La Turchia accelera sulla legge che criminalizza le persone LGBTQ+: cosa prevede e a che punto è

Dal partito islamista HÜDA-PAR al ministero della Giustizia di Erdoğan: due proposte parallele che potrebbero riscrivere i diritti di milioni di persone in un Paese dove l'omosessualità è legale dal 1858.

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È una corsa legislativa su due binari paralleli, con il governo direttamente coinvolto. In Turchia, il disegno di legge anti-LGBTQ+ più radicale della storia del Paese si avvicina all’aula.

Il primo binario: HÜDA-PAR

Il 19 aprile 2025, il partito islamista radicale HÜDA-PAR, noto come erede politico di Hezbollah, ha depositato formalmente in Parlamento un disegno di legge dai contenuti esplicitamente discriminatori nei confronti della comunità LGBTQ+. La proposta, intitolata «Disegno di legge sulle modifiche al Codice Penale turco e ad altre leggi», mira a emendare il Codice Penale e la legge sulla radiotelevisione, dichiarando che l’esistenza LGBTQ+ costituisce una minaccia «alla natura umana, alla famiglia e alla struttura sociale». HÜDA-PAR fa parte della coalizione di governo di Erdoğan, e il disegno di legge si trova attualmente nel suo iter parlamentare. Il presidente turco Erdogan lo scorso 20 Aprile aveva sfruttato il cordoglio per le tragiche stragi di studenti avvenute in due scuole per puntare il dito contro la propaganda LGBTIQ+ definita “despotismo globale.

I contenuti della proposta di legge anti-LGBTIQ:

Propaganda LGBTQ+: da 3 a 5 anni di carcere per chiunque «incoraggi, promuova, diffonda o propagandi relazioni o comportamenti sessuali tra persone dello stesso sesso». La pena aumenta della metà se il reato è commesso tramite qualsiasi mezzo di comunicazione scritto, visivo, audio o digitale.

Atti osceni aggravati: le pene già previste per atti osceni in pubblico vengono inasprite se commessi tra persone dello stesso sesso.

Cerimonie same-sex: criminalizzazione esplicita di qualsiasi cerimonia simbolica di unione o fidanzamento tra persone dello stesso sesso.

Persone trans: obbligo di dichiarare il sesso assegnato alla nascita prima di sposarsi; chi non lo fa rischia il carcere per «matrimonio fraudolento».

Media e associazioni: il Consiglio radiotelevisivo RTÜK sarebbe incaricato di monitorare e regolamentare qualsiasi contenuto che promuova relazioni tra persone dello stesso sesso su radio, televisione, cinema, serie, pubblicità e canali digitali.

Sanzioni penali sono previste anche per le persone giuridiche: quindi le associazioni LGBTQ+ sarebbero direttamente esposte a perseguimento secondo quanto ci riferisce l’ong turca Kaos GL

ILGA-Europe ha sottolineato che la versione turca è più severa di leggi analoghe in vigore in Georgia,Ungheria(in attesa che Magyar metta rimedio) e Bulgaria, tutte ispirate al modello russo, perché introduce pene detentive più alte e estende il divieto a qualsiasi forma di comunicazione e all’attività di qualsiasi organizzazione, indipendentemente dal suo campo di lavoro.

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Il secondo binario: il governo

Parallelamente, e in modo ancora più significativo, la proposta non viene solo da un piccolo partito alleato. Nell’ottobre 2025, una bozza dell’11° Pacchetto di Riforma Giudiziaria del governo è trapelata ai media, rivelando piani per emendare il Codice Penale con nuovi articoli che minacciano i diritti delle persone LGBTQ+: uno criminalizzerebbe comportamenti ritenuti «contrari al sesso biologico e alla morale pubblica», inclusa la loro «promozione»; un altro restringerebbe drasticamente l’accesso alle cure per la transizione di genere.

Le misure erano state originariamente inserite nell’11° Pacchetto Giudiziario, ma sono state stralciate all’ultimo momento prima che il Parlamento votasse il provvedimento. Secondo il quotidiano filo-governativo Türkiye, il ministero della Giustizia intende reintrodurle a breve come legislazione autonoma.

Il ministro della Giustizia Yılmaz Tunç ha dichiarato che il pacchetto è stato inviato ai parlamentari ed è atteso presto all’ordine del giorno. AKP, partito Erdogan, e i suoi alleati di estrema destra detengono la maggioranza in Parlamento.

Le reazioni

Katrin Hugendubel, direttrice del settore advocacy di ILGA-Europe, ha dichiarato: «Questi emendamenti discriminatori devono essere considerati come parte del più ampio attacco ai diritti fondamentali e al netto declino della democrazia in Turchia. Contravvengono agli standard internazionali sui diritti fondamentali e alle decisioni della Corte Costituzionale turca stessa. Non devono essere adottati
Le organizzazioni LGBTQ+ turche hanno pubblicato una dichiarazione congiunta:

«Non permetteremo a HÜDA-PAR di minacciare le vite e instillare paura tra i milioni di persone LGBTQ+ e le loro famiglie che vivono in Turchia»

Nel 2025 tre distinti disegni di legge anti-LGBTQ+ erano stati resi pubblici in Turchia ma non erano mai approdati in Parlamento. Oggi il quadro è cambiato: la proposta dell’estrema destra di HÜDA-PAR è formalmente depositata, quella governativa è stata annunciata come imminente, e la coalizione al potere ha i numeri per approvarle. La Turchia si trova davanti alla più grave regressione dei diritti LGBTQ+ della sua storia moderna in un Paese dove l’omosessualità non è mai stata un reato dal 1858. Eravamo ancora nell’epoca ottomana.

© Riproduzione riservata.

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