La brutale aggressione a Gianluigi Esposito, morto dopo 8 mesi di agonia: “Perseguitato perché gay”, la madre chiede giustizia

Aggredito sul posto di lavoro, Gianluigi Esposito è morto dopo otto mesi di agonia. La madre oggi accusa: “Mio figlio perseguitato perché omosessuale”. Il caso dell’omicidio del netturbino di Lucera.

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Gianluigi Esposito, netturbino morto dopo 8 mesi di agonia
Gianluigi Esposito, netturbino morto dopo 8 mesi di agonia
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Lo scorso 28 marzo, dopo otto lunghi mesi di agonia, moriva Gianluigi Esposito, netturbino 56enne di Lucera. L’uomo, nel luglio dello scorso anno, era stato vittima di una brutale aggressione sul posto di lavoro. Dopo essere stato sottoposto ad un delicato intervento chirurgico, Esposito era stato ricoverato in diversi ospedali e strutture locali, fino al trasferimento al nosocomio di Bari, dove poi è deceduto a causa di una grave emorragia. La sua scomparsa aveva colpito l’intera comunità pugliese, ma solo oggi si apprende quella che potrebbe essere la drammatica verità dietro la morte dell’uomo. Mio figlio era gay e molto spesso subiva aggressioni sia fisiche e verbali da colleghi di lavoro”, tuona la madre della vittima, che ora chiede giustizia.

Gianluigi Esposito, netturbino morto dopo 8 mesi di agonia
Gianluigi Esposito, netturbino di Lucera aggredito: morto dopo 8 mesi

Il movente omofobo dietro la morte di Gianluigi Esposito?

Elvira Spaccasasso, l’anziana madre 86enne di Gianluigi Esposito non avrebbe dubbi. L’uomo sarebbe stato ucciso perché gay. Lo dice chiaramente, a distanza di qualche settimana dalla morte dell’operatore ecologico pugliese, tra le pagine del Corriere della Sera: “Pretendo giustizia e verità. Mio figlio aveva denunciato tante aggressioni, verbali e fisiche, anche per la sua omosessualità ma non è stato mai ascoltato”.

Le parole della donna gettano, inevitabilmente, nuove ombre sul reale movente dietro l’omicidio del figlio, per il quale lo scorso 24 febbraio era stato arrestato un uomo di 40 anni. Le accuse a suo carico, inizialmente per tentato omicidio, dopo la morte di Esposito si erano trasformate in omicidio.

Nella sua denuncia pubblica, la madre ha raccontato le continue vessazioni subite da Gianluigi, le sofferenze provate e, soprattutto, il silenzio che ne è seguito, nonostante le denunce. “Mio figlio era gay e molto spesso subiva aggressioni sia fisiche e verbali da colleghi di lavoro. Io una volta sono andata anche sul luogo di lavoro per chiarire perché veniva preso in giro. Ma non è servito a nulla”, racconta l’anziana donna. 

Secondo quanto reso noto dall’86enne, il figlio avrebbe più volte denunciato le aggressioni, ma come risposta avrebbe ottenuto solo una immobilità sorda. In una circostanza, l’uomo era stato brutalmente colpito con un pugno in pieno volto. Non solo aggressioni fisiche, ma anche verbali. Un clima d’odio costante, che sul posto di lavoro si era tradotto anche in immotivate sospensioni. 

La madre di Gianluigi Esposito, morto a Lucera
La madre di Gianluigi Esposito, morto a Lucera

La madre di Esposito ha ribadito le grandi sofferenze, fisiche e psicologiche, patite da Gianluigi, tali da averle espresso il desiderio di lasciare la sua città e l’Italia: “Gianluigi soffriva molto per queste aggressioni tanto che aveva anche espresso la volontà di andarsene in Germania per allontanarsi e dimenticare questa vicenda. Qualcuno ha addirittura chiesto a mio figlio di ritirare le denunce che aveva fatto in seguito alle aggressioni. Ma Gianluigi credeva nella giustizia e non lo ha mai fatto. Fino a quel 15 luglio quando c’è stata l’aggressione più grave”.

