Già in corso da lunedì 7, ad Ostia andrà avanti fino a venerdì 11 luglio la Pride Week del Lazio Pride 2025, rassegna culturale e politica che si concluderà sabato 12 luglio con la parata dell’orgoglio LGBTQIA+.
Intitolata “Corpi indecorosi. Desiderio, giustizia e resistenze queer”, la settimana di eventi si snoda tra talk, performance, stand-up comedy, test HIV gratuiti e spazi di confronto aperti a tutta la cittadinanza. Ogni giornata affronta un tema diverso – dalla sessualità consapevole all’abolizionismo carcerario, dalla salute condivisa all’antispecismo – per proporre un modello di giustizia radicale e intersezionale, fondato sull’autodeterminazione dei corpi marginalizzati e sulla costruzione di comunità transfemministe.
Organizzata da Lazio Pride in collaborazione con realtà locali come il circolo Arci “The Act” e il comitato di quartiere Stella Polare, la Pride Week è solo una delle tappe di un progetto più ampio che coinvolge l’intero territorio regionale. Dopo le precedenti edizioni a Latina, Albano Laziale, Viterbo, Frosinone, Rieti e Civitavecchia, il Lazio Pride 2025 torna sul litorale romano di Ostia e annuncia una seconda manifestazione stagionale, nuovamente a Rieti, prevista per il 13 settembre che avrà anch’essa la propria Pride Week di confronti, dibattiti, approfondimenti e divertimento.
Abbiamo intervistato Pietro Turano (Arcigay Roma) e Anna Claudia Petrillo (Lazio Pride), promotori instancabili di questo decennale percorso di decentramento e attivazione territoriale in un Paese prigioniero delle elite socio-economiche e di potere delle grandi città, con una comunità LGBTIAQ+ italiana troppo spesso sotto scacco delle bolle metropolitane di Roma e Milano. Come nasce il Lazio Pride, quali obiettivi si pone davanti a un futuro sempre più incerto e pervaso dall’accentramento di privilegi e poteri, perché oggi è urgente parlare di carcere, antispecismo e corpi queer, perché parlare di veganesimo e quale significato ha sfilare oggi a Ostia, territorio quantomai complesso, assediato dalle infiltrazioni cammorristiche, proprio a 50 anni dalla morte di Pier Paolo Pasolini. Queste ed altre le domande a cui Petrillo e Turano hanno risposto.
Lazio Pride – intervista ad Anna Claudia Petrillo e Pietro Turano

Gay.it – Quest’anno il Lazio Pride c’è ad Ostia (in questi giorni) e a Rieti a settembre: come mai? A lungo termine qual è il vostro obiettivo? Tutta la regione diventa un Pride? Ogni castello romano, ogni frazione un Pride? Siete impazziti?
Petrillo-Turano: Forse lo siamo da sempre, se esserlo significa adottare uno sguardo obliquo che taglia la realtà di traverso, per concedersi di immaginare ciò che non è scontato e renderlo possibile. Ci abituiamo a pensare che l’Italia sia Roma, Milano, Napoli, Bologna, mentre il paese è soprattutto nella provincia e nella periferia, al margine della narrazione e del pensiero dominante.
Gay.it – Le specificità locali vengono coinvolte o decidete dall’alto con il solito approccio romano-centrico? Come le coinvolgete?
Petrillo-Turano: In nove anni il Lazio Pride è stato soprattutto un percorso di emancipazione territoriale, il motore che ha spinto tantissime persone LGBTQIA+ a sentirsi protagoniste dei propri luoghi, periferici e di frontiera. La risposta alla domanda sta nel fatto che in questi anni sono stati fondati 6 nuovi comitati Arcigay nel Lazio, con un centro antidiscriminazioni regionale, e altrettante realtà sono nate anche dove il Pride non è ancora arrivato. Roma ha semplicemente messo a disposizione le proprie risorse per attivare un processo, che oggi si è trasformato in percorsi territoriali indipendenti e nella collaborazione reciproca fra tante realtà presenti in tutta la regione. Per il Lazio Pride di Ostia 2025, ad esempio, è stato fondamentale l’incontro con il circolo Arci “The Act” gestito da giovani artisti e artiste, così come quello con il comitato di quartiere di Stella Polare che ospita la Pride Week nella sua Piccola Oasi, mentre a Rieti sono in corso le assemblee pubbliche per l’organizzazione del Pride di Settembre.
Gay.it – 50 anni dalla morte di Pasolini proprio ad Ostia: è ancora un territorio così degradato?
Petrillo-Turano: Durante l’incontro su Pasolini è emerso chiaramente quanto l’approccio narrativo dell’artista si concentrasse sul desiderio di raccontare le periferie come luoghi complessi, più che degradati. La lente dell’amore rifiuta il giudizio e accoglie per definizione la complessità, era questo lo sguardo di Pasolini sulle periferie che raccontava, pur non appartenendogli. Ostia contiene senz’altro la fatica e le contraddizioni della complessità, ma per le stesse ragioni il suo fermento è vivo e visibile a chiunque voglia vederlo.
