C’è un filo rosso che lega l’ennesima decisione controversa del Dipartimento statunitense per l’efficienza governativa (DOGE), nelle mani di Elon Musk, e le simpatie sempre meno velate del magnate verso il blocco reazionario europeo.
Questa volta il colpo di scure è caduto sui rifugiati LGBTQIA+ in Grecia: il DOGE ha infatti deciso di cancellare un finanziamento di 25.000 dollari destinato a un progetto di assistenza materiale, legale e psicologica per richiedenti asilo queer. Un annuncio arrivato dopo la sollecitazione dell’eurodeputato Emmanouil Fragkos, esponente del partito di estrema destra Greek Solution, che con una lettera indirizzata a Musk aveva chiesto di indagare su presunti fondi “mal allocati” a favore di “migranti illegali”.
La risposta del patron di Tesla e X, affidata a un laconico “Wow” sul suo social, ha preceduto di poche ore la nota ufficiale del DOGE, che ha comunicato l’annullamento del finanziamento. Una mossa che però non sorprende chi osserva da tempo la traiettoria politica di Musk, sempre più vicino ai settori più retrivi della destra globale, e che getta nuova luce sul ruolo che il DOGE sta assumendo sotto la sua guida.
Nato sotto l’amministrazione Trump con l’obiettivo dichiarato di “massimizzare l’efficienza e la produttività governativa“, il dipartimento si è ben presto trasformato in una macchina che, dietro la retorica della lotta agli sprechi, colpisce con precisione chirurgica diritti, welfare e minoranze.
Elon Musk cancella i fondi per i rifugiati LGBTQ+ in Grecia
La storia parte da una lettera, datata 11 febbraio, in cui Fragkos, noto per le sue posizioni anti-immigrazione e le sue proposte di deportare i migranti sulle isole deserte dell’Egeo, si rivolge direttamente a Elon Musk. L’eurodeputato chiede al tycoon di vigilare su eventuali “abusi di risorse pubbliche” nella gestione dei fondi destinati ai migranti in Grecia, facendo esplicito riferimento a “ONG sospette” e al “sistema corrotto del deep state” che, a suo dire, alimenterebbe un’”ideologia dell’immigrazione incontrollata“.
Greek MP @e_fragkos is requesting @DOGE and Elon Musk to inform them about US funds to Greek NGOs reserving luxury hotels for illegal migrants.
WooW ! DOGE is truly becoming a global move. pic.twitter.com/OTMky1hFzL
— حسن سجواني 🇦🇪 Hassan Sajwani (@HSajwanization) February 12, 2025
Poche ore dopo, il Dipartimento per l’efficienza governativa prende posizione. Viene individuato un finanziamento di 25.000 dollari assegnato a un’iniziativa dal titolo Empowering LGBTQIA+ Refugees in Greece, finalizzata a garantire supporto legale, psicologico e materiale a rifugiati queer. Il DOGE lo cancella. Le motivazioni ufficiali parlano di “revisione delle spese”, ma la tempistica e il contesto smentiscono la narrazione della semplice burocrazia.
Quel finanziamento, d’altra parte, non era nato per caso. In Grecia, il tema dell’accoglienza migratoria si intreccia da anni con situazioni di estrema precarietà e tensione sociale. Gli arrivi massicci, soprattutto nelle isole dell’Egeo come Lesbo, Samos e Chios, hanno trasformato il paese in un nodo critico della rotta mediterranea orientale, con migliaia di persone bloccate in condizioni spesso disumane nei campi di detenzione e nei centri di prima accoglienza. In questo scenario già drammatico, le persone LGBTQIA+ risultano doppiamente vulnerabili: vittime di violenze omotransfobiche nei percorsi migratori, subiscono discriminazioni e aggressioni anche una volta giunte sul suolo europeo. Spesso condividono spazi angusti con connazionali che perpetuano proprio quelle dinamiche oppressive da cui sono fuggiti.
Per questo, progetti come quello finanziato dal fondo ora cancellato non rappresentano una semplice voce di spesa superflua, ma veri e propri presidi di sopravvivenza per chi si trova a navigare le faglie più esposte dell’accoglienza. Fornire assistenza legale significa difendere il diritto d’asilo di persone che, in quanto queer, rischiano la deportazione verso paesi dove la loro identità sessuale o di genere è ancora punita con il carcere, la tortura, la morte. Al DOGE di Elon Musk, tuttavia, di questo importa davvero poco. E le motivazioni diventano sempre più evidenti.
