Perché parte del movimento LGBT vuole cancellare Mario Mieli? Perché Mieli è ancora ‘controverso’?

Mieli ha affrontato la questione dell’identità di genere e la compresenza di femminile e maschile in ogni essere umano.

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Perché parte del movimento LGBT vuole cancellare Mario Mieli? Perché Mieli è ancora ‘controverso’? - Mario Mieli fotografia a colori Performance fotografica presso Centrale Fies 2018 dal sito del Teatro Elfo Puccini 1 - Gay.it
Mario Mieli in una delle diapositive proiettate al festival Drodesera presso Centrale Fies (2018)
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Ricorrono il 21 maggio i settant’anni dalla nascita di Mario Mieli (21 maggio 1952 – 12 marzo 1983) e sono molti gli eventi organizzati in questi giorni per ricordarlo.

Pur essendo stato scritto da un filosofo poco più che ventenne (in origine era la sua tesi di laurea in Filosofia) Elementi di critica omosessuale divenne un saggio di riferimento prima in ambito militante, poi in ambito accademico, ottenendo persino alcuni momenti di visibilità in Rai, ad uso quindi di un ampio pubblico, cui oggi invece verrebbe negata la scoperta di un simile autore.

Oggi in Italia, infatti, è raro imbattersi in un resoconto biografico di Mieli che non utilizzi aggettivi quali controverso discusso, come se presentarlo in questi termini fosse una premessa necessaria a tutelare chi scrive, probabilmente perché la testata in cui il contributo appare non chiede davvero di discuterlo e di approfondirlo. Poche note biografiche non possono sintetizzare adeguatamente il valore e il lascito di Mieli, ma l’anniversario può essere un’occasione per prendersi del tempo e aprire davvero a un ragionamento non solo attorno ai suoi scritti, ri-pubblicati a partire dal 2017, ma anche per chiedersi cosa ci sia all’origine di tali tentativi di invisibilizzare Mieli, tentando di sostituirlo nell’immaginario collettivo con modelli che non possono competere con lui né a livello teorico, né a livello politico. Verrà forse un giorno in cui parlare del suo portato teorico metterà d’accordo tutti senza ipocrisie, un po’ come accaduto all’avvicinarsi del centenario della nascita di Pier Paolo Pasolini, celebrato quest’anno anche da chi in passato non avrebbe voluto essere associato al suo nome. Nel caso di Pasolini però, è d’obbligo notare come questo sia accaduto anche per volere di alcune istituzioni.

Nell’attesa abbiamo voluto raccogliere le opinioni di alcuni dei partecipanti a un incontro che si terrà al Teatro Elfo Puccini di Milano questo sabato (ore 20.40), in occasione della messa in scena di Abracadabra. Incantesimi di Mario Mieli, che l’attrice Irene Serini ha scritto, dirige e interpreta in più studi [trailer], alcuni dei quali verranno pubblicati nelle prossime settimane dalla casa editrice Asterisco (che ha già pubblicato i testi del teorico). Serini è tra gli artisti che riconoscono a Mieli di aver contribuito a indagare il proprio rapporto con la sessualità: “Mi ha fatto accettare anche quello che sotto sotto giudicavo inadeguato e in qualche modo vergognoso”. Ma non si tratta solo di questo: “Il pensiero di Mieli si adopera per la libertà di tutti, e parla ad un pubblico ben più esteso di quella parte di persone (sempre più consistente), pronte a riconoscere il proprio orientamento. Fa entrare in contatto con il senso più pieno e profondo della parola libertà, lontana mille miglia dal termine liberalizzazione, in cui purtroppo siamo immersi.” Serini ha deciso di far conoscere il pensiero di Mieli attraverso il teatro perché “è luogo di illusorio e rappresentativo, esattamente come le questioni di genere. Ho sentito che Abracadabra. Incantesimi di Mario Mieli era un progetto che andava realizzato”.

Abracadabra. Incantesimi di Mario Mieli. Studio 5
Irene Serini in un momento dello spettacolo Abracadabra. Incantesimi di Mario Mieli. Studio 5

Abbiamo parlato del lascito di Mieli anche con Helena Velena, attivista transgender e figura rilevante nell’ambito delle controculture, sia come artista, che come produttrice e autrice. Velena si sente vicina a Mieli in tutto: “nel pensiero, e non solo sulle questioni lgbt+, ma anche perché sono situazionista come lui”. Nel rintracciare le ragioni all’origine dei tentativi di cancellare Mieli, Velena fa notare che “dopo un periodo storico di grande radicalità politica che ha incluso anche la lotta armata si sono diffuse teorie moderate, con il trionfo del catto-comunismo e del buonismo. Con il risultato che un pensatore come Mieli, di critica radicale, viene presentato in Italia nelle sue forme ed espressioni più estreme, ossia come un coprofago o un pedofilo, tutti aspetti marginali rispetto al corpus delle sue teorie. Ma Mieli era estremo nel senso di radicale.” E questo in Italia avviene “sia da parte della cultura cattolica, sia da parte della sinistra istituzionale, mentre negli Stati Uniti e in alcuni paesi europei è studiato come si studia Judith Butler, o Teresa De Lauretis. Per Velena scatta insomma con Mieli “lo stesso meccanismo che vediamo in occasione delle discussioni politiche per i diritti civili, che vengono contrastati sia dal mondo cattolico, sia da molta sinistra istituzionale”. La sessuofobia che colpisce molti nel nostro paese “fa sì che la sinistra diventi reazionaria e si schieri addirittura con Arcilesbica, con una certa area di Se non Ora Quando e dell’Udi, che hanno combattuto contro il ddl Zan. E Mario Mieli non può certo avere spazio in un contesto come questo”. Non è quindi la sinistra istituzionale il soggetto con cui il movimento lgbt+ dovrebbe dialogare, secondo Velena, anzi “bisogna tagliare i ponti e scegliere nuove alleanze. In tema di unioni di fatto ad esempio, avremmo dovuto capire da subito che l’alleanza andava cercata non con la sinistra parlamentare, ma piuttosto con le coppie eterosessuali, come è stato fatto nei paesi in cui leggi simili sono state poi approvate.”

