Torino EuroPride 2027, intervista ad Alessandro Battaglia: “Sarà l’EuroPride d’Italia, siamo tuttə in pericolo”

A poco più di due anni dal ritorno dell'EuroPride nel nostro Paese ne abbiamo discusso con Alessandro Battaglia, responsabile del progetto, tra governo Meloni, Ungheria di Orban e movimento LGBTQIA+ nazionale di nuovo unito.

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Torino EuroPride 2027, intervista ad Alessandro Battaglia: "Sarà l'EuroPride d'Italia, siamo tuttə in pericolo" - EuroPride tornera in Italia - Gay.it
Alessandro Battaglia, responsabile del progetto EuroPride 2027
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Poco più di due anni ad un appuntamento a lungo atteso. Nell’estate del 2027 l’EuroPride tornerà in Italia dopo 16 anni d’assenza, a Torino, grazie ad uno straordinario lavoro di organizzazione e coesione nazionale che ha visto il progetto EuroPride 2027 sbancare l’European Pride Organisers Association, lo scorso novembre, a Porto, in Portogallo.

In un momento storico tanto complicato per il movimento LGBTQIA+ internazionale, con l’Ungheria che vieta i Pride, l’America di Donald Trump che stralcia i diritti, la Corte Suprema del Regno Unito che distingue le donne biologiche dalle donne trans e l’Italia di Giorgia Meloni che guarda al modello Orban, abbiamo intervistato Alessandro Battaglia, responsabile del progetto EuroPride 2027, per capire a che punto sia l’organizzazione dell’evento e cosa aspettarsi da qui ai prossimi due anni.

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Partiamo dalle origini, quando nasce l’idea di candidare Torino per l’EuroPride?

“Parte da lontano, dall’iscrizione del Torino Pride all’EPOA, che avvenne tra il 2016 e il 2017. Da lì iniziammo a capire come si svolgono le cose, quali fossero gli equilibri all’interno dell’European Pride Organisers Association e cominciammo a collarare anche con i Pride che all’epoca erano già iscritti, come Milano, Roma, Perugia. Inizialmente ci siamo candidati per ospitare l’Assemblea generale di EPOA nel 2021. Vinciamo ma causa Covid-19 slitta al 2022. Dopo quell’Assemblea abbiamo avuto l’illuminazione di candidarci anche all’EuroPride, in accordo con gli altri Pride italiani iscritti all’EPOA, in modo tale da lanciare una candidatura che andasse oltre la Capitale. Anche perché Roma all’epoca stava pensando al World Pride del 2025, ipotesi poi saltata. Ci sentimmo liberi di smarcarci e presentare una nostra proposta”.

Con un risultato straordinario. Lo scorso novembre abbiamo assistito ad un’elezione trionfale con una vittoria al primo turno, battendo Vilnius (Lituania), Torremolinos (Spagna) e Gloucestershire (Regno Unito). Vi aspettav ate un simile riscontro?

“Abbiamo lavorato moltissimo per questa candidatura, soprattutto nel tessere relazioni con gli altri Pride europei. È stato molto complesso e molto faticoso, anche perché i Pride in Europa non sono tutti uguali e ragionano con strumenti e procedure molto diverse da quelli italiani, soprattutto se del Nord Europa. Però sentivamo che ci fossero delle ottime possibilità di farcela. Quando a novembre c’è stata l’Assemblea Generale di Porto erano sorti dei dubbi, perché sembrava che la candidata inglese potesse essere in pole position. Ma così non è stato. Però nessuno, nessuno, nessuno poteva immaginare che noi potessimo vincere al primo turno. D’altronde erano previsti almeno 2 ballottaggi. Le regole prevedevano che senza il 50% + 1 dei voti totali alla prima votazione uscisse il candidato meno votato. Poi seconda votazione con eliminato l’altro candidato meno votato e infine terza votazione tra gli ultimi due candidati rimasti. E invece abbiamo vinto subito, con il 53% dei voti. Questo significa che 59 Pride europei hanno votato Torino, oltre agli italiani naturalmente. Un risultato straordinario che nessuno poteva immaginare. Ci spiace molto per gli altri Paesi candidati, perché l’Europride è importante ovunque si tenga. Certamente se si organizza in un Paese dove il pericolo per le persone LGBT risulta essere un po’ più elevato, come l’Italia, è meglio. Ma c’era anche Vilnius candidata, in Lituania, dove le persone LGBTQIA+ non vivono propriamente momenti felici”.

