Dive, a teatro Priscilla torna Mariano, l’intervista: “Prima di essere drag devi essere attivista. Mai da Barbara d’Urso”

Prima di Drag Race Italia aveva deciso di mollare tutto. Poi l'improvvisa telefonata, casuale come l'approdo al Jackie 'O di Mykonos. E ora Mariano Gallo, alias Priscilla, arriva a teatro, raccontandosi a noi con straordinaria onestà.

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Dive, a teatro Priscilla torna Mariano, l'intervista: "Prima di essere drag devi essere attivista. Mai da Barbara d'Urso" - DIVE - Gay.it
Dive, a teatro Priscilla torna Mariano Gallo, l'intervista
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Dive, a teatro Priscilla torna Mariano, l'intervista: "Prima di essere drag devi essere attivista. Mai da Barbara d'Urso" - Dive - Gay.it

Arriverà venerdì 15 aprile e rimarrà in cartellone fino a mercoledì 20 aprile al teatro Marconi di Roma Dive di Mariano Lamberti, spettacolo tratto da un’opera teatrale di Roberta Calandra con protagonisti Tiziana Sensi, Caterina Gramaglia, Marit Nissen e Mariano Gallo alias Priscilla, conduttore e giudice di Drag Race Italia. I quattro interpreteranno Greta Garbo, Mercedes De Acosta, Marlene Dietrich e il fotografo Cecil Beaton.

Una documentatissima scorribanda nella Hollywood dei ruggenti anni ’30 fino all’intervento del codice Haynes, amori saffici “in the closet”, tradimenti, solitudine, passione, censura, religione. Nel clima asfissiante delle limitazioni imposte dal codice Haynes, si sviluppano sul palco personalità indimenticabili e fuori dal comune, a riprova che la creatività più alta può fiorire sfidando il limite imposto dalle convenzioni del tempo. La riscrittura registica di Mariano Lamberti ha stravolto i parametri del divismo ispirandosi alle Ballroom tipiche della cultura underground anni ‘80 newyorkese, anni in cui la comunità LGBT Plus, emarginata per condizioni sociali e un incipiente arrivo del virus dell’Hiv, ebbe modo di riscattarsi rifacendosi alle dive dell’epoca.

A suggellare questa particolare scelta stilistica il regista ha voluto Mariano Gallo, alias Priscilla, nei panni di un particolarissimo Cecil Beaton. Proprio con Mariano, da un decennio “regina” greca, abbiamo voluto parlare, per scoprire Dive, l’universo Drag Race Italia e il sottobosco drag italiano, con l’incredibile storia vera che l’ha visto tramutarsi del tutto casualmente in Diva di Mykonos.

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A metà aprile sbarchi a teatro insieme a Greta Garbo, Mercedes De Acosta e Marlene Dietrich, interpretando Cecil Beaton. Cosa è Dive?

Dive è la storia più o meno sconosciuta di questi personaggi. È tutto quello che il grande pubblico non sa. Queste dive, rimaste immortali, avevano una vita privata fatta di sofferenze, privazioni. Erano sessualmente disinibite, ma non per limitazioni sociali. La società dell’epoca era forse più transigente e preparata, il problema erano i contratti che avevano con le major, rigidissimi. La MGM, per dirne una, che aveva in esclusiva Garbo, aveva un contratto sulla sua persona, e non solo sul personaggio. Loro decidevano tutto, dal peso all’aspetto fisico fino al colore dei capelli. Queste limitazioni le portavano nel privato ad esagerare. Erano libertine, promiscue, bevevano, si drogavano, frequentavano circoli sessuali. Tutto ciò aveva poi ripercussioni sulla loro vita artistica, perché iniziavano a perdere colpi. Non a caso Greta Garbo si ritira dalle scene seppur giovanissima, in quanto infelice.

Tu interpreterai Cecil Beaton, che molti probabilmente non conosceranno. Vedremo quindi sul palco Mariano Gallo svestito degli abiti di Priscilla?

