In Egitto una vacanza si è trasformata in un incubo per Alessia Tanzi, fermata, trattenuta e infine sequestrata e umiliata per ore all’aeroporto di Sharm el-Sheikh dalle autorità egiziane a causa della discrepanza tra l’anagrafica riportata sui documenti e la sua identità di genere. Tanzi, donna trans, è “Attrice/Regista/Sceneggiatrice/Insegnante LGBTQIA“, come riportato dal suo profilo social.
Cosa è successo: sequestrata e umiliata
È l’Associazione Libellula di Roma a denunciare l’accaduto. Alessia, che non ha ancora ottenuto la rettifica anagrafica, era in viaggio con il suo compagno per trascorrere alcuni giorni di vacanza. Al momento dell’arrivo, la polizia di frontiera egiziana le avrebbe rifiutato il visto d’ingresso “sostenendo che il nome maschile sul documento non corrisponde alla sua fisicità“.
Le autorità le avrebbero ritirato i documenti, separandola dal compagno, costretto a raggiungere da solo il resort prenotato per la vacanza, e comunicandole che sarebbe stata alloggiata in un hotel in attesa del rimpatrio. Ma a quel punto è scattato quello che si configura come un vero e proprio sequestro, una detenzione arbitraria con grave violazione dei diritti umani.
Alessia è stata condotta in una stanza fatiscente e degradata, sorvegliata costantemente a vista da guardie giurate, privata per quasi 18 ore di libertà, cibo, acqua e contatti con l’esterno: “Le vengono negati il telefono, il Wi-Fi e la possibilità di acquistare una scheda locale per comunicare con l’esterno” riferisce l’ass. Libellula, che dal 1997 si occupa di tutela ed advocacy di persone transgender e non binarie.
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L’umiliazione
La donna racconta di essere stata derisa, insultata e umiliata dagli agenti per la sua identità di genere. Un uomo, presentatosi come funzionario, le avrebbe chiesto solo i biglietti del volo di ritorno, negandole ancora una volta la restituzione dei documenti.
Nel frattempo, il suo compagno ha acquistato un volo di rientro immediato, inviandole i biglietti via SMS. Alessia avrebbe insistito per poter partire, ma al momento dell’imbarco sarebbe stata nuovamente costretta a subire vessazioni: gli agenti le avrebbero fatto firmare un modulo per poi strapparlo davanti ai suoi occhi, in segno di disprezzo, e castigandola nuovamente per ore in un angolo, per poi consentirle di salire a bordo solo per ultima. Il documento le è stato restituito solo poco prima del decollo.
Egitto e diritti delle persone trans
In Egitto, i diritti delle persone trans sono pressoché inesistenti. Le persone con incongruenza di genere affrontano una situazione giuridica e sociale estremamente difficile. Non esiste un processo chiaro e formalizzato di riconoscimento legale del genere affermato: manca un iter che permetta di modificare nome o genere sui documenti senza ostacoli. L’accesso alle cure di affermazione di genere è gravemente limitato da requisiti arbitrari tra cui l’uso del “trappola cromosomica”, un fantomatico requisito imposto dalle autorità egiziane per negare i diritti alle persone trans: solo chi presenta “anomalie” cromosomiche può accedere a cure o rettifica dei documenti. Chi ha cromosomi “XX” o “XY” viene escluso e considerato “deviato”, bloccando di fatto ogni transizione legale o medica. Nel processo di “approvazione” di quella che viene stigmatizzata come vera e propria patologia, intervengono anche autorità religiose. Nel Paese non esistono protezioni antidiscriminatorie basate su identità di genere o orientamento sessuale, e le forze dell’ordine hanno facoltà di utilizzare accuse vaghe come “deviazione” o “attentato alla moralità” per arrestare o trattenere persone LGBTQ+.
La Farnesina minimizza
L’Ambasciata italiana al Cairo, interpellata sull’accaduto, ha espresso “rammarico” per l’episodio, spiegando tuttavia che “ogni Paese ha le proprie leggi e procedure” e che la rappresentanza diplomatica “non ha voce in capitolo rispetto a decisioni delle autorità locali“. La Cancelleria consolare ha dichiarato di essersi “attivata per sensibilizzare le autorità egiziane e chiedere un trattamento dignitoso” per la cittadina italiana. Quella del Ministero degli Esteri italiano appare come una minimizzazione, poiché quella di Alessia Tanzi si configura come detenzione arbitraria, sequestro, trattamento inumano e degradante ai sensi dell’articolo 5 e 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.
L’Associazione Libellula chiede ora un intervento formale del Ministero degli Esteri e che la Farnesina inserisca l’Egitto tra i Paesi segnalati come pericolosi per le persone transgender, denunciando una situazione di discriminazioni e abusi che, secondo l’associazione, “va avanti da anni“.
Nel 2024, Caitlyn Disley, 15enne britannica, fu costretta a spogliarsi all’aeroporto egiziano di Hurghada per “dimostrare” la propria identità di genere. I funzionari, sospettando incongruenze tra aspetto e documento, imposero alla ragazza di sollevare reggiseno e pantaloni. Il padre denunciò l’episodio come “traumatizzante e umiliante”.