Tra le quattro candidature, tra le altre cose, Torino è quella che aveva presentato il budget più ridotto, pari a 660.000 euro. A dimostrazione di un progetto solidissimo.

“Il nostro è stato un progetto totalmente politico, un progetto politico che ragiona solo ed esclusivamente in relazione alla tutela delle persone LGBT nel contesto di un Paese come il nostro, dove chiaramente percepiamo il pericolo rispetto a quel poco che abbiamo ottenuto e a ciò che avremmo potuto ottenere, e che certamente non otterremo da qui al 2027. La nostra presentazione è stata tutta politica”.

Oltre al comune di Torino, che ha un sindaco di centrosinistra, anche la regione Piemonte guidata dal forzista Alberto Cirio è stata ed è al vostro fianco?

“La regione ci sta appoggiando e ha dichiarato che ci appoggerà. Ci ha appoggiato durante la fase di candidatura mantenendo quanto promesso, quindi confidiamo che sarà così anche per il 2027”.

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Alessandro Battaglia, responsabile del progetto EuroPride 2027

A voler smontare le leggendarie divisioni interne al movimento, tutti i Pride italiani iscritti a EPOA hanno votato a favore di Torino. Che lavoro di insieme è stato fatto e che collaborazione eventuale ci sarà con le altre città?

“La collaborazione con le altre città la dobbiamo ancora costruire, sarà oggetto di riunioni che avverranno tra non moltissimo tempo. Nel nostro dossier di candidatura era chiaramente scritto che per l’avvicinamento all’Europride 2027 alcuni eventi non si sarebbero tenuti a Torino bensì in altre città. Abbiamo già iniziato a dialogare sia con Milano che con Roma e Perugia, ma adesso partirà il coinvolgimento di tutti gli altri Pride italiani. Noi crediamo che questo EuroPride non debba essere l’EuroPride di Torino e basta, ma l’EuroPride del nostro Paese, dell’Italia, perché i problemi che abbiamo a Torino ce li hanno forse maggiori in altre città”.

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Nei giorni scorsi una delegazione di Torino Pride ha incontrato il console d’Ungheria dopo la sconcertante approvazione della legge che vieta i Pride voluta da Orban. Che clima avete riscontrato e quali rassicurazioni avete avuto dal console Martorelli?

“Sappiamo che il console onorario ha scarsissime possibilità di incidere su qualsiasi genere di politica nazionale, questo avviene in ogni Paese e non solo in Ungheria. Martorelli ci ha ricevuto con un’accoglienza molto generosa. È stato molto attento e molto vicino a ciò che gli stavamo dicendo. Lui considera quello che sta avvenendo in Ungheria non esattamente “buono”. Non ha potuto esporsi più di tanto, ma era evidente che la situazione per lui non fosse una situazione in cui si trovasse a proprio agio, fondamentalmente. Va ricordato come sia il nipote di Renato Martorelli, partigiano assassinato dai nazifascisti, quindi possiamo dire che la sua estrazione lo porta probabilmente a pensare che alcune situazioni come quello che sta avvenendo in Ungheria non siano esattamente positive. Ci ha assicurato che tutte le comunicazioni che noi invieremo saranno immediatamente girate sia al console a Milano che all’ambasciatore a Roma”.

Voi sarete al Pride di Budapest di fine giugno?

