Mercoledì 8 aprile 2026 undici attivisti di un’organizzazione turca per i diritti LGBTQ+ sono comparsi presso il 47° Tribunale Penale di Primo Grado di Smirne, con l’accusa di “agevolazione della pubblicazione di materiale osceno” ai sensi dell’articolo 226 del Codice Penale turco (TCK), di “costituzione di un’associazione allo scopo di perseguire fini illeciti o reati” ai sensi dell’articolo 32/1(p) della Legge sulle Associazioni e di pubblicazione di contenuti in violazione dell’articolo 41 della Costituzione relativo alla “Tutela della Famiglia e dei Diritti dei Minori“.
In difesa di Genç LGBTI+

Gli imputati sono i leader di Genç LGBTI+, associazione LGBTQIA+ nota in inglese come Young LGBTI+, e l’ex presidente di Amnesty International Turchia Kerem Dikmen, affiancati in aula da decine di altre associazioni. Sono accusati di aver violato un articolo della Costituzione sui valori della famiglia e di aver pubblicato sui social media immagini definite “oscene” dalle autorità. Le illustrazioni pubblicate su Facebook e Instagram erano disegni raffiguranti persone dello stesso sesso che si baciavano, con tre di queste che ritraevano un certo grado di nudità, tra cui uno che mostrava quattro persone insieme.
In caso di condanna gli undici attivisti rischiano fino a tre anni di carcere e la sospensione dei diritti civili. Tutto è nato nel 2024, quando il Ministero dell’Interno ha avviato un’indagine sull’associazione, sostenendo che 5 post pubblicati tra il 2019 e il 2022 violassero l’articolo 226/2 del Codice penale turco e l’articolo 41 della Costituzione.
Nonostante una prima sentenza avesse negato “l’oscenità” di quei post raffiguranti baci tra coppie dello stesso sesso, l’11 dicembre del 2025 il Tribunale civile di primo grado di Smirne li ha definiti “osceni”, a tal punto da “incoraggiare e incitavare a impegnarsi in comportamenti lesbici, gay, bisessuali, travestiti o transessuali”. Il Tribunale ha ritenuto che l’organizzazione non potesse essere considerata “in linea con i valori morali della società” né “conforme all’articolo 41 della Costituzione che stabilisce che la famiglia è il fondamento della società turca“. Ma la chiusura di Genç LGBTİ+ non è da considerare una decisione giudiziaria isolata, perché dal 2021 almeno altre sei associazioni hanno subito un simile destino.
L’udienza e le reazioni alla repressione turca
Nel corso dell’udienza sono state ascoltate le difese degli 11 attivisti accusati, in cui quest’ultimi hanno sottolineato come l’associazione abbia svolto le proprie attività in conformità con il proprio statuto. “Ciò che viene giudicato in questa aula non sono le nostre azioni, ma la nostra stessa esistenza. Se le immagini nel fascicolo riguardassero persone eterosessuali, non sarebbero oggetto della stessa accusa. Qui il vero problema è che le immagini di due donne o due uomini vengono prese di mira con il pretesto della ‘moralità pubblica'”. “Questo caso non prende di mira solo pochi individui o pochi post, ma la visibilità delle persone LGBT+ che la maggioranza trova inquietante”, ha dichiarato Sena Yazıbağlı, che ha conluso la propria difesa sventolando una bandiera LGBT+.
In un comunicato stampa diffuso dopo l’udienza, è stato sottolineato come l’atto d’accusa non contenga alcun reato specifico: “Ciò che viene giudicato è il diritto delle persone LGBT+ di esistere e di organizzarsi”.
Burcugül Çubuk, deputata di Smirne del Partito della Sinistra Democratica, presente in aula, ha dichiarato: “La bandiera LGBT+ è ormai diventata un simbolo della libertà di tutti noi”. “Gli attacchi alle associazioni e alle persone LGBT+ sono attacchi alle nostre vite”.
“Questo processo nasce da una politica di esclusione delle persone LGBT+ dalla sfera pubblica“, ha dichiarato ad AFP l’avvocato dell’associazione, Kerem Dikmen. “È un attacco alla libertà di espressione e alla libertà di associazione“. Dikmen stesso è sotto processo in quanto membro del consiglio di sorveglianza del gruppo. “Non si tratta di oscenità. Attività perfettamente legittime, legali e conformi alla Costituzione vengono criminalizzate. È una forma di disumanizzazione”.