Il mio personaggio è fuori dalla mia zona di comfort, è molto stimolante. Qui non c’è Priscilla. C’è Mariano che interpreta un personaggio e a questo personaggio presta alcune cose di Priscilla, che ha un suo carattere definito, costruito negli anni. Da lei dovrò estrapolare solo quei lati caratteriali che assomigliano al carattere di Beaton. È una ricerca preziosa. Beaton è stato un fotografo e un dandy, un uomo molto libertino nel modo di vestire, di parlare ed atteggiarsi. Da attore devo avvicinarmi al personaggio con rispetto, presto quello che serve a lui. Cecil è la via di mezzo tra Mariano e Priscilla che mai avevo studiato. Priscilla è esuberante ed eccentrica, mentre Mariano è riservato, timido, amo la solitudine. Ho dovuto trovare una via di mezzo per fare Beaton.

Mariano Lamberti ha preso l’opera teatrale di Roberta Calandra, inizialmente ambientata negli anni ’30, e l’ha trasportata negli anni ’80 delle ballroom tornate recentemente d’attualità grazie a Pose.

Non tutta l’opera è stata trasportata negli anni ’80. Sono state prese caratteristiche precise degli anni ’80, che ci sono rimaste addosso. La nascita delle ballroom, del vogueing e l’avvento dell’HIV. Mariano ha scelto queste tre cose rappresentative di un decennio e l’ha portate sul palco. Vedremo quindi queste tre dive scontrarsi in una ballroom, con Beaton presentatore della ballroom, come Billy Porter in Pose.

E cosa c’entrano le dive degli anni ’30 con il vogueing e le ballroom degli anni ’80?

Tutti i personaggi che frequentavano le ballroom si sentivano protetti perché fuori si correvano rischi per l’omofobia e il proliferare dell’HIV causa prostituzione a cui molti ragazzi dovevano affidarsi perché cacciati di casa in quanto gay. C’erano poi le donne trans* e le drag queen che avevano la possibilità di far vivere la diva che c’era in loro. Vivevano un sogno, rifacendosi proprio alle dive degli anni ’30, alle loro pose plastiche. C’è questa grande connessione tra le dive di un tempo e la comunità queer che negli anni ’80 si ritrovava nelle ballroom. Mariano ha scelto me perché un po’ rappresento la comunità LGBTQ+ e perché se pensi alle ballroom pensi anche alle drag queen.

Il divismo degli anni ’30 del ‘900 si può dire ormai scomparso, con i calciatori e gli influencer a soppiantare le star cinematografiche di un tempo. Quali sono state le tue Dive, in età adolescenziale, e quali credi siano le vere Dive di oggi. Se ce ne sono…

Ho un’idea di diva un po’ più semplice rispetto alla norma. Per me una diva o un divo è un personaggio di talento che non ha sempre bisogno di stare sotto le luci della ribalta. Associo il divismo alla timidezza. Per me la diva di oggi è Meryl Streep, talentuosa ma mai alla continua ricerca dell’apparire. Le interessa mostrare il suo talento, e stop. Questa per me è la Diva. Prima invece il divismo era associato all’apparire. Anche oggi, le cosiddette ‘dive’ sono quelle che sono ovunque, bisognose di scandali e gossip. Le dive degli anni ’30 erano invece come la mia Meryl Streep, perché nel privato volevano essere lasciate in pace. Oggi come oggi, causa social, tutto questo l’abbiamo perso. Il divismo ‘discreto’ non esiste più, possono permetterselo solo attori e attrici di una certa età, che erano già divi in partenza. Perché diva lo sei, lo nasci, non puoi diventarlo, lo sei di indole, personalità e carattere. Non sei diva perché hai tanti follower, ma perché c’è del talento alla base e sei sicura di esserlo, sei diva quando sai riconoscere quando è il momento di apparire e quando è il momento di rimanere in disparte.

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Da anni sei l’assoluta Diva di Mykonos, stella del Jackie’O.

Io non mi sento diva, ma ad esempio a Mykonos facevo lo spettacolo e poi sparivo, il pubblico non mi vedeva mai in spiaggia o in giro per locali. Volevo che Priscilla esistesse solo sul palco. Grazie a questo atteggiamento hanno iniziato a chiamarmi la Diva, ma non ho ancora capito se fosse un complimento oppure no.

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Com’è nata questa straordinaria storia, che ti ha reso Regina tra le drag dell’Isola.