“Sì e l’abbiamo detto al console onorario Martorelli, il Torino Pride manderà una delegazione a Budapest chiedendo che prima di ogni altra cosa sia garantita la sicurezza degli attivisti e delle attiviste che parteciperanno alla manifestazione, esattamente come avvenne 2 anni fa a Belgrado, dove noi partecipammo con una delegazione in un clima di tensione assoluta. In quel caso la sicurezza venne garantita dall’esercito serbo al gran completo”

Avete inoltre presentato una lettera alla Presidente del consiglio comunale, Maria Grazia Grippo, affinché si voti un Ordine del Giorno di forte censura nei confronti della legge ungherese. Che risposta avete avuto?

“Abbiamo interloquito con la presidente del consiglio comunale Maria Grazia Grippo ma alla fine si è scelta un’altra strada, che desse la possibilità ai capigruppo del partiti di maggioranza in consiglio comunale di presentare autonomamente un ordine del giorno. È stato presentato ma non è stato ancora votato per una questione legata ad una procedura. Verrà discusso il 23 aprile”.

A due anni dall’EuroPride a che punto è l’organizzazione?

“Stiamo facendo tutta una serie di ragionamenti su denaro, sponsor, collaborazioni. Abbiamo già avuto modo di incontrare per due volte tutti gli uffici competenti della città di Torino, perché molto di quel che accadrà sarà in qualche modo collegato a come Torino si presenterà. Non abbiamo ancora finito un progetto di massima che dica per filo e per segno tutto quel che avverrà in quei 10 giorni. Sappiamo che questo 21 di giugno parteciperemo in pompa magna all’Europride di Lisbona. Poi ci sarà il Pride di Budapest per l’appunto ma prima di ogni altra cosa il 7 di giugno ci sarà il Torino Pride 2025”.

Per l’EuroPride del 2027 chiederete il patrocinio del governo al ministero delle pari opportunità?

“Non l’abbiamo ancora deciso”.

Nell’estate del 2027 si tornerà al voto nazionale. L’EuroPride di Torino potrebbe trasformarsi in una gigantesca manifestazione contro il governo Meloni e questa destra oscurantista. Vi aspettate da parte loro una strumentalizzazione a riguardo, come avvenne nel lontano ‘2000 con il World Pride giubilare di Roma?

“Forse ne approfitteranno come ne approfitteremo noi, nel senso che il meccanismo di un Pride o di un EuroPride è quello di chiedere, di portare delle istanze, di pretendere dei diritti che oggi nel nostro Paese non ci sono. Nel caso dell’EuroPride i diritti sono allargati, perché parliamo di più Paesi. Parliamo di diritti legati in qualche modo a Paesi dell’Unione Europea e non solo dell’Unione, ma nel caso in cui dovesse accadere la strumentalizzazione sarebbe reciproca. Ma non parlerei mai di “strumentalizzazione” nel caso di una manifestazione che porta avanti delle istanze di libertà, perché è nostro diritto chiederle”.

Nel frattempo il 17 maggio tutto il movimento è chiamato a scendere in piazza a Roma, nella giornata mondiale contro l’omotransfobia, per dire basta a questa caccia alle streghe globale a cui stiamo assistendo

“Ci aspettiamo una partecipazione numerosa e soprattutto che le istanze di tutta la comunità siano finalmente tutte insieme rappresentate durante la manifestazione. Sarà importantissima proprio perché precede la stagione dei Pride e cade in una giornata importante per la nostra comunità come il 17 maggio”.

Poi come detto arriva giugno, Pride Month. Il Torino Pride si terrà il 7 giugno in concomitanza del WorldPride di Washington, per poi avere l’EuroPride di Lisbona il 21 giugno e infine il Bucarest Pride il 28 giugno. Ci sarà una delegazione del Torino Pride anche negli USA?

“Ci sarà sicuramente una delegazione europea ma non del Torino Pride, perché quel giorno noi tuttə saremo nella nostra città”.

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