Insulti omofobi rivolti al vicepresidente di Arcigay Vicenza durante una passeggiata al parco. È accaduto sabato 14 marzo al parco Retrone, dove Christopher Gaiotto è stato aggredito verbalmente da un uomo dopo avergli chiesto di mettere il cane al guinzaglio. La risposta è stata immediata: “Stai zitto fr*cio”.
L’episodio è stato reso pubblico dall’associazione attraverso un post sui social e ha suscitato la reazione di attivisti e rappresentanti della politica locale. Per Arcigay Vicenza si tratta di un caso che non può essere liquidato come una semplice lite tra cittadini. Al contrario, racconta una forma di discriminazione ancora diffusa nella quotidianità. “C’è un problema culturale”, sottolinea l’associazione.
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Insulti omofobi al vicepresidente di Arcigay Vicenza
Secondo quanto raccontato da Arcigay Vicenza e ripreso da Il Giornale di Vicenza, Christopher Gaiotto stava passeggiando con il proprio cane nel parco Retrone, uno dei principali spazi verdi della città, quando ha incontrato un uomo con un cane di grossa taglia lasciato libero.
Ha quindi chiesto al proprietario dell’animale di mettere il cane al guinzaglio, per evitare possibili problemi. Un gesto del tutto ordinario, legato alle comuni regole di convivenza e sicurezza nei parchi pubblici.
La situazione, però, è degenerata rapidamente. L’uomo avrebbe reagito con un insulto omofobo diretto e con una minaccia: “Stai zitto f….o, non rompere i c……i che ti butto nel canale”, trasformando così una semplice discussione in un episodio di discriminazione.
Arcigay Vicenza: “Stupiti, ma non sorpresi”
A commentare l’accaduto è stato Luca Zerbato, presidente di Arcigay Vicenza, che ha evidenziato come situazioni di questo tipo siano più diffuse di quanto si pensi.
“Da un lato siamo stupiti dalla banalità di quello che ha scatenato questo episodio, dall’altro siamo però anche assuefatti, perché sappiamo che questi episodi sono abbastanza frequenti”, ha spiegato.
Secondo Zerbato, si tratta di una forma di violenza spesso invisibile, fatta di parole e atteggiamenti discriminatori che raramente arrivano alle cronache o alle denunce formali.
“Abbiamo una posizione netta, lottiamo ogni giorno contro episodi di questo genere, che sono quelli piccoli, che rimangono sempre un po’ sottotraccia, che non arrivano in un commissariato perché non avrebbero molto senso”, ha aggiunto.
Uno dei nodi principali, secondo Arcigay Vicenza, riguarda proprio la difficoltà di quantificare questi episodi. Molte aggressioni verbali non vengono denunciate e quindi non entrano nei dati ufficiali sulle discriminazioni.
“È difficile fare una stima, proprio perché non sono denunciabili”, spiega Zerbato. “Come quello successo a Christopher; se avesse chiamato i carabinieri, questa persona si sarebbe allontanata e non sarebbe successo niente”.
Questo meccanismo contribuisce a mantenere il fenomeno in una zona grigia, dove molti episodi di omofobia quotidiana restano invisibili.
Un altro elemento che alimenta questa invisibilità riguarda la condizione di molte persone LGBTQIA+ che preferiscono non esporsi pubblicamente. “Molte volte le persone tacciono, perché magari non hanno fatto coming out, non si espongono. Però, sono tanti”, sottolinea ancora il presidente di Arcigay Vicenza.
Il timore di rendere pubblica la propria identità o di affrontare ulteriori discriminazioni porta spesso le vittime a non denunciare o a non raccontare ciò che accade. Il risultato è che numerosi episodi di omofobia quotidiana restano confinati nella sfera privata.
Per Arcigay Vicenza l’episodio del parco Retrone è il segnale di una questione più ampia. “C’è un problema culturale, questa discriminazione nei confronti della comunità Lgbtqia+ è molto diffusa”, afferma Zerbato.
L’associazione sottolinea come gli insulti e le aggressioni verbali nello spazio pubblico contribuiscano a creare un clima di ostilità che limita la libertà delle persone LGBTQIA+ di vivere serenamente la propria identità. Anche quando non si arriva alla violenza fisica, queste parole lasciano un segno.
Perché Arcigay Vicenza ha deciso di parlarne
Prima di rendere pubblico l’episodio, l’associazione ha riflettuto a lungo sulla scelta di raccontarlo. “Noi, che siamo un’associazione che fa attivismo, siamo quelli che hanno le spalle grosse, possiamo permetterci di esporci e ci è sembrato giusto farlo, anche per quelle persone che questo passaggio non riescono a farlo”, spiega Zerbato.
L’idea è che parlare apertamente di questi episodi possa aiutare a rompere il silenzio che spesso li circonda. “Forse, il ‘non curarti di loro, ma guarda e passa’ non funziona più tanto. Quindi, bisogna cominciare a sottolineare sempre di più quanto danno possa fare questa cosa”.
La solidarietà dei consiglieri comunali
L’episodio ha suscitato anche una reazione da parte di alcuni esponenti della politica cittadina. I consiglieri comunali di Civici per Vicenza Elia Pizzolato, Massimo Bardin e Benedetta Ghiotto hanno espresso solidarietà a Christopher Gaiotto e condannato l’accaduto:
“La nostra città vuole essere aperta e rispettosa dei diritti di tutte e di tutti: non accetta violenza, odio o discriminazioni. Condanniamo perciò senza mezzi termini chi non rispetta i diritti e la dignità delle persone”.
Nel loro intervento i consiglieri comunali hanno anche ricordato l’esistenza di uno strumento concreto di supporto per chi subisce discriminazioni. A Vicenza è infatti attivo lo sportello antidiscriminazione Spolato, un servizio di ascolto e orientamento dedicato a chi vive situazioni di discriminazione o violenza.
Lo sportello è aperto ogni giovedì dalle 15 alle 18 al Centro servizi in viale Crispi.
