Crema, Veneto skinhead attacca il Pride e accosta LGBTIQ+ e pedofilia: “Attacco neofascista”

Gli estremisti di destra denunciano un presunto legame tra attivismo LGBTQIA+ e “sdoganamento della pedofilia”.

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Crema Veneto Skinhead Pride Testo manifesto: foto di Crema Online
Crema Veneto Skinhead Pride Testo manifesto: foto di Crema Online
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Manifesti omobitransfobici sono apparsi nella notte tra il 19 e il 20 maggio a Crema. L’Associazione culturale Veneto Fronte Skinheads, gruppo di estrema destra noto per le sue posizioni radicali, ha rivendicato l’affissione di manifesti che associano la comunità LGBTIAQ+ alla pedofilia, strumentalizzando le parole di Mario Mieli, davanti alla sede del Comune, alle sezioni del Partito Democratico e di Rifondazione Comunista, al Bar Parko e alla Camera del lavoro. Tutti luoghi colpevoli – secondo gli autori del gesto – di sostenere il Crema Pride, che avrà luogo per la prima volta nella cittadina lombarda sabato 24 maggio. Lo scorso 17 maggio a Roma un episodio analogo aveva visto un manifesto altrettanto discriminatorio – con insulti scritti anche in lingua russa – proprio nei pressi della manifestazione LGBTIAQ+ che si teneva a Piazzale Ostiense.

I manifesti: attacco al Pride e accuse infamanti

Nel testo affisso, il Veneto Fronte Skinheads dichiara di opporsi alla “visione della società promossa dalle cosiddette associazioni arcobaleno” e avanza accuse deliranti: secondo il gruppo, esisterebbe un presunto legame tra attivismo LGBTQIA+ e “sdoganamento della pedofilia, citando a sproposito scritti di Mario Mieli. Una retorica calunniosa e diffamatoria, già smentita e condannata da anni da tutto il movimento LGBTQIA+ e dalle principali istituzioni democratiche del Paese.

Perché parte del movimento LGBT vuole cancellare Mario Mieli? Perché Mieli è ancora ‘controverso’?

 

Zan (PD): “È un attacco neofascista, il governo intervenga”

Durissima la reazione dell’europarlamentare e responsabile Diritti del Partito Democratico Alessandro Zan, che parla apertamente di un “attacco di matrice neofascista” e chiede lo scioglimento del gruppo: “Secondo la legge, sarebbe già dovuto essere sciolto. Le istituzioni non possono restare a guardare mentre si minaccia una manifestazione pacifica e democratica”. Per Zan, “non è solo una provocazione: è un rigurgito ideologico che punta a intimidire chi sceglie libertà, dignità e amore”.

Il Crema Pride risponde: “Non ci faremo intimidire”

 

 

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Il comitato organizzatore del Crema Pride ha reagito con fermezza: “Respingiamo il tentativo tanto ridicolo quanto offensivo di associare la lotta per i diritti alla pedofilia: è una calunnia grottesca, che riemerge dagli angoli più oscuri degli anni ’70 e che merita solo disprezzo”. La manifestazione si svolgerà regolarmente il 24 maggio, come risposta di piazza all’odio.

Solidarietà politica e istituzionale: “Stiamo dalla parte dei diritti”


Tra le voci solidali, anche quella del segretario provinciale di Sinistra Italiana Paolo Losco, che ha denunciato l’azione come “un concentrato di menzogne e nostalgia del Ventennio”. Parole di condanna anche dalla sindaca di Casaletto Vaprio, dove alcuni manifesti sono stati affissi alla bacheca comunale: “Noi sosteniamo l’amore, il diritto di amare senza preclusioni. Chi tenta di infangare questo diritto va contrastato apertamente”.

