La lettera aperta per eliminare la transfobia di Grand Theft Auto V

La transfobia è presente in tutta la serie. Un team di professionisti LGBTQIA+ del mondo videogame ha lanciato l'appello per la versione 5 per PlayStation 5 e Xbox Serie S e Serie X.

Personaggi fuori da un night club nel videogioco GTA 5
5 min. di lettura

A marzo del 2022 il videogioco Grand Theft Auto V (GTA 5) di Rockstar Games arriverà in una versione migliorata sulla nuova generazione di console, cioè su PlayStation 5 e su Xbox Serie S e Xbox Serie X. Per l’occasione, il collettivo britannico Out Making Games, composto da professionisti del settore videoludico parte della comunità LGBTQIA+, ha pubblicato una lettera aperta indirizzata allo studio di sviluppo. E lo ha fatto per chiedere che in questa nuova versione sia rimossa la transfobia presente nel gioco originale.

Uscito originariamente nel 2013 per PlayStation 3 e Xbox 360, Grand Theft Auto V è arrivato poi su PC, PlayStation 4 e Xbox One nel 2014. Grand Theft Auto è una delle serie più famose del mondo del videogioco: una città digitale liberamente esplorabile in cui giocare a fare i criminali e i gangster, rubando automobili e compiendo missioni. Secondo i dati raccolti dall’associazione italiana di editori e sviluppatori di videogiochi (IIDEA), a fine settembre 2021 la versione inscatolata di Grand Theft Auto V per PlayStation 4 era ancora il terzo videogioco più venduto in assoluto in Italia (almeno in formato fisico). Parliamo, ripeto, di una versione del videogioco uscita nel 2014, sette anni fa, e di un videogioco uscito originariamente nel 2013, ma che ancora riesce a piazzarsi in classifiche occupate sennò solo dalle ultimissime uscite.

GTA 5 è pieno di transfobia
Rappresentazione di persone trans e omosessuali in Grand Theft Auto V

Tutta la transfobia di GTA 5

La lettera di Out Making Games prende spunto da un articolo scritto da Carolyn Petit e pubblicato sulla testata specializzata in videogiochi Kotaku. Ma il dibattito negli USA è in realtà iniziato ancora prima, con un articolo pubblicato su Engadget nel 2020 ai tempi dell’annuncio della nuova edizione di Grand Theft Auto V. L’articolo si intitolava “GTA V porta la transfobia nella prossima generazione di console.” Si tratta, appunto, di un videogioco del 2013, e in relativamente pochi anni la sensibilità su alcune questioni è notevolmente migliorata, ma vale la pena sottolineare che già all’epoca GTA 5 sia stato considerato transfobo: “Grand Theft Auto V è transfobo esattamente quanto ti aspetteresti” intitolò Buzzfeed all’uscita. E indubbiamente GTA 5 contiene varie battute transfobe e ha una rappresentazione fortemente stereotipata dei suoi personaggi transgenere.

Una compagnia di spedizione all’interno del mondo del videogioco si chiama “Post OP,” un riferimento al “dopo operazione,” e ha come slogan “your package is safe in our hands,” cioè “il vostro pacco è al sicuro nelle nostre mani.” In Grand Theft Auto IV (2008) ci sono già i corrieri Post OP, e il loro slogan è “no longer just mail,” cioè “non più solo posta” ma anche “non più solo maschio.”

Furgone della compagnia di spedizioni Post OP in Grand Theft Auto V

Persone identificabili come donne transgenere sono presenti fuori da due locali della città in cui si svolge il gioco, Los Santos. Sono forse clienti o forse sex worker, ma sicuramente sono truccatissime e svestitissime. Hanno tratti chiaramente pensati per essere identificabili come maschili e peni ben visibili, peli sul petto che escono da top microscopici e a volte peluria sul viso. Una caricatura che, come spiega Petit su Kotaku, è pensata per provocare repulsione. Se parliamo con questi personaggi, i protagonisti (tutti uomini) dicono loro cose come “Ma lo sai che mi avevi quasi fregato? Quasi…” o “Devi continuare a prendere i tuoi ormoni.” Mentre una scritta sulla finestra del bar gay Pitchers ci informa che “trannies welcome, straights not so much,” cioè che le persone transgenere (ma “trannies” è un termine offensivo) sono le benvenute, mentre non lo sono le persone eterosessuali.

