G7, nel testo rispuntano i diritti LGBTIAQ+, censurati “orientamento sessuale, “identità di genere” e “aborto”

Il documento presenta differenze rispetto a quello del 2023 al G7 di Hiroshima. Ecco il testo integrale del paragrafo "Gender Equality".

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G7 ospitato dall'Italia a Fasano, la presidente del consiglio Giorgia Meloni scatta un selfie - credit photo: LaPresse
G7 ospitato dall'Italia a Fasano, la presidente del consiglio Giorgia Meloni scatta un selfie - credit photo: LaPresse
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Dopo le polemiche di ieri e questa mattina, 14 giugno, i leader riuniti in Puglia hanno trovato un accordo sulle dichiarazioni del G7. Secondo Bloomberg infatti dalla bozza del documento finale dei leader occidentali era stato stralciato qualsiasi riferimento ai diritti LGBTIAQ+, a differenza di quanto avvenuto al G7 del 2023 a Hiroshima. Il presidente di Arcigay Gabriele Piazzoni oggi aveva duramente indicato l’eventuale omissione come un passo indietro della credibilità italiana in un consesso internazionale di primaria importanza. Nella giornata si erano rincorse supposizioni sul fatto che l’assenza dei diritti LGBTIAQ+ derivasse da un’attenzione alla presenza di Papa Francesco, intervenuto al G7 dopo i passi falsi sugli insulti verso la comunità queer e i seminaristi gay.

A fine giornata di oggi la questione LGBTIAQ+ è rispuntata nella dichiarazione conclusiva del G7.

Gli sherpa delle varie delegazioni, riuniti a Borgo Egnazia, vicino Fasano (BR), hanno raggiunto un’intesa anche sulla questione più dibattuta delle ultime 48 ore: l’inclusione del termine “aborto” che aveva suggerito un possibile attrito tra Macron e Meloni. E in effetti, la parola aborto non comparirà nel documento di 36 pagine. Al suo posto, è stata adottata un’altra formula:

“Si reiterano gli impegni espressi nel comunicato finale del G7 di Hiroshima per un accesso universale, adeguato e sostenibile ai servizi sanitari per le donne, compresi i diritti alla salute sessuale e riproduttiva per tutti”

Nelle dichiarazioni conclusive del summit giapponese dello scorso anno, il termine “aborto” era invece esplicito.

Diritti della comunità LGBTQIA+

La notizia di Bloomberg, secondo cui sarebbero stati rimossi i riferimenti alla comunità LGBTQIA+ dal testo finale, trova solo una smentita parziale. I leader, nelle loro dichiarazioni, esprimono una forte preoccupazione per la riduzione dei diritti delle donne, delle ragazze e delle persone LGBTQIA+ in tutto il mondo, specialmente in tempi di crisi. I rappresentanti del G7 condannano fermamente tutte le violazioni e gli abusi dei loro diritti umani e delle libertà fondamentali, impegnandosi per il raggiungimento dell’uguaglianza di genere. Tuttavia, rispetto al testo di Hiroshima, si nota una “retrocessione” lessicale: al G7 ospitato dall’Italia governata dall’estrema destra, nel crescente clima di neo-fascismi che sta inquinando le democrazie liberali d’Occidente, non si è ritenuto necessario utilizzare le espressioni identità di genere e orientamento sessuale.

Ecco una parte del testo (integrale a fondo pagina):

“Riaffermiamo il nostro impegno per raggiungere l’uguaglianza di genere e l’emancipazione delle donne e delle ragazze in tutta la loro diversità, attraverso una partecipazione piena, equa e significativa in tutte le sfere della società. Esprimiamo la nostra forte preoccupazione per la riduzione dei diritti delle donne, delle ragazze e delle persone LGBTQIA+ in tutto il mondo, in particolare in tempi di crisi, e condanniamo fermamente tutte le violazioni e gli abusi dei loro diritti umani e delle libertà fondamentali”.

 

Russia e Cina

I moniti all’omobitransfobica Russia di Putin e al regime della Cina di Xi Jinping, ampiamente anticipati, trovano spazio nelle conclusioni. Mosca, secondo i leader, deve porre fine alla sua guerra illegale di aggressione e pagare per i danni causati all’Ucraina. Economicamente, il G7 intende utilizzare i 50 miliardi dai profitti generati dagli asset russi congelati per sostenere Kiev. Inoltre, si impegnano a ostacolare le entrate russe derivanti dall’esportazione di metalli. Pechino è criticata sia per il sostegno a Vladimir Putin sia per le distorsioni di mercato causate dalle sue maxi-esportazioni. Nessun riferimento alle violazioni dei diritti umani in entrambi i paesi.