Il testo integrale del manifesto di Veneto Skinhead

Manifesto di Veneto Skinhead a Crema contro il Pride: ecco il testo integrale.
Mario Mieli a Sanremo nel 1972: la prima storica manifestazione LGBTIAQ+ italiana

L’Associazione culturale Veneto fronte Skinheads rivendica la paternità dell’affissione dei manifesti nei pressi delle sedi di partiti e associazioni che si stanno prodigando nel sostenere attivamente il Gay Pride nella nostra città.
Ci smarchiamo anticipatamente dalla consueta accusa di incitamento all’odio che spesso viene rivolta stucchevolmente da chi, mistificando la realtà oggettiva dei fatti, pretende di silenziare con macchine del fango o decreti legge liberticidi chi ha una visione della famiglia e della società divergente da quella promossa dalle cosiddette associazioni arcobaleno.
Alla luce di queste dichiarazioni che non lasciano spazio ad equivoci o interpretazioni di sorta, ci interroghiamo se non esista un connubio che lega una parte dell’attivismo LGBT allo sdoganamento e alla normalizzazione della pedofilia, stando proprio alle dichiarazioni riportate nel suo magnum opus da uno dei massimi riferimenti culturali del panorama omosessuale italiano, dato che il primo Gay Pride in Italia che ha dato origine a queste manifestazioni fu organizzato nel lontano 1994, proprio dal circolo che porta il nome di Mario Mieli.
Poniamo i riflettori sul retroterra culturale che compone una parte di questo mondo inclusivo e colorato, evidenziando come questi preoccupanti legami possano esistere anche in un certo associazionismo.

Il portavoce

«Noi checche rivoluzionarie sappiamo vedere nel bambino non tanto l’Edipo, o il futuro Edipo, bensì l’essere umano potenzialmente libero. Noi, sì, possiamo amare i bambini. Possiamo desiderarli eroticamente rispondendo alla loro voglia di Eros, possiamo cogliere a viso e a braccia aperte la sensualità inebriante che profondono, possiamo fare l’amore con loro. Per questo la pederastia è tanto duramente condannata: essa rivolge messaggi amorosi al bambino che la società invece, tramite la famiglia, traumatizza, educastra, nega, calando sul suo erotismo la griglia edipica.. La società repressiva eterosessuale costringe il bambino al periodo di latenza; ma il periodo di latenza non è che l’introduzione mortifera all’ergastolo di una «vita» latente. La pederastia, invece, «è una freccia di libidine scagliata verso il feto».
Mario Mieli

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Il vero significato delle parole di Mario Mieli

manifestazione sanremo 1972 omosessualità
Mario Mieli a Sanremo nel 1972: la prima storica manifestazione LGBTIAQ+ italiana

Le frasi di Mario Mieli citate dai neofascisti veneti per colpirne la memoria – come quelle sull’amore per i bambini – sono estrapolate dal contesto teorico e provocatorio con cui l’autore, negli Elementi di critica omosessuale, intendeva sfidare l’ipocrisia sessuofobica e patriarcale della società borghese. In realtà, il saggio – nato come tesi di laurea a vent’anni – è un’opera complessa, scritta con i linguaggi del situazionismo, della psicoanalisi e della critica marxista, e va letta nella sua interezza.

La riduzione di Mieli a caricatura scandalistica è stata funzionale tanto alla destra reazionaria quanto a una sinistra istituzionale che ha voluto prenderne le distanze per non ostacolare il dialogo con le istituzioni. Ma è una strategia fallimentare: le teorie di Mieli, ancora oggi studiate all’estero al pari di Judith Butler o Teresa De Lauretis, hanno anticipato i dibattiti sull’identità di genere, sull’ecologia queer, sulla libertà erotica come atto rivoluzionario.

La sua visione non puntava alla trasgressione fine a sé stessa, ma a una liberazione collettiva dell’Eros – da ogni norma, da ogni repressione, da ogni potere. Leggerlo oggi significa uscire dalle semplificazioni, e riscoprire una voce scomoda ma fondamentale per pensare una politica dei corpi radicalmente libera. Nulla che possa piacere alle forze reazionarie neofasciste che stanno avvelenando l’Italia di Giorgia Meloni.

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