Essere persone intersessuali nell’UE, crescono violenze, molestie e discriminazioni

Il nuovo report dell'Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali lancia l'allarme. "È necessario attuare una politica a tutela delle persone intersessuali".

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intersex intersessualita
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Un nuovo rapporto dell’Agenzia dell’Unione Europea per i Diritti Fondamentali (FRA) ha quantificato il “significativo aumento” della violenza contro le persone intersessuali dal 2019 ad oggi e le sue drammatiche conseguenze: una persona su due ha pensato al suicidio. L’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali fornisce consulenze indipendenti basate su elementi concreti a beneficio dei responsabili politici dell’UE e nazionali, rendendo così i dibattiti, le politiche e la legislazione sui diritti fondamentali più informati e mirati.

In termini di identità di genere, la maggior parte delle persone intersessuali si descrive come trans, non binaria o gender-diverse e, in termini di orientamento sessuale, come lesbica, gay, bisessuale, pansessuale o asessuale. In questo senso, le persone intersessuali incarnano le esperienze della comunità LGBTIQ, nella sua lunga storia di esclusione, discriminazione e vittimizzazione.

Dal 2019 al 2023, cresce la violenza nei confronti delle persone intersessuali

Le persone intersessuali sono le uniche minoranze LGBTQI+ ad aver subito un aumento della discriminazione dal 2019 al 2023. Dopo la sua prima edizione di sei anni or sono, l’Agenzia dell’Unione Europea per i Diritti Fondamentali ha pubblicato un nuovo e illuminante rapporto sulla violenza e le molestie subite dalle persone intersessuali. Il rapporto si basa su un campione di 1.920 persone intervistate nel 2023 in 30 paesi.

Una persona su tre (34%) è stata aggredita fisicamente o sessualmente nei cinque anni precedenti l’indagine, sottolinea il rapporto, osservando come questa violenza sia “aumentata significativamente rispetto al 2019“. All’epoca, colpiva una persona su cinque (22%). Pertanto, oggi le persone intersessuali hanno una probabilità tre volte maggiore rispetto alle persone LGBTQI+ di denunciare una violenza.

Circa un intervistato intersessuale su sette (15%) ha affermato di essere stato aggredito fisicamente o sessualmente nei 12 mesi precedenti l’indagine, rispetto al 5% di tutti gli intervistati. In particolare, le persone intersessuali che si identificano come donne trans (22%) e uomini trans (23%) o non binarie e di genere diverso (21%) hanno riferito tassi di violenta più elevati.

La percentuale di intervistati che hanno subito molestie – generalmente motivate dall’odio – nella vita quotidiana nei 12 mesi precedenti l’indagine è clamorosamente alta per gli intervistati intersessuali (74%), segnando un aumento notevole rispetto al 42% dei risultati dell’Indagine UE LGBTI II del 2019. È molto più alta dell’elevato tasso che nel 2023 ha riguardato tutti gli intervistati LGBTIQ (55%).

Nel 2023 più di un intervistato intersessuale su tre si è sentito discriminato sul posto di lavoro (38%), rimanendo in linea con i dati al 38% del 2019. Ma la media UE per tutti i gruppi LGBTIQ intervistati al sondaggio si è fermata al 19% nel 2023, rispetto al 22% del 2019.

La maggior parte degli intervistati intersessuali ha dichiarato di aver subito discriminazioni, ad esempio nella ricerca di un posto di lavoro (31% nel 2023 rispetto al 27% del 2019) o nella ricerca di un alloggio in affitto o in acquisto (28% nel 2023 rispetto al 20% nel 2019).

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Il 6% degli intervistati intersessuali ha dovuto dormire all’aperto in uno spazio pubblico almeno una volta nella vita, rispetto allo 0,2% della popolazione generale e all’1% degli altri gruppi intervistati.

Poco più della metà degli intervistati (57%) è stata vittima di interventi chirurgici o altri trattamenti volti a modificare le proprie caratteristiche sessuali “senza il loro consenso informato”.

Il 39% si è sottoposto a pratiche di “conversione”, per “cambiare” il proprio orientamento sessuale o identità di genere.

Questa violenza non è priva di conseguenze per la salute mentale: una persona intersessuale su due (53%) ha pensato al suicidio nell’ultimo anno precedente l’indagine. Questa percentuale era del 37% nel 2019 ed è oggi molto più alta per le donne transgender intersessuali (65%) e per gli uomini transgender intersessuali (61%). È estremamente elevata anche tra gli intervistati intersessuali gravemente limitati da disabilità (69%), coloro che affrontano difficoltà finanziarie (49%), sono disoccupati (61%) o appartengono a una minoranza (62%), oltre ad essere LGBTIQ.

Le conclusioni dell’Agenzia dell’Unione Europea per i Diritti Fondamentali

Le persone intersessuali, si legge nel rapporto, rappresentano “un gruppo estremamente emarginato“.

Di chi è la colpa? Per oltre due intervistati su tre (69%), questa emarginazione che diventa violenta discriminazione è dovuta “agli atteggiamenti negativi e alla retorica dei politici“.

Il rapporto sottolinea inoltre la responsabilità della disinformazione online, che “prende di mira in particolare i gruppi trans e intersessuali, di cui la maggior parte della popolazione ha scarsa conoscenza“.

L’Agenzia dell’Unione Europea per i Diritti Fondamentali consiglia all’Unione Europea e a tutti i suoi Stati membri di aggiungere un chiaro riferimento allo status di intersessualità tra i motivi di discriminazione.

“Essere una persona intersessuale, avere un orientamento sessuale o un’identità di genere considerati non conformi, condizioni socioeconomiche che possono essere limitate da disabilità, affrontare difficoltà finanziarie o appartenere a una minoranza, sono fattori importanti che portano a esperienze di vita difficili. Il rapporto fornisce dati e argomentazioni a sostegno di un approccio intersezionale alla legge e alle politiche che tutelano i diritti fondamentali delle persone intersessuali”.

© Riproduzione riservata.

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