Chi fa parte del G7

l Gruppo dei 7 (abbreviato in G7) riunisce i Capi di Stato e di Governo delle 7 nazioni più industrializzate del mondo. Ne fanno parte: Canada, Italia, Giappone, Francia, Germania, Gran Bretagna, Stati Uniti d’America

 

Testo integrale del documento finale G7 2024 al paragrafo “Gender Equality”

Ribadiamo il nostro impegno a raggiungere la parità di genere e l’empowerment di donne e ragazze in tutta la loro diversità, attraverso una partecipazione piena, equa e significativa in tutte le sfere della società. Esprimiamo la nostra forte preoccupazione per il regresso dei diritti di donne, ragazze e persone LGBTQIA+ in tutto il mondo, in particolare in tempi di crisi, e condanniamo fermamente tutte le violazioni e gli abusi dei loro diritti umani e delle loro libertà fondamentali. Continueremo a promuovere e proteggere i loro diritti in tutte le sfere della società e a integrare costantemente la parità di genere in tutte le aree politiche. Lavoreremo con partner globali per avanzare la parità di genere nei forum multilaterali.

Rinnoviamo il nostro impegno a prevenire e affrontare l’odio e la discriminazione, e a eliminare la violenza sessuale e di genere, inclusa quella facilitata dalla tecnologia e dal traffico di persone. Forniremo un sostegno completo e una partecipazione significativa per le vittime e i sopravvissuti. Ribadiamo i nostri impegni nel Comunicato dei Leader di Hiroshima per l’accesso universale a servizi sanitari adeguati, accessibili e di qualità per le donne, inclusi i diritti sessuali e riproduttivi completi per tutti.

Continuiamo a promuovere il pieno empowerment economico di tutte le donne e le ragazze, e una partecipazione e leadership eque e significative nei processi decisionali, incluso nel settore STEM. Intensificheremo i nostri sforzi per affrontare norme, stereotipi e pratiche di genere dannosi e per eliminare le barriere strutturali e il divario retributivo di genere, anche attraverso una maggiore collaborazione con il settore privato e sostenendo l’adozione di sistemi di certificazione per l’uguaglianza di genere per le imprese. Riconosciamo la necessità di garantire servizi di assistenza all’infanzia e di assistenza a lungo termine accessibili e di qualità per tutti, supportare la protezione della genitorialità, promuovere l’equilibrio tra vita lavorativa e privata e la condivisione equa delle responsabilità di cura, per promuovere i diritti equi delle donne e adottare un approccio globale per affrontare le sfide demografiche delle società in via di invecchiamento. In questo contesto, ribadiamo l’importanza di riconoscere, ridurre e redistribuire il lavoro di cura non retribuito e di ricompensare adeguatamente il lavoro di cura retribuito, garantendo la rappresentanza dei lavoratori di cura.

Affronteremo la distribuzione diseguale del lavoro di cura tra i generi, che contribuisce alle disuguaglianze di genere. A tal fine, puntiamo entro il 2035 a supportare 200 milioni di donne in più a entrare nel mondo del lavoro, investendo negli sforzi per colmare il divario globale nella disponibilità di servizi di assistenza all’infanzia, anche attraverso l’iniziativa Invest in Childcare della Banca Mondiale.

Promuoveremo l’applicazione di un approccio “gender transformative” e multi-settoriale alla nostra politica estera, agli aiuti umanitari e alla cooperazione allo sviluppo, incluso in tema di resilienza climatica, sicurezza alimentare, istruzione e migrazione. Ci impegniamo a far avanzare l’Agenda Donne, Pace e Sicurezza, compresa la sua applicazione alla riduzione del rischio di catastrofi e a sradicare tutte le forme di violenza di genere, inclusa la violenza sessuale legata ai conflitti, anche sostenendo le donne costruttrici di pace in contesti di conflitto. Ribadiamo il nostro impegno ad aumentare collettivamente l’Aiuto Pubblico allo Sviluppo (APS) del G7 per la parità di genere e esploreremo modi per farlo nel contesto del cambiamento climatico e del genere, in particolare in Africa.

Riconoscendo che un’istruzione di qualità per tutte le ragazze è il miglior indicatore per i futuri livelli di uguaglianza, dobbiamo anche promuovere l’accesso a un’istruzione di qualità sicura, inclusiva ed equa per tutti. Notando che il 2024 è l’Anno dell’Istruzione dell’Unione Africana, rafforzeremo la nostra partnership con i paesi africani sull’istruzione delle ragazze, anche raddoppiando i nostri sforzi per raggiungere gli obiettivi del G7 per l’istruzione delle ragazze entro il 2026.

Riconoscendo il successo della Sfida 2X, accogliamo con favore il nuovo impegno delle Istituzioni Finanziarie di Sviluppo e Multilaterali a investire almeno 20 miliardi di dollari in tre anni nell’investimento con una prospettiva di genere, incoraggiando investimenti al confine tra genere e clima. Invitiamo altri attori pubblici e privati a unirsi alla prossima Sfida 2X, avanzando cambiamenti misurabili e finanziamenti diretti all’empowerment delle donne.

Accogliamo con favore il rafforzamento del Consiglio Consultivo per l’Uguaglianza di Genere (GEAC) e le sue raccomandazioni. Sottolineando l’importanza della raccolta di dati affidabili disaggregati per sesso e genere e del monitoraggio, accogliamo anche l’aggiornamento del Cruscotto G7 sulle Disparità di Genere.

 

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