L’avvocato della madre conferma l’esposto della vittima: “Aveva paura”

Ad occuparsi del caso di Gianluigi Esposito è stato anche TG Norba, che ha parlato di “un ricatto lavorativo aggravato da maltrattamenti, culminati in un vero e proprio bullismo omofobo. Ai microfoni del Tg locale, è intervenuto l’avvocato Potito Marucci, legale madre della vittima.

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“La famiglia chiede giustizia ed è il grido della madre che ha urlato davanti al feretro del proprio figlio. Ad oggi vi è solo una persona indagata e confida nella giustizia. La stessa giustizia in cui confidava Luigi Esposito, che in più occasioni si è rivolto senza ottenere alcuna risposta”, conferma l’avvocato.

Il legale parla della presenza di un esposto, in cui la vittima diceva “che aveva paura per la propria incolumità e nonostante ciò è stato aggredito”. Adesso, l’obiettivo è quello di capire se vi fossero dei testimoni e soprattutto il movente della brutale aggressione, “perché non vi era nessun rapporto tra la persona indagata ed Esposito”. Altre persone, infatti, sarebbero coinvolte nel pestaggio, che alla luce dei fatti appare sempre più come una spedizione punitiva.

I fatti: l’aggressione brutale e la morte

Il pestaggio di Gianluigi Esposito risale al 15 luglio 2024 durante il suo turno di lavoro, in pieno giorno. Mentre si trovava in via Canova, a Lucera, alla guida di un mezzo della ditta che effettua il servizio di igiene urbana, il 56enne fu brutalmente aggredito, con colpi che lo raggiunsero al volto e alla testa, da almeno un soggetto, poi identificato dalle forze dell’ordine. Il presunto aggressore fu poi arrestato con l’accusa di tentato omicidio, poi riqualificata in seguito alla morte della vittima. 

omofobia

I motivi dell’aggressione, ad oggi, restano ignoti, mentre le indagini degli inquirenti si sono concentrate in particolare sull’ambiente lavorativo della vittima e sulla presenza di eventuali complici o testimoni del fatto. 

Le parole della madre della vittima, tuttavia, ora aprono ad una prospettiva differente sul possibile movente, che celerebbe l’ombra dell’omofobia – come quello che ha avrebbe portato alla morte dell’italiano Alessandro Coatti, avvenuta in Colombia -, alla luce dei precedenti fatti narrati dalla donna. 

Con la disposizione dell’autopsia, da parte della Procura di Bari, avvenuta nei giorni scorsi, si intende fare luce su quanto realmente accaduto a Esposito durante la violenta aggressione. “Una morte lenta a causa di una aggressione brutale, ingiusta, mentre svolgeva il suo lavoro per e nella sua città. Ancora non mi capacito del perché di tanta violenza e confido nelle Autorità affinché si faccia giustizia e vengano individuati tutti i colpevoli”, aveva commentato la madre nei giorni scorsi.

La vicinanza delle istituzioni

Al dolore della famiglia Esposito, si era unito anche il sindaco di Lucera, Giuseppe Pitta, che in forma privata aveva espresso partecipazione e dolore: “Due tragedie hanno colpito la nostra città nei giorni scorsi. La scomparsa di Gianluigi Esposito, dopo aver subito una aggressione diversi mesi addietro, e la scomparsa di Giovanni Antonio Amodeo venuto a mancare sul luogo di lavoro”, aveva detto il primo cittadino, invitando a evitare possibili strumentalizzazioni politiche dell’accaduto. 

Gianluigi Esposito, la famiglia chiede giustizia
Gianluigi Esposito, la famiglia chiede giustizia

Ai funerali del netturbino ucciso, aveva preso parte l’intera comunità di Lucerna, ed in quella occasione, la madre della vittima aveva sfoggiato una maglia con la scritta “Giustizia per Gianluigi”, rammaricandosi per il mancato lutto cittadino, esplicitamente chiesto dalla famiglia al Comune.

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