Elon Musk usa il DOGE come uno strumento di repressione ideologica
La sigla DOGE – un gioco di parole sulla criptovaluta lanciata dal magnate di Tesla nel 2020, ma che nel lessico trumpiano si traduce in una struttura di controllo feroce su ogni capitolo di spesa ritenuto “ideologicamente sensibile” – è del resto oggi uno dei principali strumenti con cui Musk consolida il proprio ascendente sulla macchina amministrativa americana.
Nato come uno dei tanti progetti voluti da Donald Trump nel 2017, il dipartimento ha subito una mutazione profonda con il ritorno dell’ex presidente alla Casa Bianca e l’ingresso dell’imprenditore sudafricano nell’arena politica. Ufficialmente preposto a individuare sprechi e inefficienze, il DOGE si è rapidamente trasformato in un ufficio di guerra culturale che colpisce con precisione chirurgica progetti legati ai diritti LGBTQ+, alla salute riproduttiva, ai migranti e ai programmi di diversità e inclusione.
Non è un caso se tra le prime azioni dell’era Musk ci sia stata la chiusura dei finanziamenti statunitensi all’Agenzia per lo Sviluppo Internazionale (USAID), con il blocco di progetti sui contraccettivi in Mozambico, falsamente collegati ad Hamas, e la sospensione dei fondi per la distribuzione di farmaci anti-HIV all’estero, salvo che per donne incinte e in allattamento. La cancellazione del programma greco rientra in questa logica: meno welfare per chi è ai margini, più sponde politiche per chi invoca muri e fili spinati. E che sponde politiche.
Da Alice Weidel a Meloni: la rete di Musk e la destra europea
L’episodio greco è infatti solo l’ultima tappa di un percorso che ha visto Musk ergersi a nuovo patrono della destra reazionaria europea. Un percorso fatto di endorsement, incontri riservati e piattaforme spalancate ai leader sovranisti. A dicembre 2023, è stata proprio la sua X a ospitare in pompa magna una diretta di Alice Weidel, leader dell’AfD, partito tedesco di estrema destra noto per le sue posizioni anti-immigrati e per i frequenti flirt con il neonazismo.
Weidel, già travolta da scandali finanziari e accuse di finanziamenti illeciti, ha trovato sulla piattaforma di Musk uno spazio privo di contraddittorio per rilanciare la sua retorica xenofoba. Non un caso isolato: poche settimane dopo, è stato lo stesso Musk a volare in Italia come ospite ad Atreju, la kermesse di Fratelli d’Italia. Un incontro dagli effetti simbolici altissimi, suggellato da sorrisi e strette di mano, mentre la premier italiana ribadiva la sua linea dura su migranti e famiglie LGBTQ+.
E ancora, il summit del 2024 a Mar-a-Lago con Viktor Orbán, il più longevo leader autoritario d’Europa, divenuto modello di quell’inquietante Europa fortificata e illiberale. Musk e Orbán hanno discusso a porte chiuse di “sovranità e crescita“, secondo la formula diplomatica di rito, ma è difficile non leggere in quell’abbraccio la convergenza di due visioni: la tech-utopia elitaria del magnate e l’utopia reazionaria dell’Ungheria illiberale.
Non è solo affinità ideologica. Musk, con X e il DOGE, sta diventando il perno di una nuova internazionale reazionaria che trova nei suoi strumenti – social media senza regole e fondi pubblici dirottati – una leva per ridefinire il campo della battaglia culturale. I leader europei, consapevoli della sua influenza, fanno la fila. E Musk risponde con quella disinvoltura a metà tra il troll e lo statista, che ormai è il suo marchio di fabbrica.
Dietro questo attivismo c’è una visione politica più profonda di quanto l’apparente anarchismo libertario del patron di Tesla lasci intuire. Il DOGE è solo il braccio operativo di una strategia che guarda a un distopico futuro non troppo lontano in cui l’America potrebbe essere definitivamente rifondata su basi nazionaliste e teocratiche – sebbene per non alienarsi il favore dei tecno-reazionari di orientamento ateo, Musk evita di definirsi “una persona particolarmente religiosa“, preferendo l’etichetta di “cristiano culturale“.
Non si tratta di fantasie complottiste: è tutto nero su bianco nel Progetto 2025, il programma d’azione dei repubblicani redatto dall’Heritage Foundation. Un vero e proprio manuale per orchestrare questa rivoluzione silenziosa, che mira a smantellare il welfare, reprimere l’aborto, spingere l’identità cristiana come collante ideologico. Musk non ne è l’ideologo, ma ne è il garante tecnologico. I suoi fondi, le sue piattaforme, il suo dipartimento: tutto converge verso quell’obiettivo.

Hi I'm 42 years old any Italian man need love with me friendship log time with me contact me with WhatsApp My WhatsApp number +923430889406 I'm a 42 years old gay I need a serious relationship long time