Fr*cinema, la rassegna di cinema queer di Roma
Dopo il successo della prima edizione, dal 26 marzo all’11 giugno 2025, torna Fr*cinema, la rassegna romana di cinema queer curata da Pietro Turano, organizzata in collaborazione con Arcigay Roma e Cinema Troisi, con il supporto dall’Istituto Buddhista Italiano.
Ogni mercoledì, a settimane alterne, il Troisi ospiterà un film, un talk e un cortometraggio, come l’anno scorso, ma non mancheranno le novità. Abbiamo raggiunto Pietro Turano, che ce la ha raccontate.
Dicevamo, le novità.
Quest’anno abbiamo deciso si organizzare anche un concorso per filmmaker under 35. Si può partecipare con un soggetto inedito, chi vincerà, otterrà quindici mila euro utili a realizzare il progetto e, in più, riceverà premi dal Teatro di Posa di Cine3.tv, da EcoMuvi, protocollo per la sostenibilità e da MUBI. Non volevamo, però, che fosse solo una competizione, per questo chiunque si iscriverà al concorso potrà partecipare gratuitamente, a settembre, a un weekend di workshop sulla comunicazione, sulla scrittura, la distribuzione e la produzione cinematografica.
Come si impegna Fr*cinema a rendere più accessibili le sue sale?
Per ogni talk, ci sarà un interprete LIS e i film saranno sempre sottotitolati. Inoltre, riserveremo qualche biglietto omaggio per le persone che, all’interno della comunità, sono più vulnerabili alla marginalità, come le persone trans e le persone BIPOC.
Hai dichiarato che Fr*cinema nasce da un intento rivendicativo. Di cosa vuole riappropriarsi la rassegna?
Di tutto, persino degli insulti. Soprattutto dei prodotti e degli spazi culturali. Esiste una quantità enorme di produzione cinematografica e culturale legata a personaggi queer che fatica a trovare uno spazio. Moltissimi film, in Italia, non vengono neanche distribuiti.
A proposito di spazi, si rinnova anche la collaborazione con il Cinema Troisi.
Ne siamo particolarmente felici: è la sala più frequentata di Roma e una delle più frequentate in Italia.
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Come ti poni nei confronti di chi, anche all’interno della comunità, dice che iniziative di questo tipo rischiano di essere ghettizzanti.
Ho molta difficoltà con questo discorso sulla ghettizzazione: noi, non essendo previsti se non come gettoni all’interno della cultura mainstream, dobbiamo necessariamente creare spazi nuovi e specifici, attraversabili da chiunque. Dobbiamo contribuire a creare offerta culturale e usare il nostro punto di vista queer per arricchire un discorso culturale più ampio.
Cosa vuol dire adottare un punto di vista queer?
Il queer non è solo un posizionamento politico e identitario, è un approccio. Queer significa guardare in maniera obliqua ai processi e ai percorsi possibili. L’accesso alla cultura deve essere compiuto attraverso uno sguardo aperto, non per forza settoriale, dritto. Per questo, è importante unire cinema ed autorialità, ambienti diversi. La cultura è una grande materia, che si alimenta continuamente, da tutti i fronti.
Non solo cinema, infatti, accanto ad attori, attrici, registə, sceneggiatorə e addettə ai lavori, ci saranno anche scrittorə e personalità del mondo editoriale: cosa può fare la cultura in questi tempi di abbruttimento e chiusura?
In questo periodo storico di grande appiattimento del discorso pubblico e culturale, in cui il nostro paese è, tra l’altro, tra i peggiori in Europa per la tutela delle persone LGBTQIA+, la cultura resta la più grande opportunità di produrre consapevolezza. Sta venendo a mancare il senso critico, e invece non c’è niente di più potente dello scambio culturale per lottare contro questa deriva. Il governo attuale sta occupando tutti gli spazi culturali, c’è un’attenzione molto capillare in questo, è una strategia antica. Dobbiamo presidiare i luoghi della cultura e replicarli, anche.
In che direzione sta andando il cinema in termini di rappresentazione delle istanze queer e dei corpi marginalizzati?
Qualcosa sta cambiando, ma solo a un primissimo livello. Le rappresentazioni sono aumentate – questo è indubbio – perché lo chiede il pubblico, c’è più domanda. Non è cambiato niente, però, nei ruoli all’interno dell’industria, è una questione di potere. Chi ha potere e può decidere cerca di andare incontro alla domanda del pubblico, ma questo non basta se poi non cambia il paradigma. A fronte di un aumento di rappresentazione, spesso discutibile, le professioniste e i professionisti vivono ancora troppo spesso una situazione di marginalità all’interno dei loro spazi di lavoro. Se non ci si rende conto di questo, allora si sta contribuendo all’invisibilizzazione.
I film in cartellone viaggiano nel tempo, tra le lingue e i generi. Come li avete scelti?
Scegliamo sempre film che ci sono piaciuti e che non hanno avuto distribuzioni massive, almeno in Italia. Per noi, poi, è importante spaziare nei generi e nella provenienza. In programma ci sono commedie e body horror con cannibalismo, film provenienti dalla Georgia e altri dall’Italia, dalla Francia e dagli Stati Uniti. C’è grande eterogeneità, poi, nel modo in cui vengono raccontate le storie: Notre Corps è un film francese che racconta le storie di pazienti di ginecologia, al suo interno ci sono corpi queer, ma il tema è decisamente più ampio. È ancora più interessante, secondo me.
Scopri il programma completo: https://arcigayroma.it/frocinema/
