David Maltinsky, ex specialista dell’intelligence dell’FBI che ha trascorso più di 16 anni all’interno dell’agenzia, ha fatto causa al direttore dell’FBI Kash Patel, al Procuratore Generale Pam Bondi, all’FBI e al Dipartimento di Giustizia, perché a suo dire licenziato illegalmente per aver esposto una bandiera del Progress Pride. Ve ne avevamo parlato il mese scorso.
La causa contro l’FBI dopo il licenziamento per una bandiera Progress Pride

La denuncia di 18 pagine, depositata mercoledì presso la Corte Distrettuale degli Stati Uniti per il Distretto di Columbia, sostiene che David M. Maltinsky sarebbe stato licenziato dall’accademy dell’FBI il 1° ottobre 2025, appena tre settimane prima del conseguimento del diploma da agente speciale. Maltinsky sostiene che il licenziamento sia incostituzionale e politicamente motivato, in quanto Patel lo avrebbe preso di mira per la sua libertà di espressione e per essere “un orgoglioso uomo gay“.
Secondo la causa, il licenziamento sarebbe avvenuto senza preavviso. Maltinsky aveva completato 16 delle 19 settimane del Corso di Addestramento Base sul Campo dell’Accademia dell’FBI e aveva superato tutti i principali test legali e fisici. Quella notte è stato accompagnato in una suite dirigenziale e gli è stata consegnata una lettera firmata da Patel in cui si ufficializzava la sua rimozione “sotto la mia autorità di Direttore dell’FBI” per “esposizione inappropriata di cartellonistica politica” durante il suo precedente incarico presso la sede di Los Angeles. L’unica segnaletica che Maltinsky aveva esposto, scrivono i suoi avvocati, era la bandiera del Progress Pride.
La causa cita direttamente la lettera di licenziamento. Patel scrisse: “Ho stabilito che hai malamente agito esponendo in modo inappropriato cartellonistica politica nella tua area di lavoro”. La denuncia sostiene che questa giustificazione fosse pretestuosa e discriminatoria, sottolineando come l’FBI consentisse regolarmente agli agenti di esporre bandiere della Blue Line, bandiere di Gadsden e immagini di The Punisher sulle loro postazioni di lavoro.
La causa descrive il licenziamento come “una chiara e sfacciata violazione della legge federale e della Costituzione“, sottolineando come l’esposizione della bandiera Progress Pride da parte di Maltinsky “non ha violato alcuna regola, politica o procedura dell’FBI, ma è stata invece approvata dai suoi vertici“. Maltinsky sostiene che la bandiera avesse un profondo significato personale. La denuncia sottolinea che nel 2021, dopo che la bandiera del Progress Pride aveva sventolato fuori dal Wilshire Federal Building durante il Mese del Pride, i vertici gli avevano donato le bandiere “in riconoscimento speciale dei suoi sforzi per migliorare l’FBI”.
Lo sconcerto di David M. Maltinsky
Intervistato da The Advocate, Maltinsky ha raccontato come quel licenziamento abbia stravolto la sua vita e quella dei suoi colleghi:
“La gente ha subito iniziato a rovistare tra le proprie scrivanie alla ricerca di bandiere del Pride, persino di qualsiasi cosa di natura personale”. “Si sono tenute riunioni per settimane [per discutere di come] questa minaccia di licenziamento potesse provenire dall’interno del proprio posto di lavoro”. “Spero che questa causa ponga fine a tutto questo, ma la realtà è che quando sono stato licenziato per una bandiera del Pride, l’intero ufficio è rimasto sotto choc.”
Nel giro di poche ore, ha ricordato Maltinsky, i dipendenti LGBTQ+ dell’FBI hanno stravolto le proprie scrivanie, fatto sparire oggetti, pulito i cubicoli e controllato reciprocamente gli spazi di lavoro per individuare qualsiasi elemento che potesse essere interpretato come politico.
Si torna così ai tempi del “Terrore Lavanda” dei primi anni ’50, quando le agenzie federali, tra cui l’FBI, epurarono migliaia di dipendenti gay e lesbiche con il pretesto che la loro identità li rendesse un rischio per la sicurezza nazionale. Una storia raccontata nella serie Compagni di Viaggio, con Matt Bomer e Jonathan Bailey protagonisti. Parallelamente al “Terrore Rosso“, che prendeva di mira i sospettati di essere comunisti, il “Terrore Lavanda” divenne una delle più ampie campagne di discriminazione sostenute dal governo nella storia degli Stati Uniti, privando i lavoratori di carriere, autorizzazioni e mezzi di sussistenza. “Ciò che mi rende ancora più triste e scoraggiato“, ha aggiunto Maltinsky, “è la paura che il mio licenziamento ha alimentato tra i dipendenti. È terribile che le persone debbano avere paura di andare a lavorare”.
Maltinsky è entrato nell’FBI come stagista a 18 anni ed è stato assunto a tempo pieno l’anno dopo. Per 16 anni ha supportato indagini di corruzione di alto profilo, si è occupato di casi informatici, ha lavorato come specialista delle operazioni del personale e ha guidato il Comitato per l’Uguaglianza dell’FBI, fornendo consulenza ai dirigenti sulle questioni LGBTQ+. Nel 201, è diventato presidente del gruppo consultivo LGBTQ+ dell’FBI e ha ricevuto il premio del Direttore per il suo eccezionale servizio nella diversità e nell’inclusione. Due anni dopo, quando l’FBI e la General Services Administration autorizzarono l’esposizione delle bandiere del Pride sugli edifici federali, l’ufficio di Los Angeles utilizzò la bandiera del Progress Pride di Maltinsky, quella di sua proprietà, perché l’edificio non ne aveva una disponibile. Quella bandiera divenne la prima bandiera del Pride a sventolare sul Wilshire Federal Building.
Ora disoccupato e senza casa dopo aver stralciato il suo contratto di locazione a Los Angeles, Maltinsky vive a casa di amici mentre si prepara per la battaglia legale. “Quando l’FBI mi ha cacciato, non avevo nessun altro posto dove andare“. “Mi sono appoggiato agli amici. Sono stati incredibili“. “Io ho giurato fedeltà agli Stati Uniti. Ho prestato giuramento di sostenere e difendere la Costituzione, e intendo mantenere quel giuramento.”
Parla l’avvocato di David M. Maltinsky
Christopher M. Mattei, avvocato principale di Maltinsky, ha dichiarato a The Advocate:
“I continui attacchi illegali di Kash Patel e Pam Bondi all’FBI e a funzionari pubblici qualificati come David mettono in pericolo il popolo americano ogni giorno di più”. “Questo caso va oltre la carriera di un singolo uomo: riguarda la possibilità per il governo di punire gli americani semplicemente per aver dichiarato la propria identità. Grazie al coraggio di David, Patel e Bondi saranno chiamati a rispondere del loro incostituzionale attacco contro americani che vogliono semplicemente servire il loro Paese così come sono”.
Luke Schleusener, CEO di Out in National Security, aveva precedentemente condannato il licenziamento, definendolo “un chiaro atto di parzialità”.
Lo scorso maggio il contestatissimo Kash Patel, nel 2024 fortemente voluto da Donald Trump alla guida del Federal Bureau of Investigation, ha vietato le commemorazioni ufficiali del Pride Month all’interno dell’FBI.

