Erdoğan usa le stragi scolastiche per attaccare le persone LGBTQ+ “Sono un despotismo globale”

In Turchia, mentre il parlamento esamina una legge che criminalizza l'esistenza pubblica delle persone LGBTQ+, il presidente strumentalizza il lutto nazionale per due tragiche sparatorie.

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In Turchia il 20 aprile, durante la conferenza stampa dopo un riunione di gabinetto, il presidente Recep Tayyip Erdoğan ha trasformato il lutto nazionale per due sparatorie scolastiche in un nuovo attacco alla comunità queer, mentre avanza la proposta di legge anti LGBTIQ+ che potrebbe riscrivere la vita di milioni di persone.

Il 14 aprile un ex studente armato ha aperto il fuoco alla scuola tecnica Ahmet Koyuncu di Siverek, nella provincia di Şanlıurfa, ferendo 16 persone prima di togliersi la vita. Il giorno dopo, a Kahramanmaraş, un ragazzo di 14 anni ha sparato all’interno della scuola media Aysel Çalık uccidendo 10 persone e ferendone altre 12.

Parlando ai giornalisti dopo la riunione di gabinetto del 20 aprile, Erdoğan ha definito gli attacchi eventi senza precedenti per il Paese e ha annunciato misure per rafforzare la sicurezza nelle scuole. Poi, stando secondo quanto documentato da Kaos GL, la principale associazione LGBTQ+ turca, il presidente ha spostato il discorso sulla comunità LBTIQ+.

Erdoğan ha definito il movimento LGBTQ+ un “despotismo globale” e una “musibet”, termine turco che significa sciagura, calamità, e ha promesso che non farà “nessuna concessione quando si tratta di proteggere la “salute psichica e fisica” dei giovani. Ha accusato alcune piattaforme digitali di “corrompere le menti” dei bambini e ha identificato nelle famiglie tradizionali unico argine possibile. L’anno scorso il regime del tiranno turco aveva celebrato il 2025 come Anno della Famiglia in una tentacolare propaganda anti-LGBTIQ+ che aveva visto anche l’utilizzo di sondaggi pubblici di matrice apertamente omobitrasnfobica.

La legge anti-LGBTIQ+ in Parlamento

Il discorso di Erdoğan arriva mentre nel Parlamento di Ankara è in esame una proposta di legge che potrebbe criminalizzare l’esistenza pubblica delle persone LGBTIQ+ in Turchia. Il progetto legislativo, da tempo in lavorazione con vari tentativi di disegni di legge, ha visto un nuovo slancio in questi giorni, sospinto da HÜDA-PAR, partito della coalizione di governo che sostiene Erdoğan. HÜDA-PAR è una formazione islamista radicale considerata erede politico di Hezbollah, che fa parte dell’Alleanza del Popolo a sostegno di Erdoğan.

I contenuti sono apertamente anti-LGBTIQ+:

Propaganda LGBTIQ+: da 1 a 3 anni di carcere per chiunque “incoraggi, lodi o promuova pubblicamente atteggiamenti e comportamenti contrari al sesso biologico alla nascita e alla morale pubblica“: un divieto non dissimile dalla legge anti-LGBIQ+ russa del 2013, e più severo di quelli già in vigore in Georgia, Ungheria e Bulgaria, esteso a qualsiasi forma di comunicazione e all’attività di qualsiasi organizzazione.

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Cerimonie per coppie LGBTIQ+: da 1 anno e mezzo a 4 anni per chi partecipa a un fidanzamento o matrimonio simbolico tra “persone dello stesso sesso”.

Transizione medica: da 3 a 7 anni per i medici che eseguono interventi di transizione di genere senza autorizzazione del tribunale, con la pena raddoppiata se il paziente è minorenne o il medico privo di licenza.

Persone trans: obbligo di dichiarare il sesso assegnato alla nascita prima di sposarsi; chi non lo fa rischia il carcere per «matrimonio fraudolento».

Non è la prima volta che misure simili vengono proposte in Turchia. Nel 2025, tre distinti disegni di legge mirati alle persone LGBTQ+ erano stati resi pubblici ma non erano mai approdati in Parlamento. Questa volta il passaggio formale c’è stato.

ILGA Europe ha ricordato che la proposta parte di una più ampia stretta del governo sui diritti civili e sulla democrazia, nel contesto di arresti sistematici di figure dell’opposizione, artisti, difensori dei diritti umani e giornalisti, inclusi attivisti LGBTQ+ (qui tutte le notizie sulla Turchi pubblicate da Gay.it).

Özgül Saki, deputata di opposizione del Partito della Parità e della Democrazia, filo-curdo, ha definito il disegno di legge “un manifesto d’odio“, mentre le organizzazioni LGBTQ+ turche hanno pubblicato una dichiarazione congiunta:

Non permetteremo a HÜDA-PAR di minacciare le vite e instillare paura tra i milioni di persone LGBTIQ+ e le loro famiglie che vivono in Turchia

Yıldız Tar, direttore di Kaos GL, era stato arrestato il 18 febbraio 2025 durante un’ondata di fermi che ha colpito giornalisti e attivisti di sinistra e curdi: il suo processo è in corso. Nell’agosto 2025 l’attivista Enes Hocaoğulları era stato fermato all’aeroporto di Ankara con l’accusa di diffondere all’estero informazioni nazionali dopo il suo discorso tenuto al Consiglio d’Europa.

L’8 aprile 2026 avevamo dato notizia dell’arresto di 11 attivisti LGBTIQ+ mandati a processo per aver pubblicato baci tra persone LGBTIQ+ sui social e scioglimento dell’associazione di appartenenza Genç LGBTI+.

Sullo sfondo un paese in cui le sparatorie scolastiche diventano argomento per parlare di “sciagura LGBT“.

© Riproduzione riservata.

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