Il Pink Dot HK, il più grande evento annuale LGBTQ+ di Hong Kong, è stato annullato per il secondo anno consecutivo dopo che le autorità non hanno concesso la formale autorizzazione.

Non essendo riusciti a trovare una location e le licenze necessarie per l’evento, gli organizzatori hanno dichiarato che la sua canzellazione è dovuto ai “tempi ristretti” e all’incertezza. Collaborando con Link REIT, ovvero il più grande fondo di investimento immobiliare d’Asia, sembrava che questa edizione non avrebbe avuto problemi, prima che l’evento si arenasse. Di nuovo.

Stop al Pink Dot HK

 

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In una dichiarazione pubblicata ieri su Instagram, Pink Dot HK ne ha annunciato la cancellazione.

“A solo un mese dalla data originariamente prevista, abbiamo diligentemente richiesto le licenze necessarie e non abbiamo ancora ricevuto i risultati delle verifiche da parte degli enti competenti. Tuttavia, mentre i preparativi entravano nella fase finale, abbiamo ricevuto un messaggio da Link REIT che recitava: “A causa di problemi di licenza, non siamo in grado di affittare la location per l’evento pubblico”. Di fronte a questa situazione incerta, visti i tempi ristretti e i numerosi collaboratori coinvolti, dopo un’attenta valutazione, abbiamo preso la difficile decisione di annunciare l’annullamento del Pink Dot HK Outdoor Carnival”.

Pink Dot HK aveva annunciato a metà aprile che l’evento del 2026 si sarebbe tenuto il 14 giugno presso Stanley Plaza e Murray House. Fino alla doccia fredda di ieri, perché nonostante gli “sforzi” profusi l’annuale celebrazione non si terrà. “Da oltre un decennio Pink Dot HK si impegna a sostenere i propri valori, utilizzando il formato del carnevale per unire la comunità LGBTQIA+ e i nostri alleati, promuovendo al pubblico i valori della diversità e dell’inclusione. Data l’improvvisa situazione vi preghiamo di concederci un po’ di tempo e spazio per riorganizzarci. Non vediamo l’ora di ritrovarci presto in un’altra giornata rosa!”.

 Pink Dot HK era già stato cancellato nel 2025, dopo che era stata negata una sede “senza alcuna spiegazione“. Negli anni precedenti, con oltre 7.000 partecipanti, il Pink Dot HK era esploso, arrivando a celebrare il decimo anno nel 2024. L’ultimo andato in scena.

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La repressione cinese su Hong Kong

La Cina ha intensificato la repressione contro gli attivisti pro-democrazia e LGBTQ+ a Hong Kong. Media di informazione indipendenti, giornalisti investigativi e organizzazioni pro-democrazia hanno iniziato a chiudere a Hong Kong e gli eventi LGBTQ+ sono diventati meno frequenti. Nel 2023, l’unico programma radiofonico di Hong Kong interamente dedicato alla comunità LGBTQ+, “We Are Family“, ha chiuso improvvisamente i battenti dopo 17 anni di trasmissione. Hong Kong non ospita una parata pubblica del Pride dal 2018. Lo scorso novembre il Comitato del Pride di Hong Kong ha annullato il suo festival all’aperto sul lungomare di Kwun Tong, poiché la location non era più disponibile.  A gennaio 2026 l’Hong Kong Free Press ha riportato che i fondi del programma di finanziamento per le pari opportunità del governo di Hong Kong – l’unico fondo del governo regionale a sostegno dei gruppi LGBTQ+ – sono stati assegnati a gruppi con legami filo-cinesi e scarsa esperienza di coinvolgimento nella comunità LGBTQ+, tra cui un gruppo che sostiene le terapie di conversione. Il governo ha inoltre negato i fondi ad altre consolidate organizzazioni non governative (ONG) LGBTQ+ che in passato avevano ricevuto finanziamenti.

Hong Kong e i diritti LGBT

Nel settembre del 2025 Hong Kong ha respinto un disegno di legge che avrebbe garantito diritti limitati alle coppie omosessuali registrate all’estero. Con 71 voti contrari, 14 favorevoli e un astenuto, il Consiglio Legislativo (LegCo) ha bocciato la proposta di unioni civili, nata popo la sentenza della Corte Suprema che nel 2023 aveva stabilito l’obbligo per il governo di creare entro due anni un quadro normativo per il riconoscimento delle unioni tra persone dello stesso sesso.

A fine 2024 la Corte di Appello Finale di Hong Kong aveva emesso tre importanti sentenze a favore dei diritti delle coppie omosessuali sposate all’estero. Due delle tre sentenze avevano accolto le contestazioni di attivisti contro le politiche dell’Housing Authority di Hong Kong, che escludevano le coppie omosessuali sposate all’estero dai programmi di alloggi pubblici a prezzi agevolati. La Corte stabilì che tali politiche sono discriminatorie e incostituzionali. La terza sentenza dichiarò che le norme sulla successione ereditaria, che escludevano le coppie omosessuali sposate all’estero, sono discriminatorie e violano i principi costituzionali di uguaglianza, riconoscendo alle coppie omosessuali i diritti di successione (eredità) in base al matrimonio contratto all’estero

L’anno prima, nel 2023, Hong Kong aveva aperto all’autodeterminazione per le persone transgender con un’altra sentenza, autorizzando a modificare il sesso sui documenti d’identità senza interventi chirurgici.

 

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