Qatar, a Doha una cittadina italiana trans è stata trattenuta 17 ore tra ingiurie, spogliazione e umiliazioni

Trattenuta in aeroporto a Doha e rimpatriata in Italia: il caso della cittadina italiana trans e la richiesta di chiarimenti alle autorità. “I diritti non si barattano”: la denuncia di Associazione Libellula.

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Una cittadina italiana è stata fermata, trattenuta per ore, umiliata e infine rimpatriata dal Qatar perché trans. A denunciare l’accaduto è Associazione Libellula, che in un post pubblico parla di “ingiurie”, “perquisizioni”, “foto segnaletica a petto nudo” e “rimpatrio forzato”.

Secondo quanto ricostruito dall’associazione e da una testimonianza riferita a Gay.it, la vicenda si sarebbe verificata a metà febbraio all’aeroporto di Doha. L’associazione chiede chiarimenti alle autorità italiane e una presa di posizione politica formale.

immagine di repertorio Unsplash
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Cittadina italiana trans fermata all’aeroporto di Doha

La vicenda si è verificata all’aeroporto internazionale di Doha subito dopo l’atterraggio del volo proveniente dall’Italia. La cittadina italiana è stata fermata durante i controlli di ingresso nel Paese e separata dagli altri passeggeri. Il motivo del blocco sarebbe legato alla sua identità di genere. La donna non sarebbe quindi riuscita a oltrepassare l’area aeroportuale né a formalizzare l’ingresso in Qatar, venendo invece sottoposta a controlli e, secondo quanto denunciato, a trattamenti umilianti.

Nel testo pubblicato sui social, Associazione Libellula scrive: “G. cittadina italiana, è stata intercettata dalla polizia aeroportuale locale di Doha al suo arrivo e trattenuta ingiustamente perché transgender”.

Secondo la ricostruzione, la donna sarebbe stata bloccata il 17 febbraio mentre tentava di lasciare l’aeroporto. Le forze di polizia locali avrebbero notato nel suo bagaglio alcune compresse di estradiolo, ormone utilizzato nella terapia ormonale sostitutiva (TOS).

L’associazione riferisce che la donna “ha subito ingiurie e offese” e che, dopo il fermo, sarebbe stata condotta in una cella e interrogata da un medico militare, al quale sarebbe stato chiesto di “chiarire se fosse una persona trans”. In seguito, sarebbe stata sottoposta a foto segnaletica a petto nudo e costretta a mostrare il seno. Anche la testimonianza raccolta da Gay.it lo conferma.

Il post parla di ore di umiliazioni e di un successivo rimpatrio forzato.

Farmaci legali in Italia: la donna è stata denudata integralmente

Ulteriori dettagli emergono dalla testimonianza raccolta da Gay.it da una persona in contatto diretto con la cittadina coinvolta.

Nel messaggio si racconta che la donna sarebbe stata inizialmente accusata di trasportare “droga”, accusa che secondo la ricostruzione non corrisponderebbe alla realtà. I farmaci contestati sarebbero perfettamente legali in Italia. Ma, stando a quanto emerge, risulterebbero soggetti a restrizioni o divieti nel Paese di arrivo.

Sempre secondo la testimonianza, la cittadina italiana sarebbe stata trattenuta per diverse ore in un ufficio dell’aeroporto, sottoposta a perquisizione completa e fotografata completamente nuda. Il racconto parla esplicitamente di “violazione dei diritti umani”.

Dopo il fermo, non le sarebbe stato consentito l’ingresso nel Paese e sarebbe stata imbarcata su un volo di ritorno per Roma. Una volta rientrata in Italia, secondo quanto riferito nel messaggio, anche alcuni agenti italiani avrebbero manifestato sorpresa per l’assenza di una motivazione ritenuta adeguata al rimpatrio. È stata annunciata l’intenzione di presentare denuncia.

L’intervento dell’Ambasciata italiana

Associazione Libellula riferisce che, dopo essere riuscita a contattare la madre, la donna avrebbe attivato l’assistenza consolare. L’Ambasciata italiana a Doha sarebbe stata informata dell’accaduto.

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Nel comunicato si legge:

“Abbiamo già chiesto all’Ambasciata Italiana di Doha chiarimenti sull’accaduto ora chiediamo un intervento della Presidente del Consiglio in difesa di una cittadina italiana ingiustamente maltrattata e detenuta”.

Secondo quanto riportato, il rimpatrio sarebbe avvenuto circa 17 ore dopo il fermo.

Al momento non risultano dichiarazioni ufficiali da parte della Farnesina o dell’Ambasciata italiana in Qatar in merito al caso specifico. A quanto risulta a Gay.it dalla testimonianza raccolta, l’ambasciata italiana avrebbe inizialmente tentato di minimizzare e mettere a tacere l’accaduto.

Il contesto normativo in Qatar

Qatar, a Doha una cittadina italiana trans è stata trattenuta 17 ore tra ingiurie, spogliazione e umiliazioni - qatar - Gay.it

L’episodio riporta l’attenzione sulla situazione delle persone LGBTQIA+ in Qatar. Nel Paese del Golfo, i rapporti tra persone dello stesso sesso sono criminalizzati e possono essere puniti con pene detentive. Secondo quanto sottolineato da Associazione Libellula, “Essere una persona trans in Qatar costituisce un vero e proprio reato che è punito con la reclusione”.

L’organizzazione scrive inoltre: “Essere una persona trans non è un crimine. Non lo è in Italia. Non lo è nei diritti umani universali”.

La denuncia mette in evidenza il contrasto tra il quadro giuridico italiano, che riconosce il diritto all’identità di genere, e quello qatariota, dove l’identità e l’espressione di genere non conformi possono esporre a sanzioni e interventi repressivi.

Gli accordi tra Italia e Qatar

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La vicenda si colloca a pochi giorni da un incontro istituzionale tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e l’Emiro del Qatar Tamim bin Hamad Al Thani.

Il 6 febbraio scorso, come ricorda l’associazione nel proprio post, i due leader si sono incontrati ribadendo l’impegno alla cooperazione in ambito militare e industriale, inclusa la collaborazione legata all’hub militare italiano in Qatar.

“Pochi giorni prima, strette di mano, sorrisi, accordi militari ed economici tra Italia e Qatar. Ma quanto valgono quegli accordi se a pagarne il prezzo sono le persone più vulnerabili?”, si chiede l’associazione.

E ancora: “La dignità di una cittadina italiana non è negoziabile. I diritti non si barattano con gli interessi strategici”.

L’associazione chiede esplicitamente una “presa di posizione politica chiara” da parte del governo italiano.

Le richieste: verifiche e tutela dei diritti

Associazione Libellula afferma di aver chiesto “verifiche, tutela consolare, chiarimenti” e conclude il proprio intervento con una dichiarazione netta: “Noi non resteremo in silenzio”.

Il caso solleva diversi interrogativi: la gestione dei farmaci personali in ingresso nel Paese, le modalità delle perquisizioni, la compatibilità delle procedure adottate con le convenzioni internazionali sui diritti umani e il ruolo della tutela consolare in situazioni di trattenimento.

Dal racconto emergono elementi che, se confermati, configurerebbero trattamenti degradanti, tra cui la spogliazione integrale e la documentazione fotografica del corpo. La ricostruzione parla inoltre di insulti e interrogatori volti a verificare l’identità di genere.

In attesa di eventuali comunicazioni ufficiali da parte delle autorità italiane e qatariote, la vicenda apre un fronte politico e diplomatico delicato, intrecciando diritti civili, relazioni internazionali e tutela dei cittadini italiani all’estero.

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