Gianni Reinetti e Franco Perrello sono stati la prima coppia gay a unirsi civilmente a Torino, il 6 agosto del 2016, all’età di 79 e 83 anni.
Insieme per una vita, per oltre mezzo secolo, fino alla morte di Franco, nel 2017 all’età di 83 anni, seguito nel 2022 dalla morte di Gianni, all’età di 85 anni.

Franco e Gianni si conobbero nel 1964: “un 14 luglio, giorno della presa della Bastiglia. Era un lunedì. Una festa a casa di amici in collina. Avevamo 26 e 31 anni. Non c’erano ancora i locali. Nell’ambito gay ci si trovava nelle case. C’erano giri di amici, ci si conosceva e ci si incontrava“, raccontarono a Repubblica nel 2016.
Franco era un impiegato tecnico Fiat. Gianni direttore di un negozio in piazza Statuto. Andarono a vivere insieme due anni dopo essersi conosciuti, con non poche difficoltà per trovare una casa. D’altronde erano una coppia di uomini, nell’Italia di 60 anni fa.
Fino ad arrivare al 6 agosto 2016, con la sindaca Chiara Appendino al loro fianco: “Sono orgogliosa di officiare questa unione, la prima di Torino, e sono emozionata tanto quanto voi, forse di più“.
L’appello di Stefano Francescon alla città di Torino per Gianni e Franco

Passati quasi 10 anni da quella prima storica unione civile torinese Stefano Francescon, portavoce di Franco e Gianni, si è appellato al Comune affinché celebri la loro storia.
“Tra esattamente sei giorni sarà il 6 agosto, una data tutt’altro che qualunque. Nel 2016, a Torino, venne celebrata la prima unione civile: un momento che tutti noi conserviamo nel cuore e nella memoria“, scrive Stefano, per poi esplicitare il proprio desiderio.
“Ho atteso a lungo prima di scrivere queste righe. Sono passati mesi, anni, da quando ci hanno lasciato prima il mio caro amico Franco e poi il dolce Gianni. Persone che ho amato profondamente, che ci hanno donato una testimonianza indelebile di amore vero, per sempre. Con queste parole, vorrei ufficialmente rivolgere alla Città di Torino, per il tramite della Giunta e del Consiglio Comunale, la richiesta di intitolare un luogo alla memoria di Franco e Gianni. Un luogo simbolico, che rappresenti per sempre la battaglia che loro — insieme a molti altri — hanno combattuto con coraggio e dignità. Una testimonianza preziosa per le nuove generazioni, un esempio di impegno civile, di lotta e di conquista. Abbiamo sofferto e gioito nel percorso per il riconoscimento delle unioni civili. Ma alla fine, abbiamo visto due uomini, anziani e innamorati, diventare cittadini di serie A che si sono amati per 53 anni e sposati per 6 mesi. Questo gesto, questa storia, merita di essere custodita per sempre. Spero che le mie parole possano segnare l’inizio di un cammino condiviso per Torino. Un gesto collettivo, che veda la partecipazione di tutti e tutte“.

Parole più che condivisibili, quelle di Stefano Francescon, per un omaggio, una celebrazione che potrebbe diventare realtà tra il 2026 e il 2027, quando proprio Torino ospiterà l’EuroPride. La bellissima storia di Franco e Gianni è diventata anche documentario, scritto e diretto da Angelo D’Agostino e Marta Lombardelli.
Entrambi molto credenti, tanto da andare a Lourdes come “viaggio di nozze”, nel 2016 Franco e Gianni scrissero a Papa Francesco, dopo essersi uniti civilmente, per chiedergli se la Chiesa li considerasse “famiglia”.
“Le domando Santità, dopo aver vissuto per 52 anni con il mio compagno, dopo esserci scambiati amore e sostegno, dopo aver condotto una vita a due, seguendo i canoni di correttezza ed onestà verso gli altri, siamo una famiglia?”. “Da oggi, come tratterà il clero noi coppia unita civilmente? Siamo anziani, fra non molto ci presenteremo in Chiesa per l’ultima Benedizione. Saremo accolti o respinti?”.

