Imane Khelif, il corpo, i suoi genitali, le bufale e la copertina di Vogue Arabia

La doppia cover su Vogue ha rianimato l'odio transfobico nei confronti della campionessa olimpica. Anche in Italia Pro Vita e Pillon rilanciano la fake news.

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Imane Khelif su Vogue Arabia
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Ha fatto il giro del mondo la copertina di Vogue Arabia dedicata ad Imane Khelif, pugile algerina iperandrogina in trionfo ai Giochi Olimpici di Parigi dopo aver dovuto sopportare settimane di illazioni sulla propria identità di genere. Definita un “uomo” da esponenti politici come Donald Trump e Matteo Salvini, Khelif ha denunciato i suoi diffamatori, con J.K. Rowling che ha prontamente cancellato decine di tweet, ed è diventata icona assoluta in Algeria, tanto da conquistare la cover di Vogue Arabia.

L’ennesima vergognosa bufala su Imane Khelif

Imane Khelif haters

Una copertina che ha rianimato non poco odio nei suoi confronti, perché nelle medesime ore ha iniziato a circolare su X un finto ‘scoop’ dedicato alle “inequivocabili caratteristiche sessuali maschili” di Imane. Un presunto vecchio studio congiunto dei ricercatori dell’Ospedale Kremlin-Bicêtre di Parigi e del Mohamed Lamine Debaghine di Algeri pubblicato nel 2023, stranamente emerso soltanto oggi, con un rapporto clinico che grazie ad una risonanza magnetica rivelerebbe come Khelif non avrebbe un utero “ma testicoli interni e un “micropene” che somiglia a un clitoride ingrossato. Un test cromosomico ha inoltre confermato che Khelif ha un cariotipo XY, mentre un test ormonale ha rilevato che Khelif ha anche un livello di testosterone tipico dei maschi con i ricercatori che suggeriscono che i genitori dell’atleta potrebbero essere parenti“.

Il rilancio di ProVita e Simone Pillon

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Ma la notizia, non è una notizia. È una fake news ancora una volta costruita ad arte per screditare Imane e la comunità trans, presto arrivata anche in Italia. Simone Pillon, ex parlamentare leghista già condannato per aver diffamato la comunità LGBTQIA+, ha rilanciato la clamorosa bufala scrivendo: “Quindi ora salta fuori un rapporto medico franco-algerino in cui si legge quello che sapevamo tutti, e cioè che Imane Khelif è biologicamente un maschietto. Mandiamo al CIO per il ritiro della medaglia? O ancora non sanno distinguere un maschio da una femmina?”.

In quelle stesse ore ha fatto altrettanto Jacopo Coghe, portavoce di Pro Vita, con un sibillino “Stai a vedere che…”. Indecenti i commenti comparsi sotto i due tweet, strabordanti transfobia.

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La fake news costruita ad arte e la nuova denuncia di Imane Khelif

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Peccato che fosse alquanto semplice carpire la menzogna condivisa. Il sito che ha riportato la notizia, lecorrespondent.net, non è altro che un aggregatore automatico di notizie multilingue, come sottolineato dal Corriere della Sera, mentre il giornalista algerino Djaffar Ait Aoudia (presidente, direttore editoriale e unico redattore del portale) che l’ha diffusa, sostenendo di aver esaminato i referti, non è altro che un perfetto sconosciuto. Gli autori dello studio da lui menzionati non ne sanno nulla, così come i referti medici di Imane presentati non esistono. Prosegue così la diffamatoria e transfobica campagna contro Khelif orchestrata dall’International Boxing Association (Iba), radiata dal CIO e strettamente legata all’oligarca russo Umar Kremlev.

Sappiamo che Imane Khelif ha intrapreso un’azione legale contro le persone che hanno commentato la sua situazione durante i Giochi olimpici di Parigi 2024 e sta anche preparando una causa in risposta alle ultime segnalazioni“, ha affermato un portavoce del Cio, che ha aggiunto: “Il Cio non rilascerà dichiarazioni mentre è in corso un’azione legale o sui resoconti dei media su documenti non verificati la cui origine non può essere confermata“.

Imane denuncerà tutti quelli che continueranno a darle dell’uomo.

Imane Khelif su Vogue Arabia

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La diretta interessata, nel frattempo, troneggia magnifica dalla copertina di Vogue Arabia.

La boxe è semplicemente una questione di volontà, determinazione, forza e pazienza. Richiede sacrifici. Ma qualsiasi cosa difficile per una donna può essere una fonte di ispirazione“, ha confessato la pugile algerina, tornata alla sua adolescenza e alle difficoltà vissute in prima persona. “Vendevo pane ai bordi della strada e raccoglievo plastica, alluminio e ferro per risparmiare denaro per tornare in palestra. Il mio allenatore, Mohamed Chaoua, mi diceva sempre che un giorno sarei diventata una campionessa olimpica“. “Ho fatto sacrifici in molti ambiti: nella mia vita personale, nella mia istruzione. Ho fatto di tutto per raggiungere la vetta“.

Ma proprio quella vetta meritatamente raggiunta costituisce motivo di odio e scatena onde diffamatorie.

© Riproduzione riservata.

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