Comunità LGBTIQ+ nel Regno Unito alla vigilia del voto 2024
Nei confronti della comunità LGBTQI+ il Regno Unito ha compiuto progressi come pochi altri paesi al mondo: come l’introduzione del matrimonio egualitario (governo Cameron, dunque un governo conservatore) e l’Equality Act (del 2010, una norma contro l’omobitransfobia, l’abilismo, le discriminazioni su base religiosa, razzismo) voluto dal governo Brown, l’ultimo governo laburista in carica fino ad oggi.
Alcuni problemi, tuttavia, permangono: il mancato riconoscimento delle persone non binarie, le terapie di conversione ancora legali, il complesso e pieno di falle sistema di riconoscimento delle persone trans, l’assenza di leggi per tutelare le persone intersex e il difficile accesso ai servizi di salute mentale sono solo alcuni esempi. In particolare, la Gran Bretagna si è distinta per il preoccupante stop ai farmaci salva vita bloccanti della pubertà per bambinǝ e adolescenti transgender e gender non conforming.
L’attuale Premier Rishi Sunak, spesso criticato per le sue posizioni considerate transfobiche, ha ereditato il governo dall’altrettanto transfobica Liz Truss, la cui esperienza a Downing Street – lo ricordiamo – è durata solo 45 giorni. Sunak ha chiara la situazione interna del partito e dei sentimenti dei cittadini nei loro confronti, ma ha anche chiaro cosa è riuscito a realizzare. Ed è per questo motivo, per cercare di consolidare il proprio consenso, che ha indetto le elezioni con sei mesi di anticipo. I dati economici lo premiano, dando Londra in ripresa dopo l’ingresso a inizio anno nella recessione tecnica. Sunak sa di essere riuscito a creare una sorta di stabilità economica ed è su questo che vuole puntare, prima che la situazione peggiori.
