Germania: l’affidamento di un bambino turco a una coppia gay scatena il caos, interviene anche la Turchia

I genitori avevano chiesto che venisse affidato a una famiglia turca per rispettare la loro cultura.

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Un caso diventato mediatico sta animando l’opinione pubblica tedesca e turca riguardo gli affidamenti dei bambini prelevati da famiglie ritenute non idonee a svolgere il ruolo di genitori. Nello specifico, lo Jugendamt – l’agenzia tedesca per l’assistenza all’infanzia – è accusato di targettizzare le famiglie turche che vivono nel Paese, discendenti dalle generazioni che vi si erano trasferite per lavorare, senza rispettare i loro diritti.

La storia in questione ha inizio lo scorso maggio, quando un bambino di 10 mesi di una famiglia turco-tedesca è stato consegnato allo Jugendamt dagli assistenti sociali. Il motivo era che la madre, affetta da disturbi psicologici, non era stata ritenuta in grado di seguire il figlio nella crescita. L’agenzia aveva quindi deciso di dare in affidamento il bambino a una famiglia disponibile finché la donna, che i media tedeschi hanno chiamato AK, non fosse stata in grado di tenere sotto controllo i suoi disturbi.

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È diventato un caso mediatico quello del bambino tolto a una famiglia turco-tedesca e affidato a una coppia gay

Fin qui, nulla di strano. È una procedura spesso adottata in Germania come in Italia quando si tratta di casi che hanno a che fare con minori, soprattutto molto piccoli e in fase di sviluppo, se inseriti in un contesto famigliare che non aiuterebbe la loro crescita. Il caos, alimentato dall’intervento della Turchia, si è scatenato quando la famiglia, residente a Duisburg, ha ricevuto la notizia che il piccolo sarebbe stato affidato a una coppia gay di Colonia.

I genitori avevano fatto ricorso per chiedere di tenere comunque il bambino, ma gli uffici dell’agenzia hanno mantenuto la loro decisione, scatenando un’ondata mediatica che ha spinto la madre a rivolgersi alle autorità turche per aiutarla. L’addetto del Ministero della famiglia, del lavoro e dei servizi sociali ha procurato un avvocato ai genitori e la stessa Ministra della Famiglia e dei servizi sociali, Derya Yanik, si è interessata personalmente al caso.

«Speriamo che Jugendamt non commetta un altro errore e metta mio figlio almeno con una famiglia turca in modo che non venga privato dell’opportunità di imparare la cultura e la lingua turche»

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La Turchia è intervenuta per chiedere il rispetto culturale quando si tratta di bambini turchi nei Paesi ospitanti

Posto che anche una coppia gay potrebbe garantire di far avvicinare un bambino alle sue tradizioni, culture e lingua, come in questo caso quella turca, per una volta non si tratta di un caso di omofobia come invece l’hanno fatto passare molti media, anche quelli tedeschi. Essendoci di mezzo una coppia gay, è molto facile agitare le acque e strumentalizzare lasciando indietro il motivo principale della loro protesta.

Il punto di fondo su cui hanno protestato i due genitori è che istituzioni come lo Jugendamt – agenzia fondata nel 1924 che viene pagata dallo Stato in base al numero di bambini di cui si prende cura, una sorta di sistema a cottimo che lascia ampio spazio per speculazioni economiche anche dove queste non dovrebbero assolutamente esserci – sono sempre più inclini ad accanirsi contro i figli di “immigrati” turchi.

Si tratta dei figli delle nuove generazioni di famiglie turco-tedesche, a loro volta figlie di tutti quei lavoratori che erano stati accolti in Germania dopo la caduta del Muro di Berlino per ricostruire il Paese dilaniato dalla Seconda Guerra Mondiale e dalla divisione con l’URSS che le era seguita. Si tratta ormai di persone radicate nella cultura del Paese, cittadini tedeschi a tutti gli effetti che comunque subiscono ancora oggi discriminazioni.

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Il caos mediatico parla di omofobia mentre la famiglia accusa lo Jugendamt di accanirsi sui figli di “immigrati”

Allo stesso tempo, però, i media turchi hanno fatto passare la notizia come un altro caso di “propaganda LGBTQ+”, con i titoli che recitano “La Germania ha affidato il figlio di genitori turchi a una coppia gay” come se fosse un crimine di cui lo Stato tedesco si è macchiato.

Il governo turco ha lanciato un appello a tutti i Paesi ospitanti di considerare le scelte di stile di vita basate su norme culturali e morali in questi casi, mentre valuta il processo di affido per i bambini turchi. Lo stesso Ministero turco aveva individuato una famiglia turca disponibile a prendere in affidamento il bambino protagonista di questo caso, ma lo Jugendamt aveva ignorato l’offerta.

Il processo intentato dai genitori è ancora in corso, mentre i media e l’opinione pubblica si sono già schierati e divisi nettamente tra i loro sostenitori e i loro detrattori. Sicuramente anche la coppia gay di Colonia sarebbe stata in grado di crescere il bambino finché la famiglia d’origine non sarebbe stata in grado di riprendere i rapporti. Per una volta, però, l’omofobia non è ciò che ha messo in moto tutto questo. Solo il desiderio di veder rispettate la propria cultura e la propria identità.

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