Géza Buzás-Hábel, parla l’organizzatore del Pecs Pride che rischia il carcere: “È troppo anche per i sostenitori di Orban”

"Quando il Pride è stato vietato molte persone si sono fatte avanti per aiutarci e sostenerci, molte di queste prima non erano attivisti. Se tolgono un diritto democratico fondamentale a una comunità, possono fare lo stesso a tutti gli altri". "Se faremo il 6° Pecs Pride? Sì".

Ascolta:
0:00
-
0:00
Géza Buzás-Hábel, parla l'organizzatore del Pecs Pride che rischia il carcere: "È troppo anche per i sostenitori di Orban" - Geza Buzas Habel - Gay.it
Géza Buzás-Hábel
4 min. di lettura

Per la prima volta nella storia dell’UE, una persona rischia il carcere solo e soltanto perché ha organizzato una marcia pacifica del Pride. Géza Buzás-Hábel, giovane rom, insegnante, attivista per i diritti umani e organizzatore del Pécs Pride, in Ungheria, è stato convocato dalla polizia il 28 ottobre scorso. È accusato di aver organizzato un raduno proibito, reato punibile fino a un anno di carcere grazie alla legge fascista voluta da Viktor Orban che criminalizza la comunità LGBTQIA+.

La legge ungherese contro i Pride che sconcerta anche la polizia

Géza Buzás-Hábel, parla l'organizzatore del Pecs Pride che rischia il carcere: "È troppo anche per i sostenitori di Orban" - Ungheria lorganizzatore del Pecs Pride rischia un anno di carcere - Gay.it

Buzás-Habel ha confermato durante l’interrogatorio di aver organizzato la parata di Pécs, in quanto suo diritto fondamentale, grazie ad un escamotage dei promotori che hanno registrato la parata come una manifestazione contro la sovrappopolazione dei cinghiali, formalmente denominata “Dimostrazione contro l’eccessiva riproduzione della fauna selvatica che mette in pericolo la sicurezza stradale”. Era già capitato anche a Budapest, con decine di migliaia di persone arrivate da tutta Europa (compresi noi di Gay.it) e gli occhi del mondo sull’Ungheria, con il sindaco indagato dopo aver promosso il Pride cittadino come “evento culturale comunale”.

Intervistato da Magyar Hang, ha ricordato quel giorno.

“La polizia è stata molto cortese. Si percepiva che anche per loro era una situazione spiacevole. Non è durato molto, la maggior parte del tempo è stata dedicata a controllare i miei dati e a spiegare i miei diritti, la confessione non è durata più di venti minuti. Ho detto di aver organizzato la marcia e ho ammesso che, secondo l’interpretazione delle autorità, avevo anche eseguito l’appello per un assembramento proibito. Non ho negato questi atti, ma allo stesso tempo non mi sono dichiarato colpevole, perché sono convinto che non costituiscano un reato, perché stavo solo esercitando un diritto fondamentale. La polizia lo ha confermato, e poi è avvenuto l’arresto: mi hanno scattato foto da diversi lati. Ho letto che mi avrebbero preso le impronte digitali, ma lo fanno solo per i rapinatori, quindi non è successo”.

Géza ha precisato di aver avuto contatti con la polizia di Pecs, prima dell’organizzazione del Pride, come ogni anno.

“Fondamentalmente, abbiamo ancora un ottimo rapporto con la polizia. Anche quest’anno, sei mesi prima dell’evento, li abbiamo contattati per un consulto sui dettagli, ma si sono rifiutati categoricamente di farlo. Si sono giustificati dicendo che le leggi inquadrano la questione in modo diverso, perché non è più necessario consultarsi tre mesi prima dell’evento, ma un mese prima, ma questo non era un problema negli anni precedenti, quando li consultavamo sei mesi prima della parata. Ci hanno detto che avremmo dovuto aspettare e vedere cosa sarebbe successo al Budapest Pride e poi parlare. Infine, abbiamo parlato con la polizia solo una volta, quando è stata annunciata la parata, e ci hanno fatto capire che avremmo ricevuto un rifiuto. Ciononostante, hanno chiesto la nostra collaborazione”.

Aggiungi Gay.it come fonte preferita in Google!

L’importanza del Pride secondo Géza Buzás-Hábel

Buzás-Habel ha ricordato come “uno degli obiettivi principali del Pride” sia “la visibilità. Abbiamo paura dell’ignoto e lo associamo a stereotipi. Le opinioni delle persone possono cambiare se conoscono una persona LGBTQIA+ e la sua storia. Anch’io ho interiorizzato il Pride. Nel 2017, sono stato a Strasburgo per la prima volta a una marcia del genere, e lì ho capito quale fossero la sua essenza e il suo messaggio. Sono stato coinvolto nella marcia per puro caso, e una volta lì ho pensato di andare fino in fondo, spinto dalla curiosità“.

È troppo anche per gli elettori di Fidesz

Dopo la notizia del suo arresto, Buzás-Habel ha ricevuto enorme solidarietà da tutta Europa. Persino da esponenti del partito di Viktor Orban. “Questo caso ha toccato molte persone, molti hanno espresso la loro solidarietà in merito. Ce n’erano alcuni a cui non avrei mai pensato, e in effetti, diversi miei conoscenti sostenitori del Fidesz mi hanno detto che anche per loro è troppo. Quando il Pride è stato vietato, molte persone si sono fatte avanti per aiutarci e sostenerci, molte di queste prima non erano attivisti. Ma c’è stato anche chi ha preferito farsi da parte. Ma nella maggior parte dei casi, ha mobilitato le persone. È strano che a volte cose che prima non avremmo dato per scontate diventino simboli di libertà, e ora credo che il Pride lo sia diventato. Il governo voleva ottenere l’esatto opposto, ma non ha funzionato. È importante che non riguardi solo le persone LGBTQ: se tolgono un diritto democratico fondamentale a una comunità, possono fare lo stesso a tutti gli altri“.

E a domanda diretta se ci sarà un sesto Pécs Pride, Buzás-Habel è stato categorico: “ci sarà“.

La presa di posizione di Ardi – Intergroup

Nell’attesa Ardi – Intergroup, Anti-Racism and Diversity Intergroup del Parlamento Europeo, ha denunciato proprio oggi quanto sta accadendo a Géza Buzás-Hábel in Ungheria, procedimento che “dovrebbe allarmare chiunque di noi abbia a cuore i diritti fondamentali nell’Unione Europea”. “Quando uno Stato membro dell’UE criminalizza la riunione pacifica, colpisce al cuore i valori su cui si fonda l’Unione: democrazia, dignità, uguaglianza e diritti umani. Se questo caso andrà avanti, creerà un precedente che minaccia i diritti di ogni cittadino dell’UE: persone LGBTIQ+, attivisti, comunità minoritarie e chiunque osi parlare. La Commissione europea deve agire. Sono urgentemente necessarie procedure di infrazione e misure provvisorie per garantire che questo procedimento penale non possa andare avanti. Nessuno dovrebbe mai rischiare il carcere per aver organizzato una marcia del Pride. Né in Ungheria né in nessun’altra parte d’Europa“.

© Riproduzione riservata.

Mi piace
Commenta
Salva
Condividi

Partecipa alla discussione

Per inviare un commento devi essere registrato.