Don Lemon, il giornalista arrestato per aver documentato le violenze dell’ICE: “Non mi fermo e non mi metteranno a tacere” (VIDEO)

Sempre al suo fianco, fuori dal tribunale federale di Los Angeles, l'amato Tim Malone, sposato nel 2024. "Il Primo Emendamento protegge il mio lavoro, per un'informazione libera e indipendente".

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Don Lemon e Tim Malone
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Ha fatto non poco clamore negli USA l’arresto di Don Lemon, 59enne giornalista televisivo americano noto soprattutto per essere stato conduttore della CNN dal 2014 al 2023. Lemon è stato arrestato nella tarda serata di giovedì (29 gennaio) con l’accusa di aver violato la legge federale nel corso di una protesta contro i violenti metodi dell’ICE, l’agenzia statunitense per il controllo dell’immigrazione che ha ucciso a sangue freddo nel mese di gennaio Renee Good e Alex Pretti.

Il giornalista era entrato in una chiesa cristiana di St. Paul, Minnesota, per fare un reportage. Alcuni manifestanti hanno osato interrompere una funzione religiosa per contestare l’ICE, ma tra i pastori presenti c’era un funzionario dell’agenzia. Il dipartimento di Giustizia ha così chiesto l’incriminazione di Lemon e di altre sette persone, tra cui Georgia Fort, altra giornalista, perché colpevoli di aver violato una legge federale che tutela il diritto a partecipare alle funzioni religiose senza interferenze. Ma Lemon e Fort erano lì per documentare quanto stava avvenendo, in quanto giornalisti.

Jane Fonda in piazza per Don Lemon

Poche ore dopo l’incredibile arresto di Lemon  anche l’indomita Jane Fonda, 88 anni, è scesa in piazza per chiederne l’immediato rilascio, al fianco di The Human  Rights Campaign e Stand Up for America. “L’arresto di Don Lemon, mentre svolgeva il suo dovere giornalistico, è un’ulteriore pagina di un copione autoritario“, ha tuonato Fonda. “Ora basta. Dobbiamo lottare per proteggere i nostri diritti“. Definindo Lemon “un giornalista professionista”, Fonda ha sottolineato come lui e il suo produttore stessero “facendo il loro lavoro, niente di più, niente di meno“, avvertendo che i tentativi di screditarlo dopo l’arresto seguiranno uno schema familiare. “Inventeranno ogni sorta di cose diffamatorie da dire su di lui”. “È quello che fanno gli autocrati. Non possiamo cascarci. Non possiamo tacere.”

Lemon si è rifiutato di patteggiare e ha già annunciato che affronterà il tribunale, tra una settimana. Venerdì pomeriggio il giornalista si è presentato ai microfoni fuori dal tribunale federale di Los Angeles al fianco di suo marito, Tim Malone, dopo che un giudice federale lo ha fatto uscire di prigione senza il pagamento di alcuna cauzione.

Don Lemon, Tim Malone e la battaglia per la libertà di stampa negli USA di Trump

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Lemon ha ringraziato tutti per il sostegno ricevuto e ha descritto il suo arresto come un momento decisivo per la libertà di stampa negli Stati Uniti d’America. “Ho trascorso tutta la mia carriera a occuparmi di notizie“, ha detto Lemon. “Non mi fermerò ora. Non c’è momento più importante di questo, proprio questo momento, per un’informazione libera e indipendente che faccia luce sulla verità e chiami chi detiene il potere a rispondere delle proprie azioni“.

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Lemon descritto il suo arresto come qualcosa di straordinario, sottolineando come gli agenti federali lo abbiano arrestato per una condotta che ha definito giornalismo di routine. “Ieri sera, il [Dipartimento di Giustizia] ha inviato una squadra di agenti federali per arrestarmi nel cuore della notte per qualcosa che faccio da 30 anni, ovvero occuparmi di cronaca“. La Costituzione americana, ha ricordato, ha lo scopo di proteggere i giornalisti, il ​​cui lavoro consiste nel documentare gli eventi mentre si svolgono, anche quando tale attività mette in discussione chi detiene il potere.

Un gran giurì federale del Minnesota ha incriminato Lemon per reati gravi, sostenendo che il suo reportage durante una protesta del 18 gennaio all’interno di una chiesa di St. Paul si sarebbe scontrato con un’interferenza criminale con il culto religioso, qualificazione fortemente contestata dai suoi avvocati. L’atto d’accusa accusa Lemon di aver consapevolmente partecipato a un’interruzione coordinata, anziché limitarsi a documentare gli eventi. “Il Primo Emendamento della Costituzione protegge quel lavoro, per me e per innumerevoli altri giornalisti che fanno quello che faccio“, ha dichiarato Lemon. “Sono al fianco di tutti loro e non mi lascerò mettere a tacere”. “Non vedo l’ora di andare in tribunale“.

Al suo fianco c’è sempre stato l’amato Tim Malone, 41enne suo sposo dal 2024. “Non potrei essere più orgoglioso di chiamare Don mio marito, oggi. Questo è stato un giorno lungo e storico. L’ondata di sostegno da tutto il mondo ha reso inequivocabilmente chiara una cosa: la verità conta ancora e la comunità vince ancora. Grazie per essere stati con noi, senza esitazioni. Vi vogliamo bene“, ha scritto Tim sui social, condividendo un dolce abbraccio a suo marito. Nel frattempo la battaglia di Lemon a tutela della libertà di stampa e del Primo Emendamento prosegue, contro un’amministrazione Trump che vorrebbe silenziare il giornalismo e le voci libere, trasformando gli Stati Uniti d’America in una seconda Russia putiniana.

© Riproduzione riservata.

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