Esattamente due anni fa la Corte Suprema di Hong Kong ordinava al governo di riconoscere le unioni tra persone dello stesso sesso.
assati due anni Hong Kong, regione amministrativa speciale della Cina, si appresta a introdurre una legge che riconoscerà le unioni tra persone dello stesso sesso.
Hong Kong, arriva la legge sulle unioni civili
Ne dà notizia il South China Morning Post, secondo cui mercoledì 16 luglio verrà presentata in parlamento una proposta di legge ad hoc. Nonostante il governo ribadisca l’unicità del matrimonio egualitario, il disegno di legge punterà a garantire alle coppie dello stesso sesso diritti in materia di salute e di successione. Altro, per ora, non si sa.
Due anni fa la Corte Suprema di Hong Kong si pronunciò a sostegno delle unioni civili, bocciando invece l’ipotesi del matrimonio egualitario. Dopo anni di battaglie legali che contestavano il reiterato rifiuto da parte del governo di permettere alle persone LGBTQIA+ di sposarsi o di formare un’unione civile, cinque giudici dell’Alta Corte diedero forma ad una sentenza storica. Gli attivisti LGBTQIA+ speravano che la Corte dichiarasse illegittimo il rifiuto al matrimonio egualitario, ma i giudici stabilirono che la libertà di sposarsi garantita dalla mini-costituzione si riferisce solo “al matrimonio eterosessuale”, che in Costituzione è non a caso definito come “una unione tra uomo e donna”.
La sentenza della Corte fu comunque netta, nel sottolineare come il governo avesse “violato il suo obbligo di riconoscere giuridicamente le unioni omosessuali“. I giudici definirono necessario “un quadro alternativo” che garantisse il riconoscimento giuridico alle coppie dello stesso sesso “per fornire loro un senso di legittimità, dissipando ogni senso di appartenenza a una classe di persone inferiore la cui relazione non merita riconoscimento”. La Corte diede due anni di tempo al governo per conformarsi alla sentenza. A settembre scadono quei due anni.
La storica sentenza nasceva dal cosiddetto “caso Jimmy Sham”, attivista che nel 2018 chiese il riconoscimento del suo matrimonio con il compagno, registrato negli Stati Uniti nel 2013, al governo di Hong Kong. Sham, per anni in carcere con l’accusa di “sovversione”, sosteneva e sostiene ancora oggi che le leggi di Hong Kong violassero il diritto costituzionale all’uguaglianza. Tutti i tribunali minori avevano respinto le sue richieste, fino al colpo di scena della Corte Suprema del 2023.
Le altre sentenze a favore dei diritti LGBTQIA+
A fine 2024 la Corte di Appello Finale di Hong Kong ha emesso tre importanti sentenze a favore dei diritti delle coppie omosessuali sposate all’estero. Due delle tre sentenze hanno accolto le contestazioni di attivisti contro le politiche dell’Housing Authority di Hong Kong, che escludevano le coppie omosessuali sposate all’estero dai programmi di alloggi pubblici a prezzi agevolati. La Corte ha stabilito che tali politiche sono discriminatorie e incostituzionali. Coppie lesbiche e gay sposate all’estero possono quindi rientrare nelle graduatorie di accesso alle abitazioni pubbliche con costi di affitto più bassi. La terza sentenza ha dichiarato che le norme sulla successione ereditaria, che escludevano le coppie omosessuali sposate all’estero, sono discriminatorie e violano i principi costituzionali di uguaglianza, riconoscendo alle coppie omosessuali i diritti di successione (eredità) in base al matrimonio contratto all’estero.
L’anno prima, nel 2023, Hong Kong ha aperto all’autodeterminazione per le persone transgender con un’altra sentenza, autorizzando a modificare il sesso sui documenti d’identità senza interventi chirurgici.