Per puro caso. Ero molto stanco di lavorare in Italia, perché era una lotta continua con il pubblico che continuava a chiamarmi ricchi*ne, fr*cio. Era un continuo combattere con i gestori dei locali che non ti davano la possibilità di lavorare al meglio, sul palco. Mi ero anche stancato di esibirmi solo nei locali gay, lo trovavo ghettizzante. Sono andato a Mykonos in vacanza per la prima volta, a giugno, ero da poco tornato single. Il Jackie O’ Beach era ancora chiuso, quindi la sera andavo al Jackie ‘O a bere. Parlando con il cameriere, che ora è diventato il general manager del Jackie O’, gli chiesi quando avrebbero aperto il Jackie O’ Beach. Mi disse che stavano cercano ancora del personale, comprese delle drag. Ne volevano una italiana, perché a Mykonos è pieno di italiani, e mi chiese se conoscevo questa Priscilla, di cui tutti parlavano. Ho ancora i brividi a parlarne. A quel punto gli feci vedere una foto di Priscilla sul telefonino, e lui mi disse “sì è lei, puoi darmi il suo contatto?”. E io gli risposi, “puoi parlare con me”. “Sei il suo manager?”, fece lui. “No, sono io, sono Priscilla”, rispose. All’epoca ero in vacanza, con la barba, non ci voleva credere che fossi proprio io. Chiamò il manager del Jackie ‘O e dopo 2 giorni ero sul palchetto del bar ad esibirmi con “Let’s Get Loud” di Jennifer Lopez. La mia prima esibizione. E non avevo niente con me, ero in vacanza. Recuperai un paio di scarpe 39 e io porto il 42, il make-up me lo prestò un’altra drag. Ero terribile ma feci lo spettacolo e a seguire una cosa che nessuno aveva mai fatto prima a Mykonos. Intrattenere il pubblico dopo lo show. Una novità che all’inizio ha destabilizzato lo staff e il manager, ma davanti al pubblico che apprezzava mi hanno chiesto di rimanere per tutta la stagione. Sono tornato in Italia, ho impacchettato Priscilla e dopo 10 giorni ho iniziato la stagione proprio il primo giorno che hanno aperto le porte del Jackie ‘O Beach.

Dive, a teatro Priscilla torna Mariano, l'intervista: "Prima di essere drag devi essere attivista. Mai da Barbara d'Urso" - D Drag Race Italia Chiara Francini Priscilla Tommaso Zorzi - Gay.it

Storia da cinema, sembra una sceneggiatura. Nell’ultimo anno ti abbiamo finalmente visto in tv grazie alla prima storica edizione di Drag Race Italia. Come ci sei capitato.

Ti dico una cosa che non ho mai detto a nessuno. Gli ultimi due anni sono stati difficili per tutti. Per noi che lavoriamo nell’intrattenimento a maggior ragione. Dopo il secondo lockdown sono entrato in crisi, perché ho 45 anni, perché stare senza lavoro è complicato, ti chiedi cosa hai costruito nella vita. Avevo deciso di salutare Priscilla. Ho iniziato a fare le consegne, a dare lezioni di italiano ai ragazzi stranieri che dovevano fare il permesso di soggiorno, ho fatto il driver. Ho fatto un po’ di lavoretti per racimolare un po’ di soldi per far fronte alle spese. In quella settimana di profonda crisi in cui ero depresso, perché mi dispiaceva dover ammettere che dovevo porre fine a 20 anni di gavetta in cui ho fatto matrimoni, comunioni, sagre, locali di ogni tipo, 10 anni a Mykonos e un anno in Sud Africa, è arrivata la chiamata di Drag Race. Mi chiamano da Ballandi e mi dicono che mi avevano scelto per partecipare a Drag Race. Ma io ero convinto che avrei partecipato in qualità di concorrente. Mai avrei pensato al ruolo di giudice. Da quella prima chiamata alla prima riunione dal vivo passa un mese. In quel mese ho iniziato a pensare ai costumi che dovuto fare in gara, mi sono visto tutte le puntate di tutte le edizioni di Ru Paul’s Drag Race. Poi arriva la prima riunione di produzione dove trovo i responsabili di Discovery e di Ballandi, Chiara Francini con il suo agente e Tommaso Zorzi con il suo agente. E io da solo, con il mio zainetto. La prima cosa che penso è che fosse un provino. Poi mi consegnano il copione e inizio a leggere Priscilla, Tommaso e Chiara. Mi fermo, con il cuore in gola, fermo tutti e chiedo: “Ma io, che devo fa?”. E qui scopro di essere uno dei tre giudici.