Il 18 marzo 2026 Amnesty International ha lanciato una petizione intitolata “Difensori dei diritti LGBT+ sotto processo“, relativa proprio al caso degli 11 attivisti turchi. Amnesty International ha chiesto alle autorità turche di ritirare tutte le accuse e di tutelare i diritti umani. “È sconvolgente che sia stata intentata questa infondata causa contro questi difensori dei diritti umani. Nonostante una prima valutazione della Procura Generale di Smirne, Ufficio Crimini Informatici, risalente all’agosto 2025, secondo cui i post sui social media non erano osceni, le autorità hanno prima chiuso una vivace organizzazione per i diritti LGBTI+ e ora minacciano la libertà del suo consiglio direttivo“, ha dichiarato Esther Major, vicedirettrice per la ricerca in Europa di Amnesty International.
Anche Ilga-Europe ha chiesto al governo turco insieme ad oltre 45 organizzazioni per i diritti umani “di ritirare tutte le accuse, di porre fine a queste misure discriminatorie e di sollecitare l’UE e il Consiglio d’Europa a proteggere i diritti fondamentali”.
Gli attivisti di Genç LGBTI+ hanno presentato inoltre ricorso contro un’altra sentenza del tribunale, emessa nel mese di dicembre 2025, che ha obbligato l’associazione allo scioglimento, sulla base delle stesse accuse. “Non rinunceremo a difendere i diritti umani. Ma stanno cercando di mandare un messaggio alla società attraverso di noi”, ha attaccato Dikmen. La prossima udienza è prevista per il 14 ottobre.
L’incubo omobitransfobia nella Turchia di Erdogan

L’omosessualità non è illegale in Turchia, ma la comunità LGBT è da anni presa di mira dal presidente Recep Tayyip Erdogan, autore di un’infinita serie di leggi repressive e discriminatorie. Una bozza di emendamento al codice penale turco, che proponeva di perseguire penalmente lesbiche, gay, bisessuali e transgender per comportamenti ritenuti «contrari al sesso biologico e alla morale generale» e per aver “promosso tali comportamenti” in Turchia è stata ritirata, lo scorso novembre.
Da quando il 2025 è stato dichiarato “Anno della Famiglia“, nel Paese si sono verificate diverse violazioni contro il giornalismo LGBTQIA+. Yıldız Tar, caporedattore di KAOS GL, ovvero la più grande piattaforma di notizie LGBTQ+ del Paese, è stato arrestato e gli account social del sito sono stati bloccati per presunta “istigazione pubblica a commettere reati“. Diversi giornalisti che si sono occupati dell’Istanbul Pride sono stati arrestati e successivamente processati. Il corrispondente di T24 Can Öztürk è stato interrogato dopo aver pubblicato un articolo sulle accuse di molestie sessuali contro un accademico che affermava di offrire “terapie di conversione” ai bambini LGBTQ+. Il Consiglio Supremo della Radio e della Televisione (RTÜK) ha multato piattaforme di streaming come Netflix per aver ospitato contenuti LGBTQ+, mentre nell’ottobre del 2025 sette donne trans sono state arrestate e torturate a Istanbul.
La Turchia ha assistito a un aumento della retorica anti-LGBTQ+ da quando il presidente Erdoğan è entrato in carica nel 2014. Il presidente turco ha detto che non sarà mai “pro-LGBT” perché “la famiglia è sacra“, aggiungendo: “In questa nazione, le fondamenta della famiglia sono stabili. Gli LGBT non emergeranno in questo paese. State dritti, come un uomo. È così che sono le nostre famiglie“. Rieletto presidente nel 2024, Erdoğan ha tenuto un discorso in difesa della famiglia tradizionale definendo la comunità LGBTQIA+ come una delle “più grandi minacce” del nostro tempo. Erdoğan ha contestato le politiche legate al genere, definendole “sforzi globali di non genere”, a suo dire “tendenze devianti” che “prendono di mira direttamente l’istituzione della famiglia”.
Prima dell’ultima elezione vinta, Erdogan aveva dichiarato che il paese avrebbe “strangolato chiunque osi toccare la famiglia”. Soltanto poche settimane dopo il dittatore è tornato sull’argomento, annunciando che la Turchia avrebbe preso ogni possibile misura per combattere la perversione LGBTIQ+“.
Nell’agosto 2023 la Turchia ha censurato i contenuti LGBTIQ+ diffusi da piattaforme digitali quali Disney, Netflix e Prime, mentre l’Istanbul Pride di giugno 2023 ha visto decine di manifestanti LGBTIQ+ arrestati dalle forze dell’ordine. Stresso clima qualche settimana prima al Trans Pride, anch’esso bollato come “minaccia alla famiglia” con 8 persone transgender arrestate. Censurato il video dell’associazione Kaos GL che promuoveva la lotta all’omobitransfobia (guarda il VIDEO >), con tanto di minacce di morte agli organizzatori, persino il film Queer di Luca Gudagnino è andato incontro alla censura. Erdogan ha attaccato anche l’Eurovision, definendolo “corruzione sociale, promuove la neutralità di genere e minaccia la famiglia“.