Affinché la figura di Mieli possa essere sempre più conosciuta e approfondita senza pregiudizi di sorta deve cambiare qualcosa anche a livello politico. Ma secondo Mauro Muscio della casa editrice Asterisco (che sta  garantendo la circolazione dei suoi scritti) l’atteggiamento verso l’intellettuale milanese deve cambiare anche da parte dei leader del movimento lgbt+. “Soprattutto in passato” – dichiara Muscio – “molti non hanno voluto presentarlo come un teorico e un alleato da studiare. E hanno dunque delle precise responsabilità”. Per Muscio è stata una specie di strategia, ma assolutamente perdente: “Sapendo che divulgare il suo lavoro avrebbe interrotto il dialogo con quelle istituzioni che ipotizzavano nuove leggi e diritti – che poi alla fine non abbiamo, come dimostra l’affossamento del ddl Zan, per fare un esempio recente – hanno creduto che la strategia migliore fosse rimuovere Mieli, evitando che potesse diventare un riferimento”. Ma allora che fare per porre rimedio? “Bisognerebbe non solo smettere di farsi guidare da un pensiero cattolico, reazionario e borghese, ma soprattutto leggerlo, Mieli, in collettivo. Parlare insieme dei suoi testi, farsi travolgere un po’ dalle insicurezze. E cercare al loro interno gli interrogativi piuttosto che le risposte”.

Ci sono infatti nei testi di Mieli, come fa notare l’editore, alcuni passaggi che possono dare origine a interpretazioni diverse. Di certo è stato fondamentale per l’evoluzione degli studi sull’espressione di genere e per questo capace di dialogare con il nostro presente. In Elementi di critica omosessuale leggiamo ad esempio:

“Color che si sanno transessuali manifestano la transessualità latente in tutti”.

Per Raffaella Colombo, specializzata in filosofia morale e in filosofia politica moderna, moderatrice dell’incontro in programma all’Elfo, gli scritti di Mieli – gli Elementi, ma anche i testi ripubblicati con la curatela di Paola Mieli e Massimo Prearo in La gaia critica – dialogano con il presente “perché vedevano al di là del tempo in cui hanno visto la luce” e perché “gli era impossibile non considerare e vedere chiaramente le conseguenze dei processi di cambiamento da attuare o di quelli già in atto.

La capacità del filosofo di dialogare ancora oggi con noi, nonostante la morte nel lontano 1983, sta per Colombo in questo: “Mieli guardava (e aveva il coraggio di guardare) oltre il qui e ora, oltre la facile e superficiale soddisfazione per qualche piccola o solo presunta vittoria. Così ha indagato la sessualità umana e la necessità di liberare l’Eros, mettendoci però già in guardia rispetto alla caduta di questa istanza rivoluzionaria dentro le maglie del capitalismo. Ha affrontato la questione dell’identità di genere e la compresenza di femminile e maschile in ogni essere umano, ricordandoci che la transessualità non chiede una trasformazione del corpo (cosa che, peraltro, non farebbe che confermare un rigido binarismo di genere), ma il ritorno di ogni corpo a una verità originaria che è di tutti.”

Anche quando scrive degli uomini gay Mieli anticipa riflessioni che oggi sono attuali: “Ha denunciato l’ossessione di alcuni omosessuali per la virilità ostentata e la vergogna nascosta in questo voler apparire, potremmo dire, più maschi dei maschi eterosessuali”. E quando viene definito un precursore, questo accade perché “ha anche avvertito in anticipo la sfida posta dall’ambiente, dalla natura, il bisogno di cambiare radicalmente il nostro modo di stare nel mondo per non dover affrontare un’inevitabile catastrofe ecologica senza ritorno. Visto lo sfruttamento delle risorse e scritto parole nette contro la guerra e contro lo spreco dell’intelligenza per la costruzione di armi sempre più raffinate e terribili. Insomma, cultura, intelligenza e radicalità hanno permesso a Mieli di vedere e dire molto, di non accontentarsi, di non cedere alle lusinghe e di non cercare di lusingare e per questo, certo, di ritrovarsi e sentirsi anche solo, ma soprattutto di ritrovarsi nella posizione di chi sa e può parlare oltre il proprio tempo e la propria vita. Di chi sa e può vedere quello che accadrà e non teme di dirlo. Sta a noi, allora, dialogare con lui e, prima ancora, imparare da lui. Dalla sua profondità, dal suo coraggio, dalla sua insofferenza per i discorsi vuoti o per i maestrini da poco, dal suo entusiasmo serio, dal suo desiderio di capire e di immaginare quello che ancora non c’è.”

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