Francia, bufera omofobia sui tifosi del PSG contro l’ex Juve Rabiot. Intervengono la Lega e il Governo

Durante la partita lo speaker dello stadio Parco dei Principi ha chiesto per ben due volte di interrompere gli osceni cori, venendo subissato dai fischi.

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Francia, bufera omofobia sui tifosi del PSG contro l'ex Juve Rabiot. Intervengono la Lega e il Governo - Adrien Rabiot - Gay.it
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Nella serata di sabato il Paris Saint-Germain ha battuto lo Strasburgo per 4-2 ma a fare notizia non è stata tanto la vittoria degli uomini di Luis Enrique quanto gli osceni cori omofobi che sono piovuti dagli spalti nei confronti di Adrien Rabiot, fino all’anno scorso calciatore della Juventus e ora giocatore del Marsiglia.

Avendo giocato nel PSG dal 2012 al 2019, Rabiot è passato per ‘traditore’ agli ultrà del PSG, che vedono nel Marsiglia l’eterna rivale. Durante il match contro lo Strasburgo si sono più volte uditi cori omofobi nei confronti del 29enne nazionale francese, argento ai Mondiali di Calcio di Qatar 2022.

La replica della Ligue One e del governo

Dura la risposta della Federcalcio francese: “Questi cori discriminatori pronunciati dai tifosi del Paris Saint-Germain sono inaccettabili. L’intero calcio professionistico si è impegnato per vietare comportamenti e cori omofobi negli stadi”.

Durante la partita lo speaker dello stadio Parco dei Principi ha chiesto per ben due volte di interrompere gli osceni cori, venendo subissato dai fischi.

La lega francese ha annunciato l’apertura di un’inchiesta. D’altronde non è la prima volta che i tifosi del PSG si rendono protagonisti di cori omofobi. Avvenne la medesima cosa lo scorso anno, e sempre contro il Marsiglia, con la curva squalificato per una partita. Ben quattro giocatori del Psg vennero squalificati per aver rivolto cori offensivi contro gli avversari, dopo aver vinto per 4-0, ovvero Ousmane Dembélé, Achraf Hakimi, Randal Kolo Muani e Layvin Kurzawa. Vista la recidiva, il PSG rischia la chiusura del proprio stadio, con una partita da giocare senza pubblico sugli spalti.

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Anche il governo francese ha condannato i cori dei tifosi del PSG, con il ministro dello sport Gil Avérous che ha annunciato che incontrerà il presidente della LFP la prossima settimana, per discutere come muoversi dinanzi all’odio negli stadi.

I cori omofobi negli stadi inglesi

Anche in Premier League, ovvero nel Regno Unito, i cori omofobi sono risuonati negli stadi. I tifosi del Tottenham Hotspurs si sono resi protagonisti di insulti all’allenatore dell’Arsenal Mikel Arteta, a Mason Mount del Manchester Unite e al giocatore degli Spurs Dominic Solanke, con il club di Londra che ha annunciato “tolleranza zero” dinanzi a “ripugnanti cori omofobi“. Il Tottenham Hotspurs ha definito quei cori “inaccettabili, estremamente offensivi e lontani dal voler mostrare supporto alla squadra”.

Dagli spalti dei tifosi londinesi si era sentito l’ormai tristemente famoso coro “Chelsea rent boy“, da tempo rivolto ai giocatori attuali, ex giocatori e supporter del Chelsea da parte dei tifosi avversari. Un “rent boy”, nello ‘slang’ inglese, è un giovane che si prostituisce. Nella cultura inglese è da sempre associato all’area del West End di Londra, in cui rientra anche Chelsea. Tra gli anni ’60 e ’70 molti giovani uomini trasferitisi nella capitale si prostituivano per arrivare a fine mese. Il distretto di Earls Court, a Chelsea, ospitava molti locali ‘gay friendly’. Negli ultimi tre decenni il coro “Chelsea rent boy” è diventato un insulto omofobo, che rimbalza di curva in curva.

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