Il femminile e il corpo delle donne di Alitalia

Gramellini contro gli arabi, in mezzo le donne, mute. Abbiamo parlato con alcune hostess Alitalia. Ecco cosa possiamo imparare dalla polemica social sulle nuove divise.

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La recente polemica innescata dal commento di Massimo Gramellini sulle divise di Alitalia ci ha ricordato ancora una volta quanto rattrappita sia la cultura di genere nel nostro paese. L’oggetto del contendere era, al solito, il corpo delle donne ma le voci in campo, tanto per cambiare, tutte maschili. Uomo Gramellini, uomo il designer milanese che ha progettato gli abiti, uomini i famigerati “committenti” arabi contro cui Gramellini si scaglia, sguardo maschile quello che porterebbe a dover coprire di più la carne delle hostess, così da allontanare tentazioni e turbamenti. Le donne compaiono insomma in quanto corpi muti, anatomie senza volontà, da vestire o spogliare, rispetto ai quali decidere lunghezza e colori delle vesti, desideri e preferenze. La donna come bene di cui disporre, sempre e comunque secondo il punto di vista dell’uomo.

Gramellini ormai pare ovvio: ha usato il corpo delle donne per un’inopportuna battaglia ideologica, degna del peggior leghismo di paese e dei peggiori talk domenicali. Roba da Santanché ci verrebbe da dire, se non fosse che le calze verdi la Santanchè forse se le metterebbe pure, se ben abbinate. Perché poi le calze verdi (e rosse) a noi tutto questo schifo neanche ce lo suscitano. I colori delle divise ci sembra chiaro che siano legati alla volontà di rievocare il tricolore. E siccome una divisa bianca sarebbe sporca in mezza giornata, va da sé che coi due restanti colori si è arrivati a questa scelta. Non ci pare proprio ci sia da meravigliarsi granché. Le divise da lavoro in genere sono “belle”? Queste anzi, ci vien da dire, almeno hanno il pregio dell’audacia. Sono un po’ pacchiane, simpatiche, si fanno notare. E provando a restare nei termini dell’incivile discorso di Gramellini, certo in quell’Islam sessuofobico che lui tanto teme le donne non son solite vestirsi con colori sgargianti e che attirano l’attenzione (come invece fanno queste divise). O no?

In ogni caso Gramellini alla fine decide tutto lui. Decide che le nuove divise son troppo castigate, decide che le donne non metterebbero neppure sotto minaccia di morte quei colori. Scrive a tal proposito nel suo editoriale: “non conosco una sola donna italiana che indosserebbe delle calze verdi”. Quindi immaginiamo che il signor Gramellini disponga di un portentoso e velocissimo sistema per fare sondaggi istantanei in tutta Italia e che a tale sistema egli abbia fatto ricorso per fondare le sue asserzioni. Però poi capiamo che non è vero, l’ha solo sparata a caso. Perché basta provare a dare la parola alle dipendenti di Alitalia, come abbiamo provato a fare, per scoprire che in realtà il punto di vista delle donne è un altro. Più semplice e concreto, com’è spesso il punto di vista delle donne. Scrive ad esempio su Facebook una dipendente: “Nel 2016 sentire dire che le donne devono avere qualche centimetro di pelle scoperta fa venire il voltastomaco. Piacciano o no con le divise, i tailleur o il grembiule da cuoca, le donne lavorano”. Quindi questo desiderio di esposizione del corpo è proprio solo di Gramellini. Tuttalpiù che se si vanno a vedere le divise delle hostess della compagnia di bandiera degli Emirati Arabi tutta questa smania di coprire e nascondere manco si coglie.

Le dipendenti di Alitalia ci hanno detto che la poca pelle scoperta non è certo rilevante per loro. Questa divisa non è perfetta, ma i problemi che pone sono semmai altri: qualcuna dice che è un po’ scomoda, qualcun’altra che il tessuto è pesante, una dice che la borsa è piccola. Secondo molte di loro (ascolta bene Gramellini) le divise sono troppo attillate. Sì Massimo, troppo attillate. “Una divisa così aderente non sta bene a tutte” ci dice una dipendente. “Tra di noi non è percepita la questione della presunta imposizione araba, anche perché la divisa lascia poco all’immaginazione: evidenzia molto le forme”. Gramellini oh, mi spiace. Magari sentire un attimo due signore Alitalia non sarebbe stata una cattiva idea. La nostra fonte interna continua: “Nel complesso è certo elegante ma forse limita troppo nei movimenti”. Insomma, filoislamica o occidentale, quello che è accertato è che il corpo delle donne in questa faccenda è rimasto in silenzio e che se lo si fa parlare si azzererebbero le polemiche, inutili, sciocche, faziose.

Il corpo misterioso e scomodo delle donne, quest’ossessione carnale ingestibile ch’esso sempre ha rappresentato per gli uomini (ma anche per le donne stesse) ricordiamoci che è un corpo parlante. E’ proprio ora di finirla con questa retorica patriarcale che lo vede e lo concepisce esternamente, come un campo su cui apporre, imprimere o incidere sensi e significati maschili. Innanzitutto di fronte al corpo delle donne è ora che si inizi ad aprire le orecchie, ad ascoltare.

Jonathan Bazzi

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