Dive, a teatro Priscilla torna Mariano, l'intervista: "Prima di essere drag devi essere attivista. Mai da Barbara d'Urso" - Priscilla Mariano Gallo - Gay.it

Che esperienza è stata.

È stata la mia prima esperienza televisiva, ero molto nervoso. Ho sentito una grossa responsabilità, e non solo nei confronti di me stesso, perché per una drag presentare Drag Race è tutto, ma soprattutto nei confronti del pubblico. Questa era l’occasione giusta per tornare in Italia e farlo nel modo migliore, spiegando al pubblico cosa sia l’arte drag, con intelligenza, in tv, dove sappiamo che sembra quasi che una cosa venga legittimata, nel momento in cui appare sul piccolo schermo. Una forte responsabilità nel far avvicinare il pubblico all’arte drag nel miglior modo possibile.

E questo credi sia avvenuto?

Sono onesto. In alcuni casi ci siamo riusciti, in altri casi no. Abbiamo fatto degli errori di valutazione, dovuti all’inesperienza, mia come conduttrice e anche nel gruppo di lavoro, perché questo è un argomento talmente nuovo in ambito televisivo per l’Italia che tutti ci siamo messi in gioco. Quindi è successo che chi era già appassionato di arte drag si è avvicinato con uno spirito molto critico, com’è giusto che fosse. Chi non ne sapeva nulla si è invece avvicinato con uno spirito più comprensivo, perdonando le sbavature e apprezzando la novità. La cosa più bella è stato ricevere i messaggi da parte di donne che hanno guardato Drag Race con i propri figli, ragazzi e ragazze che mi hanno inviato foto di nonni e genitori che guardavano Drag Race. Se siamo riusciti a far cambiare idea anche a solo 10 persone, ne è comunque valsa la pena.

A posteriori, cambieresti alcune scelte fatte e decisioni prese nei confronti di alcune concorrenti?

Sì, sono onesto. Farei scelte diverse oggi. Sono stato scelto per Drag Race anche perché estraneo al panorama drag italiano, per la mia imparzialità. L’ultimo concorso che ho organizzato in Campania è stato più di 10 anni fa. Le drag giovani proprio non le conoscevo. Di nome conoscevo Farida, e Ivana Vamp perché ho partecipato al suo programma tv in qualità di ospite. Mi sono approcciato a loro con un atteggiamento troppo permissivo, non hanno avuto timore di me. Questo non le ha stimolate abbastanza. Ora mi sono fatto un’idea molto più vasta del panorama drag italiano attuale. Le nuove generazioni sono un po’ troppo presuntuose. Spesso cominciano questa professione come puro divertimento, iniziano subito ad esibirsi, non fanno la gavetta e si sentono arrivate. Esibendosi sempre negli stessi posti vengono acclamate, sono amatissime dal pubblico che le vede ogni settimana. Ogni singola drag ha un suo pubblico. Nessuna drag italiana, purtroppo, si è mai affacciata all’estero, si è mai confrontata con un altro tipo di pubblico che è assai diverso da quello italiano, in quanto più critico perché abituato alle drag. Significa mettersi in discussione, come accaduto a me. Quando io sono arrivato a Mykonos ero il clown dell’isola, dopo 10 anni sono diventata la regina di Mykonos. Le altre drag nei primi due anni mi davano del pagliaccio. Mi sono confrontata con loro e sono cresciuta sul piano dei costumi, del trucco e parrucco. Quello che le drag italiane non fanno. Pensano di nascere già formate e si limitano a fare quel poco che si ripete, senza mai essere stimolate. Non c’è nessuna drag italiana, al momento, che potrebbe affacciarsi all’estero.

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Quindi vedremo Priscilla più corrosiva con l’annunciata stagione 2?

