Elezioni Usa 2020: Facebook rimuove 3 video di estrema destra che attaccavano la comunità Trans

I video di Facebook attaccavano l'Equality Act e le persone trans, puntando però sulla disinformazione e diffondendo fake news.

facebook trump
Facebook elimina i video contro le persone trans e Biden.
2 min. di lettura

Tre video contro l’Equality Act e le persone trans. Questo è uno dei metodi utilizzati dalla destra americana per la campagna elettorale di Donald Trump. Tre video pieni di fake news, di disinformazione e di incitamento all’odio. Ora sono stati cancellati da Facebook, dopo mesi di polemiche per la loro presenza sul social network.

I video rimossi facevano parte di una campagna elettorale da 4 milioni di dollari, portata avanti dall’American Principles Project (APP), che sostiene Donald Trump alle elezioni di novembre. L’obiettivo di questi video, però, era quello di screditare Joe Biden e l’Equality Act, progetto approvato durante l’amministrazione Obama e sostenuto dall’ex vice presidente, e candidato democratico.

Ma come la destra ama fare, i video si basavano sulla disinformazione, e attaccano non solo gli avversari, ma anche la comunità transgender. In che modo? Paragonando l’Equality Act a una legge che permette la sterilizzazione, e definendo la transizione dei giovani trans come pericolosa. Attaccano poi anche lo sport, creando confusione per il delicato tema degli atleti e delle atlete trans.

Gli attacchi a Joe Biden e all’Equality Act sulle persone trans

L’Equality Act, però, non riguarda il processo di transizione, né le discriminazioni negli sport, come dicevano invece i 3 video di propaganda. La legge prevede solo la protezione civile quando si verifica una discriminazione per orientamento sessuale o dell’identità di genere sul posto di lavoro o negli ospedali.

Gli altri due video parlano invece dei bambini trans, classificando la transizione come un abuso su minore e affermando che Joe Biden è a favore della sterilizzazione degli stessi.

Le reazioni al ritiro dei video di Facebook

A criticare i video e appoggiare la decisione di Facebook di rimuoverli ci ha pensato l’avvocatessa trans Gillian Branstetter. La donna, portavoce del National Women’s Law Center, ha parlato di “campagna di disinformazione rivolta ai giovani trans“.

Certamente è positivo che abbiano fatto un passo in più per ritirare la sponsorizzazione, con le sue affermazioni errate e la sua natura fuorviante. Si spera che Facebook si assuma una responsabilità maggiore per contrastare una più ampia campagna di disinformazione anti-trans che esiste sulla loro piattaforma, comprese  bugie sull’assistenza sanitaria correlata alla transizione.

Buon passo in avanti invece per il presidente della Human Rights Campaign, Alphonso David. Nonostante la buona notizia, però, ha assicurato che l’associazione continuerà a vigilare, avviando un dialogo sempre attivo con le maggiori piattaforme social.

Anche l’APP ha commentato la rimozione dei video, affermando che Facebook “ha ceduto a una campagna di pressione da parte di attivisti di estrema sinistra“. Perché secondo il gruppo repubblicano, sfruttare il disagio delle persone trans è un modo legale e onesto per fare campagna elettorale.

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