Gli Anni Amari, il film su Mario Mieli: “molto più di un Harvey Milk europeo”

Andrea Adriatico ha tramutato in biopic cinematografico la vita di Mario Mieli, tra i fondatori del movimento omosessuale italiano.

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E’ stato presentato alla stampa nella giornata di ieri Gli Anni Amari di Andrea Adriatico, preapertura della Festa del cinema di Roma. Un film particolarmente atteso perché dedicato alla vita di Mario Mieli, tra i fondatori del movimento omosessuale nostrano nei primi anni 70.

Presente alla proiezione non solo il regista ma anche i co-sceneggiatori Stefano Casi e Grazia Verasani, i produttori Saverio Peschechera e Nicoletta Mantovani, e ovviamente i protagonisti, a partire dall’esordiente Nicola Di Benedetto, negli abiti di Mieli, affiancato Sandra Ceccarelli e Antonio Catania, Tobia De Angelis, Lorenzo Balducci, Giovanni Cordì, Francesco Martino e l’ex X Factor Davide Merlini, chiamato ad interpretare Ivan Cattaneo.

Fare un film oggi su Mario Mieli è stato un percorso lunghissimo, tutt’altro che semplice, perché in questo momento storico in cui il biopic vive di attenzioni importanti, fare un film su un personaggio gay è comunque scomodo. Fare un film su Mieli significa raccontare un momento storico straordinario, per l’Italia, tornare ad un’idea di felicità che sembrava a portata di mano, in cui il soggetto rivendicava la possibilità di essere chi voleva essere. Credo che raccontare Mario Mieli alle nuove generazioni fosse un tentativo necessario, da fare.

Con queste parole Adriatico ha introdotto la sua ultima fatica, arrivata dopo anni di ricerche e non poche problematiche produttive. Questo perché da parte della famiglia di Mario, morto suicida nel 1983 ad appena 31 anni, sono arrivati diversi rifiuti.

La relazione di Mario Mieli con la famiglia è una delle parti più complessi della produzione del film. Parliamo di sei figli che hanno ereditato un impero, una società tessile di grande importanza nazionale. Bisognava individuare dei referenti, all’interno di questa galassia famigliare. La persona che si è presa questa responsabilità è stata la sorella più piccola, Paola. Con lei ho iniziato un carteggio che risale a 10 anni fa, in cui le espressi il desiderio di iniziare a fare questo film. La famiglia non è stata disponibile alla narrazione di questo film. Mi sono dovuto porre il problema se raccontare questa storia dal punto di vista più intellettuale, o se puntare ad un discorso divulgativo. Avevo bisogno di raccontare un personaggio nel modo più chiaro possibile. Gli americani con Milk hanno fatto storia, da questo punto di vista, per quanto Mieli fosse più complesso. Cosa possiamo raccontare, di Mario Mieli, mi son chiesto. Anche per proteggermi dal punto di vista legale. Fortunatamente ho avuto un aiuto da parte di tutti gli amici più intimi di Mieli, come Umberto Pasti. Questo la dice lunga su come la famiglia abbia provato ad occultare questa memoria, e non è stato il primo caso. Mi era capitato anche con Pier Vittorio Tondelli. La memoria dell’omosessualità non è facile da gestire per le famiglie italiane.

Sandra Ceccarelli e Antonio Catania interpretano i genitori di Mario, borghesi in una famiglia che faticava a gestire questo figlio ‘diverso’ da tutti gli altri.Non conoscevo bene Mario Mieli, la sua storia, ha confessato un’intensa e credibile Ceccarelli. “In questo caso non c’era molto materiale sulla madre di Mario. Mi sono basata principalmente sull’immagine di una madre a cui è morto il figlio, sono partita da un enorme lutto. Sulla mediazione di una famiglia borghese“.

Essendo di quella generazione ho vissuto quegli anni, da adolescente“, ha continuato Catania. “C’era questa idea di poter cambiare il mondo, di combattere la famiglia. Erano gli anni dell’anti-tutto. Ricordo Mario Mieli, era visto male anche dai compagni di sinistra, le sue provocazioni davano fastidio, persino in anni che teoricamente consentivano una vera rivoluzione. Ricordo gli scontri continui che avevo con mio padre, perché sentivo il bisogno di andare contro di lui, contro la famiglia. Venivo da una famiglia borghese, non ricca come quella di Mario Mieli, un po’ più calorosa e passionale. Il mio è un padre che fatica a capire e che prova a resistere. Solo con il tempo ho capito il contrasto che avevo con la mia famiglia, una volta passato dall’altro lato, diventato genitore“.

Lorenzo Balducci interpreta invece il fratello maggiore di Mieli, severo e bacchettone.