Sarò sempre materna, perché quello è il carattere di Priscilla, ma assolutamente sì. Non sarò più transigente, per rispetto nei confronti della mia gavetta, di me stessa e del pubblico, che merita un prodotto di alto livello. Non devono esserci sbavature. E lo farò anche per il loro bene, anche se quelle poche volte che sono stata un po’ più rigida con la prima stagione loro mi hanno schifata. Avendole abituate ad una Priscilla materna, davanti ad una critica se la sono presa, perché permalose e suscettibili, perché non abituate ad essere messe in discussione e a mettersi in discussione.

Drusilla a Sanremo, Drag Race Italia sulla tv generalista, le Karma B su Rai1 con Ciao Maschio. Pura casualità o possiamo finalmente dire che l’arte drag ha conquistato la tv nazionale?

Quando porti qualcosa in tv, questa cosa improvvisamente esiste. Fino a ieri le uniche drag che andavano in tv erano le macchiette. Non sai quante volte mi hanno chiamata a Ciao Darwin, dove ridicolizzano le drag, facendo unicamente riferimento ad ambiguità e sesso. Ora che abbiamo portato il fenomeno drag in tv, raccontando anche le vite di chi fa la drag, è stato finalmente sdoganato, ufficializzato. Adesso esiste e ora sono tutti alla ricerca di drag per i propri programmi. Soprattutto in Rai. In Mediaset sappiamo che Platinette ha avuto una carriera ultra-ventennale, ma a mio parere non è mai stato una drag perché è un uomo che ha indossato una maschera perché non si accettava per quello che era. Ora invece riusciamo a portare l’arte drag in Rai in orari importanti. Le Karma B su Rai1 in seconda serata, Drusilla a Sanremo ma anche io ho fatto tre domeniche di pomeriggio su Rai1 nel programma di Francesca Fialdini.

Hai mai detto di no a richieste di ospitate tv?

Due domeniche fa mi hanno chiesto di confrontarmi con Iva Zanicchi, che è un personaggio che a me non piace, per le sue posizioni politiche. Per me apparire in un programma Rai è utile, ma mi sono rifiutato perché non volevo fare la spalla ad Iva Zanicchi. È un po’ come voltare le spalle alla comunità a cui appartengo, ed è anche una forma di incoerenza perché io mi sono sempre schierato contro Iva Zanicchi. Loro hanno però voluto a tutti i costi che partecipassi al programma, ma appena entrato le ho dovuto chiedere, “Sei omofoba?”. Per me era importante farle quella domanda, di domenica pomeriggio, in Rai. Questo è quello che ci serve in questo momento.

Da parte di Mediaset invece?

Subito dopo Drag Race mi sono arrivati molto inviti, anche da parte di programmi molto seguiti su Mediaset. Io ho giurato a me stesso che ci sono due cose che non farò mai in vita mia: il Grande Fratello e Barbara d’Urso. Perché non mi piace quel tipo di meccanismo e quel tipo di televisione. Io ho fatto 22 anni da drag ma anche otto d’accademia di recitazione. Posso mai fare la fine di quello che si mette il bollino addosso del personaggio da reality? Sarebbe mortificante, è più dignitoso abbandonare il mondo dello spettacolo e fare il corriere, come ho già fatto, piuttosto che accettare di apparire ovunque. Mi hanno invitato anche a Zona Bianca, su Rete 4, per un contraddittorio con Adinolfi e Sgarbi. Ho rifiutato, ma non perché avessi paura del contraddittorio, bensì perché sapevo che alla fine Priscilla sarebbe stata travolta dagli insulti. Perché devo dare a queste persone questa possibilità? Queste persone saranno sempre così. Più le ignoriamo e meglio è. Perché andarmi a cercare il contraddittorio con simili soggetti, che devono solo offenderti e attaccarti? Le ospitate a questi programmi le rifiuto, se non fosse che altre drag poi li accettino. Io non sono andata, c’è andata un’altra drag ed è successo proprio quello che mi aspettavo. Uno l’ha chiamato fr*cio, un altro deviato. Ed è qui che si fa la differenza tra una drag e una persona che si traveste. Per come concepisco io il personaggio drag, prima di essere drag devi essere attivista. Devi renderti conto che nel momento in cui ti definisci drag hai una responsabilità sulle spalle, perché la storia drag è una storia importante che va onorata. Se vuoi definirti drag, devi essere prima attivista, mettendo al primo posto gli interessi della comunità.

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