Tutta la transfobia di Grand Theft Auto

Questa transfobia è presente in tutta la serie Grand Theft Auto. In Grand Theft Auto: Vice City (2002) esiste una missione che nella versione originale si chiama “Psycho Killer” con chiaro richiamo al romanzo Psycho di Robert Bloch e al film di Alfred Hitchcock tratto dal libro. Nella missione dobbiamo difendere il gruppo musicale Love First da una persona che minaccia la vita dei suoi membri, e questa persona, “l’assassino psicopatico” del titolo, è presentata come un enorme uomo vestito con abiti tradizionalmente femminili, indossati per nascondersi nella folla di ragazze appassionate alla band. La missione ripropone insomma l’immagine del pericoloso uomo che si veste in modo tradizionalmente femminile allo scopo di nascondere le sue vere intenzioni e intrufolarsi tra donne. In Grand Theft Auto: San Andreas (2004) possiamo personalizzare la nostra auto nell’officina “TransFender,” presentata come “body swap shop,” cioè come negozio per cambiare/scambiare corpo. In Grand Theft Auto: Liberty City Stories (2005) viene introdotto il personaggio di Reni, artista transgenere che durante la serie cambia aspetto più volte attraverso continue operazioni chirurgiche, alternando identità maschili e femminili. L’idea di rappresentare la manipolazione del corpo e la fluidità di genere come parti di una pratica artistica sarebbe anche interessante, ma il personaggio di Reni è un amalgama di stereotipi conditi con l’abituale ipersessualizzazione, e la sua transessualità è legata al suo rapporto con sex work, pornografia e con pratiche sessualità estreme e a volte illegali.

Pitchers, il locale gay di Los Santos di Grand Theft Auto V

L’intera serie è insomma costruita su un’idea profondamente cisnormativa della società. Un mondo in cui nessuna persona è transgenere se non quando chiaramente riconoscibile come transgenere. L’omosessualità non viene rappresentata con una maggior finezza: in Grand Theft Auto V gli uomini omosessuali sono chiaramente omosessuali, tutti con tratti identificabili come “effemminati” e quasi tutti con una sciarpa o un foulard al collo.

La transfobia simulata di GTA 5

Grand Theft Auto V è diventato anche uno strumento per picchiare e uccidere virtualmente personaggi transgenere allo scopo di pubblicare poi online i video dei linciaggi. Un altro videogioco della stessa compagnia, Red Dead Redemption 2 (2018), dà invece la possibilità di torturare suffragette nella sua ambientazione ottocentesca, e anche in questo caso i video dei linciaggi sono stati poi pubblicati online. Quando questi video emergono Rockstar viene giustificata perché non avrebbe esplicitamente incoraggiato le persone a comportarsi in tali modi e perché i videogiochi della serie GTA rappresentanto in maniera caricaturale tutti i loro personaggi, senza eccezioni, e permettono di perpetrare violenza contro tutti questi personaggi, senza eccezioni.

Ma la satira di Grand Theft Auto V verso le persone trans non ha scopo. Rockstar Games le ha rappresentate in quello che considerava il modo più umiliante possibile e le ha offerte come bersagli a una comunità videoludica pronta a seviziarle. La compagnia ha fornito le armi, ha dato la possibilità di usarle sui personaggi e ha creato personaggi identificati in un certo modo, ha progettato le meccaniche per perpetrare violenza e le ha rese centrali nell’esperienza. Gli studi di sviluppo sanno bene di dover limitare alcune opzioni, non sono così ingenui: molti videogiochi non permettono, per esempio, di uccidere bambini. E anche Rockstar Games ha evitato di inserire bambini nel mondo di Grand Theft Auto V proprio perché non venissero coinvolti nella violenza di chi gioca. Gli sviluppatori sanno, insomma, di star proponendo un catalogo di vittime, e scelgono volontariamente chi proporre e chi non proporre come vittima.



Se la nuova versione di Grand Theft Auto V avrà come promesso “grafica migliorata” e un “gameplay perfezionato,” sembra giusto aspettarci che abbia anche contenuti migliorati e perfezionati. Abbiamo visto per esempio come la nuova versione per PlayStation 5 di Death Stranding abbia corretto un testo che conteneva affermazioni discriminatorie (e un po’ confuse) sulle persone asessuali. Kotaku suggerisce un interessante modo per risolvere (almeno in parte) il problema: la contestualizzazione. Oggi i servizi di streaming aggiungono all’inizio di vecchi film e vecchi episodi di serie brevi spiegazioni che li inseriscono nel loro contesto storico, avvertendo dei loro contenuti razzisti, sessisti, omotransfobi… Potremmo fare così anche con i videogiochi. In attesa di un Grand Theft Auto VI che trovi bersagli migliori per la sua satira. Possiamo anzi sognare un GTA queer? Lo dice anche il famoso slogan: “be gay, do crimes.”

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