Gay.it – Nella Pride Week parlerete di carcere e persone LGBTIQ+: perché è urgente? (È di oggi la notizia che la donna trans stuprata dopo essere stata posizionata in un reparto maschile è stata finalmente spostata in un carcere femminile)
Petrillo-Turano: Parlare di carcere e persone LGBTIQ+ è urgente perché il carcere è una forma di violenza istituzionale che colpisce in modo sproporzionato chi vive ai margini. Le persone trans, non binarie e queer subiscono discriminazioni sistemiche: negazione dell’identità di genere, isolamento, violenze fisiche e sessuali. Ma questa violenza non riguarda solo la comunità LGBTQIA+ — è parte di un sistema più ampio che usa la repressione per gestire ciò che considera “deviante”. Per questo sentiamo la necessità di portare in ogni spazio possibile un discorso chiaro sull’abolizionismo carcerario. Dobbiamo iniziare a immaginare e costruire alternative reali alla punizione. Perché l’approccio punitivo non è mai compatibile con il transfemminismo: non porta giustizia, ma rafforza le stesse logiche di controllo e dominio che il transfemminismo combatte. Un esempio tra tanti è la proposta di legge di Fratelli d’Italia sui femminicidi: ha senso rispondere alla violenza maschile sulle donne solo con più carcere e più repressione, senza mettere in discussione le radici culturali e strutturali del patriarcato? La violenza si combatte con l’educazione, la cura e la redistribuzione del potere. Possiamo davvero parlare di liberazione se accettiamo che sia costruita sulla privazione della libertà di altrə?
Gay.it – Perché parlare di antispecismo e veganesimo (11 luglio)? Non è che le persone LGBTIQ sono più vegane di altre. O sì? Qual è il senso di questo talk?
Petrillo-Turano: Affrontare antispecismo e veganesimo durante la Pride Week significa guardare il mondo con la lente che abbiamo scelto di indossare: quella transfemminista. Che ci parla dei corpi, dei desideri e della liberazione. Il transfemminismo ci ha insegnato che le lotte non sono compartimenti stagni: la violenza che colpisce le soggettività LGBTQIA+ si intreccia con quella che subiscono altri corpi messi ai margini. Quando parliamo di corpi animali, possiamo dire in senso politico di parlare di corpi “non conformi”. Perché in un sistema antropocentrico e capitalista, gli animali vengono ridotti a oggetti, resi invisibili, mortificati, sfruttati, negati nella loro soggettività. In questo senso politico possiamo leggere quei corpi come non conformi alle logiche del dominio dell’uomo. Non stiamo dicendo che le persone queer sono ‘più vegane’, ma semplicemente scegliendo di guardare il mondo da quella prospettiva politica che abbiamo deciso di rappresentare. I talks sono stati immaginati per creare connessioni, non gerarchie: riflettere su come transfobia, specismo, sessismo, colonialismo e razzismo condividano logiche simili — controllo dei corpi, imposizione di norme, sfruttamento. Parlare di veganesimo significa parlare di liberazione, che è vera solo se per tuttə.
Gay.it – Avete sponsor? Quali? Chi ha messo i soldi?
Petrillo-Turano: Non ci sono sponsor privati o commerciali: le due edizioni del 2025 sono state organizzate principalmente grazie all’autofinanziamento delle associazioni di Lazio Pride e di quelle presenti sui territori, al quale si è aggiunto un contributo pubblico di Roma Capitale per la produzione della Pride Week di Ostia, un ricco programma di eventi culturali che precedono la parata di sabato 12 luglio.
Gay.it – C’è qualcosa che volete anticipare sulla parata del 12 Luglio?
Petrillo-Turano: Che cosa possiamo anticipare? Nulla! Nessuno scoop, nessuna madrina, nessun grande sponsor, solo corpi. Il 12 luglio occuperemo le strade di Ostia con i nostri “corpi indecorosi”, quelli che la società vorrebbe normalizzare, punire o cancellare. Corpi trans, queer, grassi, con disabilità, migranti, inumani, poveri: corpi che resistono proprio perché non si piegano al decoro, alla norma, alla vergogna. Non sfileremo per l’accettazione, ma per prenderci lo spazio che ci appartiene senza chiedere permesso. Saremo in strada con voci radicali, transfemministe, anticolonialiste, per ribadire che la liberazione non è decorosa. Se qualcuno ci chiede perché urliamo, balliamo, gridiamo, la risposta è semplice: perché i nostri corpi indecorosi non smetteranno mai di mettere in discussione tutto.
Durante la Pride Week, ogni serata affronta un tema chiave per la giustizia queer e transfemminista. Partita il 7 luglio con “K come Kinky” con il collettivo KinkyGirls, Effe Mr. Rubber 2025 e le creatrici di Touch me K-not. Poi “Scelte libere, corpi liberi” su aborto e consenso con @ivgstobenissimo e Francesca Malfatti. L’8 luglio al centro Pasolini con Valentina Valentini e Raul Grisolia. Il 9 – questa sera – si parla di carcere e affettività con Sara Pantoni (Lucha y Siesta), Daniela Falanga (Arcigay), Rachele Stoppa (Antigone), Valentina Calderone e altre. Il 10 luglio si discute di safer sex e chemsex con Rachele Giuliano (Arcigay Roma) e Filippo Leserri (PLUS Roma). L’11 si chiude con il talk su antispecismo e veganesimo a cura di Coatta Vegana e con “Geografie transfemministe” moderato da Pietro Turano con Micol Meghnagi e Martina Martelloni. Stand-up comedy ogni sera, tra cui segnaliamo Gabriele Piazza che si esibirà venerdì 11. Sempre venerdì sera, prima della parata dell’indomani, una live-performance di Laika, street-artist autor* del ritratto su murales di Michela Murgia a Roma Prenestina, e più recentemente della insolente caricatura del premier ungherese Viktor Orbán in occasione del Budapest Pride.
