righe che autoghettizza, conferma gli stereotipi in chi guarda, e fa bene solo ai pregiudizi.  Difficilmente in televisione a un gay dichiarato viene riconosciuta l’autorevolezza per condurre un programma per tutti o per fare, per esempio,  il regista. In questo Cronache Marziane e Pechino con Costantino sono stati per me motivo di orgoglio. Sottolineo che alcuni degli agenti tv superpotenti, che rappresentano anche note icone gay, in realtà  quasi si fregiano di non rappresentare omosessuali. Per questo sono ancor più grato a Fox e ad Alessandro Saba, nuovo direttore, per avermi scelto.

Diego Passoni: «Che fatica essere gay in televisione!» - 2W3A0024 - Gay.it

Sui social, hai più volte difeso e sostenuto il Movimento 5 Stelle. Cos’è che allontana così tanto la comunità gay dal partito di Grillo?

Io sono grato al Movimento di aver realizzato una cosa folle per gli italiani: risvegliare la responsabilità di cittadini. Siamo per tradizione un popolo che preferisce pagare molto qualcun altro per occuparsi della “cosa pubblica”, invece ho visto un sacco di gente comune interessarsi, alzare il sedere dai divani e raccogliere firme, andare a chiedere chiarimenti, pretendere di essere rispettati. Il motto iniziale era: “Se pensi di saper fare meglio di noi, sei il benvenuto, abbiamo bisogno di te”.  Ed è indubbio che il richiamo alla decenza e alla trasparenza sia arrivato più o meno a tutti i partiti grazie alla loro pressione. Io sono di sinistra, e lo sono al punto che non ho paura di perdere la mia identità politica se do fiducia a chi non agita la bandiera con il vessillo, ma magari la incarna, anche ingenuamente. Invece di scendere a patti con i palazzinari e le banche, la sinistra che amo è dalla parte dei cittadini e non dei così detti poteri forti. E posso aggiungere una cosa?

Devi..

Il flop del referendum ha smascherato l’atteggiamento da impuniti e la scelta di testimonial snob e respingenti del Pd. La causa maggiore dell’ascesa degli estremismi è il fallimento della sinistra, purtroppo. E non solo in Italia. Adesso però sarà il caso che il Movimento 5 Stelle dimostri di saper fare qualcosa. Ora o mai più!

Ti sei mai chiesto perché il mondo gay condanna sempre chi non la pensa esattamente come loro?

I rappresentanti dei movimenti omosessuali sono stati sempre in lotta tra loro, molto colpevolmente. E sono scesi in piazza per rivendicare solo i propri interessi. Se io combatto per le discriminazioni, le combatto tutte, anche quella verso i figli di immigrati che non hanno diritti e verso i disabili prigionieri di città barricate di barriere architettoniche. Allora saremmo molti di più e tutti più uniti. Ma mi dicono che la mia visione politica è troppo romantica. È che ci credo.

Vedi la Sinistrissima Barbara Alberti in merito all’utero in affitto, poi Lorella Cuccarini con le adozioni  e, infine,  la Ripa di Meana quando parla di una certa promiscuità..

Che poi, perché gli omosessuali cercano sempre una regina per pendere dalle sue dichiarazioni? La genesi dell’icona è una specialità tutta gay, ma anche un limite ad un pensiero più maturo. E’ un po’ la differenza tra i devoti di Padre Pio in cerca del miracolo, e chi si prende la Bibbia e se la legge, tutta. Mi spiego? C’è ancora troppo bisogno di inginocchiarsi davanti ad una regina per essere cittadini a schiena dritta. Comunque difendo la libertà di chi hai citato e di tutti di esprimersi liberamente, certo è che alcune, senza far nomi, che hanno campato in tempi bui ricantando i loro successi del tempo che fu in tutte le disco gay d’Italia, con le loro dichiarazioni o con le loro candidature nell’estrema destra, si sono smascherate e dimostrate per quello che sono in realtà. 

Che poi quanto c’è di vero in quel che asserisce Marina Ripa di Meana?

La promiscuità è stata innanzitutto la sua, da quanto ha scritto e dichiarato. Poi ognuno fa per sé.  Ma francamente della sua vita sessuale non me ne frega un emerito nulla.

Tu sei mai stato un uomo promiscuo?

Sì, a tratti, in gioventù.

Diego Passoni: «Che fatica essere gay in televisione!» - 2W3A0688 - Gay.it

E’ da tempo che ti si vede in giro assieme al tuo compagno. Non vi passa per la testa l’idea di sposarvi?

Speriamo presto! Intanto pensiamo a quando unirci civilmente.

 

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Giovanni Di Colere 21.12.16 - 21:45

In bocca al lupo anche se non lo vedrò llperché per farlo dovrei fare l'abbonamento televisivo a sky cioè dare i soldi a chi coi suoi giornali reazionari e populisti ha fomentato in Inghilterra la Brexit e la xenofobia. E a differenza dell'intervistato non amo i populisti xenofobi e sono dalla parte dei centomila italiani che rischiano di perdere il lavoro in Inghilterra

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