Il mio è un personaggio duro, un po’ stronzo. Quando il regista mi ha contattato, proponendomi un ruolo nel film, ho detto subito di sì. Una volta chiesto il ruolo mi ha  risposto, “sarai suo fratello”. Ora, davanti a tutto l’universo QUEER che c’era in Mario Mieli! E’ stata un’esperienza molto più interessante di quanto immaginassi. Al di là del personaggio e della mia esperienza personale nel film, mi chiedo che fine farebbe un personaggio come Mario Mieli nella società di oggi. Lui non cercava l’accettazione, voleva mettere una distanza tra lui e gli altri. Per quanto conosca la storia di Mario Mieli, non mi abituo mai alla sua tragica fine. Trovo ancor più triste che non ci siano tanti altri Mario Mieli, oggi. Così esposti come quello degli anni ’70.

Negli abiti di Mario un bravo e somigliante Nicola De Benedetto: “Sapevo poco, purtroppo, di Mario Mieli, nonostante sia una bandiera della nostra comunità, la comunità LGBT. E’ stato un pensatore eccezionale. Ho letto molto, ho studiato molto, ci siamo preparati sulla storia dei Movimenti LGBT, sulla sua tonalità della voce“. In cabina produttiva è stato decisivo l’intervento di Nicoletta Mantovani, vedova di Luciano Pavarotti, che è rimasta immediatamente folgorata dalla figura di Mario.

Mi sono innamorata di questo film, di questo progetto dopo aver letto la sceneggiatura. Mi sono innamorata di questa personalità geniale, autodistruttiva. Mi piaceva la sua voglia di lottare per le libertà di tutti, ricordare quel periodo storico, quei valori spesso dimenticati, se non condannati. Mi piaceva prendere vita a quest’azione di lotta per i diritti.

Un anno fa, come dimenticarlo, ci fu un duro attacco al film da parte della Lega, che gridò all’istigazione pedofila dopo una serie di articoli da parte dei giornali più vicini al centrodestra italico. Polemiche sterili, basate sul nulla, come ribadito dai produttori.

Fu un attacco sul nulla, non avendo cognizione dell’argomento reale, della sceneggiatura. La Lega ha fatto un’interpellanza anche alla regione Puglia insieme a Fratelli d’Italia, l’allora sottosegretario Lucia Borgonzoni disse che avrebbe ‘vigilato’ sul film. A noi ci aveva disarmati, la sceneggiatura c’era, bastava leggerla. Polemiche puramente strumentali, a fini politici interni, per accreditarsi come i sostenitori della famiglia tradizionale. Una polemica fina a se stessa che non riguardava il film. Ora vedremo se tutti costoro verranno a vedere film, in modo da poterne parlare.

Nato nel 1952 a Milano e morto suicida nel 1983, prima dei trentun anni, Mario fu attivista, intellettuale, scrittore, performer, provocatore, ma soprattutto pensatore e innovatore dimenticato. Figlio di genitori benestanti e penultimo di sette figli, vive una vita intera in un rapporto complicato con il padre Walter e la madre Liderica. La pellicola ne segue i passi a partire dall’adolescenza al liceo classico Giuseppe Parini di Milano. La gioventù e la vita notturna sfrenata, quando ancora omosessualità era sinonimo di disturbo mentale. Il viaggio a Londra e l’incontro fondamentale con l’attivismo inglese del Gay Liberation Front. Il ritorno in patria e l’adesione al “Fuori!”, prima associazione del movimento di liberazione omosessuale italiano- La fondazione dei “Collettivi Omosessuali Milanesi” e la pubblicazione del saggio Elementi di critica omosessuale. La popolarità mediatica ma anche le turbe mentali.

A domanda precisa su un’eventuale collaborazione con il Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli, sorto a Roma nello stesso anno della morte dell’intellettuale, il regista Andrea Adriatico ha  risposto duramente: “Abbiamo mandato 7 mail, non ci hanno mai risposto”. Sebastiano Secci, presidente del Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli da noi contattato, ha così replicato:A noi queste mail non sono mai arrivate. E neanche telefonate. Quando abbiamo saputo della produzione abbiamo provato a contattarla, noi, inutilmente. Siamo riusciti a contattare solo lo sceneggiatore Stefano Casi, ma a produzione finita. C’è molto dispiaciuto ma non c’è stato modo di collaborare. Abbiamo comunque partecipato ieri sera all’anteprima del film con una nutrita presenza del Circolo, perché siamo interessati e riteniamo giusto che si parli della figura di Mario Mieli”.

Gli Anni Amari uscirà nei cinema d’Italia nella primavera del 2020.

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