L’appello congiunto per porre fine all’allarmante escalation turca contro attivisti e organizzazioni LGBTI+. I firmatari
Le organizzazioni firmatarie hanno esortato il Governo turco a:
- Rimuovere dalla legislazione futura gli emendamenti volti a limitare i diritti e a introdurre discriminazioni nei confronti delle persone LGBTI+;
- Interrompere immediatamente le verifiche discriminatorie nei confronti delle organizzazioni che lavorano con le comunità LGBTI+;
- Smettere di utilizzare le leggi sulla moralità e l’oscenità per reprimere l’espressione e l’associazione delle persone LGBTI+;
- Garantire procedimenti equi e indipendenti;
- Garantire un trattamento equo e non discriminatorio a tutte le organizzazioni della società civile ai sensi della legge.
Hanno inoltre chiesto all’Unione Europea di:
- Condannare le proposte di disposizioni anti-LGBTI+ e chiederne la rimozione dalle proposte legislative;
- Sollevare esplicitamente la questione dell’uso discriminatorio delle verifiche contabili nei confronti delle organizzazioni LGBTI+ nel dialogo con la Turchia;
- Considerare la chiusura di Genç LGBTİ+ un esempio lampante dell’erosione dello stato di diritto e una violazione del diritto alla libertà di associazione e di espressione;
- Ribadire che i diritti umani sono parte integrante e non negoziabile delle relazioni dell’UE con la Turchia e che, pertanto, miglioramenti concreti in materia di diritti umani sono essenziali per approfondire gli scambi commerciali e gli investimenti bilaterali.
Infine, hanno chiesto al Consiglio d’Europa di:
- Condannare le proposte di disposizioni anti-LGBTI+ e chiederne l’eliminazione dalle proposte legislative;
- Monitorare attentamente le verifiche contabili discriminatorie che prendono di mira le organizzazioni che si occupano di tematiche LGBTI+ in Turchia;
- Sollecitare le autorità a ribadire che tali pratiche violano gli standard della Convenzione europea dei diritti dell’uomo;
- Affermare chiaramente che presentare le identità o le attività LGBTI+ come oscene o dannose è incompatibile con la Convenzione europea dei diritti dell’uomo.
Associazioni firmatarie
Accept Association, Romania
Accept LGBTI Cyprus
Albanian Human Rights Group, Albania
Araminta
Arcigay Varese, Italy
Asociación Pro Derechos Humanos de España, Spain
Belong To LGBTQ+ Youth Services Ireland
bi+ equal
Çavaria, Belgium
Civicus
Committee for the Administration of Justice, Northern Ireland
EL*C
ERA – LGBTI Equal Rights Association for Western Balkans and Turkey
Federación de Asociaciones de Defensa y Promoción de los Derechos Humanos, Spain
Front Line Defenders
[H] BRAȘOV Association from Brașov, Romania
Hellenic League for Human Rights, Greece
IGLYO — The International LGBTQI Youth & Student Organisation
Insan Haklari Dernegi (Human Rights Association), Turkey
International Planned Parenthood Federation – European Network (IPPF EN)
Intersex Greece (ΕΛΛΗΝΙΚΗ ΚΟΙΝΟΤΗΤΑ ΙΝΤΕΡΣΕΞ), Greece
ILGA-Europe (European region of the International Lesbian, Gay, Bisexual, Trans and Intersex Association)
International Federation for Human Rights (FIDH), within the framework of the Observatory for the Protection of Human Rights Defenders
Kaos GL, Turkey
kolekTIRV | For the rights of trans, intersex and gender variant persons, Croatia
May 17 Association, Turkey
MGRM-Malta LGBTIQ Rights Movement, Malta
NGO Fulcrum UA, Ukraine
Norwegian Helsinki Committee, Norway
Prisme, Belgium
Protection International
Rainbow Families Croatia
Rainbow Ignite, Serbia
Sarajevo Open Centre, Bosnia & Herzegovina
TGEU
ÜniKuir Association, Turkey
World Organisation Against Torture (OMCT), within the framework of the Observatory for the Protection of Human Rights Defenders
Zagreb Pride, Croatia
ILGA Portugal
FELGTBI+, Spain
Italy Needs Sex Education, Italy
I Ken Onus, Italy
Agedo Nazionale, Italy
Gaynet, Italy
Gruppo Trans Bologna, Italy
ILGA World
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